EcotoniCome creare foreste più resistenti e resilienti agli incendi

I roghi in Italia sono diminuiti dal 1980 a oggi ma contemporaneamente sono diventati più pericolosi e ingestibili. Non esiste una soluzione semplice per evitare queste catastrofi causate dal cambiamento climatico. Nella terza puntata di Ecotoni Davide Ascoli, docente dell'Università di Torino, spiega che bisogna creare filiere economiche basate sulla prevenzione

LaPresse

La storia di Lytton, Canada, è stata un manuale per la vita futura in un territorio forestale in piena crisi climatica. Prima è arrivata la cupola di calore, poi le temperature da record, fino a un impensabile 49,6 °C, infine gli incendi, che in un’ora hanno spazzato via il villaggio, una comunità cancellata dal cambiamento climatico. In Europa il fronte del fuoco ha colpito duramente a Cipro, con il peggior incendio da decenni e quattro vittime. La ricetta è sempre la stessa: foreste, stress idrico, caldo opprimente, vento e una scintilla. Sono condizioni climatiche che riguardano molto da vicino anche l’Italia, ed è per questo che la prima puntata estiva Ecotoni, il podcast che conduco con Luigi Torreggiani e Giorgio Vacchiano, si intitola Fuoco e affronta problemi e prospettive degli incendi in Italia. 

Il punto di partenza per capire come siamo messi in Italia è il cosiddetto paradosso del fuoco: gli incendi in Italia sono diminuiti dal 1980 a oggi ma contemporaneamente sono diventati più pericolosi e ingestibili. La strategia italiana degli ultimi decenni è stata investire molto nella lotta e poco nella prevenzione, quindi siamo diventati più bravi a spegnere gli incendi e in una stagione normale la situazione rimane sotto controllo. Il problema è quando arriva una stagione non normale, con roghi fuori scala: negli ultimi anni ce ne sono state due devastanti, quella del 2007 e quella del 2017, con gli incendi del Parco del Vesuvio e in Val di Susa, quando sono andati in fiamme 161mila ettari, il triplo della media del periodo. I grandi incendi forestali sono superiori a qualsiasi capacità di controllo, come ci hanno dimostrato il caso di Lytton o quello della California l’anno scorso. In quel caso, l’incendio vince sempre e l’unica strategia è la prevenzione. 

Torreggiani usa una metafora storica per spiegare la prevenzione territoriale: la costruzione della Via Emilia da parte dei romani per arginare le invasioni puniche. «La Via Emilia era stata pensata non solo come via di comunicazione, ma anche come opera di difesa. Serviva a far correre rapidamente l’esercito da est a ovest della Pianura padana». Da solo un grande esercito non era sufficiente per contrastare l’invasore, serviva un’intelligente opera di prevenzione che rendesse il territorio più adatto a contrastare il nemico, la stessa di cui oggi ha necessità l’Italia per modellarlo e renderlo più resiliente al fuoco quando arriva un grande esercito, cioè un’annata cattiva, calda, ventosa e secca. Purtroppo in Italia non si ragiona ancora in termini di Via Emilia, ambientale, il fuoco continua a essere trattato come un problema di protezione civile, polizia e cronaca giudiziaria, invece che ecologico. Ma in questo contesto di crisi climatica, siccità, abbandono delle zone rurali, i boschi italiani sono una bomba sempre innescata e l’unico modo per convivere col fuoco è disinnescare quella bomba. 

Delle soluzioni per riuscirci si parla con l’ospite di questa terza puntata di Ecotoni, Davide Ascoli, docente dell’Università di Torino, uno dei maggiori esperti di prevenzione incendi che abbiamo in Italia. Ascoli solleva un altro paradosso, quello di Bambi, il cartoon Disney nel quale il fuoco scatenava una inevitabile risposta emotiva. Ma lo stato non può reagire agli incendi come un bambino risponde a Bambi, servono soluzioni razionali e non emotive, «Non possiamo credere di risolvere il problema degli incendi spegnendo il fuoco, allo stesso modo in cui non potremmo rispondere alle alluvioni fermando la pioggia». Le risposte sono più complesse, Ascoli parla di smart solution, un modo per convincere tutti i soggetti che usano un territorio (aziende, agricoltori, allevatori, cittadini, istituzioni) a cooperare per renderlo più resiliente al fuoco.

La chiave è spezzarlo, invertire l’abbandono, renderlo meno omogeneo per impedire agli incendi per viaggiare indisturbati per migliaia di ettari di bosco. Per riuscirci servono economie di scala, «tutti gli attori sono parte del problema e devono diventare parte della soluzione, anche creando filiere economiche basate sulla prevenzione». In Spagna per esempio sono riusciti a convincere gli allevatori a pascolare in punti strategici per la prevenzione degli incendi commercializzando prodotti caseari il cui marketing è: «Questo formaggio aiuta a evitare la distruzione del fuoco». Sono soluzioni locali, ma la prevenzione incendi ha bisogno esattamente di questo: di idee sviluppate territorio per territorio in grado di convincere le comunità a gestire boschi e suoli, a rimodellarli e a renderli meno vulnerabili al fuoco. 

Ascolta “Puntata 3 – Fuoco” su Spreaker.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter