Nuna eqqissisimatitaqLa bellezza sconosciuta del Parco Nazionale della Groenlandia

Più grande di Stati come Pakistan e Francia, è stato creato nel 1974. Quasi completamente disabitato, a eccezione del personale impiegato in due stazioni meteorologiche e di un’unità dell’esercito danese che pattuglia la zona, questo paesaggio è popolato da orsi polari, trichechi giganti, renne, volpi, lepri di montagna, squali, foche e uccelli

Foto di Erik - Henning Thing/Polar Photos/Wikipedia

La Groenlandia, terra di ghiacci e di straordinarie bellezze paesaggistiche, è un’isola remota ma possiede un tesoro dal valore inestimabile.

Non si tratta, però, dei minerali e del petrolio sepolti nelle sue profondità ma del Parco Nazionale della Groenlandia Nord-Orientale, il più grande al mondo con una superficie territoriale che sfiora il milione di chilometri quadrati.

Il parco è quasi completamente disabitato, eccezion fatta per il personale impiegato in due stazioni meteorologiche e per un’unità dell’esercito danese che pattuglia la zona. Non mancano, invece, le specie animali come gli orsi polari, i trichechi giganti, le renne, le volpi, le lepri di montagna, gli squali, le foche e oltre sessanta specie di uccelli come gufi delle nevi e corvi.

Il parco nazionale, che è più grande di nazioni come Pakistan e Francia, è stato creato nel 1974.

Il clima, data la posizione geografica, è molto rigido e la temperatura media raggiunge i venti gradi sottozero nei mesi compresi tra novembre e aprile mentre durante l’estate si possono toccare i dieci-quindici gradi con un tasso di umidità molto basso.

Questa parte del Paese è conosciuta con il nome di Deserto Artico a causa della scarsità di piogge che, nel corso dell’anno, non superano i duecento millimetri.

Il paesaggio della Groenlandia Nord-Orientale è dominato dai ghiacciai e dagli iceberg. La costa è inaccessibile per buona parte dell’anno eccezion fatta per l’ultima parte dell’estate e tra i luoghi più belli ci sono i fiordi, come il Kaiser Franz Josef, dove le montagne calano a picco sul mare e Scoresbysund.

Qui c’è il villaggio di Ittoqqortoormiit, i cui abitanti vivono isolati a oltre trecento miglia a nord del Circolo Polare Artico.

La cittadina è l’unico territorio abitato di una costa desolata, resa unica dall’assenza di automobili e reti per la telefonia cellulare. Non c’è nessun insediamento umano nel raggio di mille chilometri e l’unico albergo, una piccola casa arancione dotata di riscaldamento e di altre comodità, è il più remoto del mondo.

I residenti, tutti di origine Inuit, possono contare sull’elettricità, sul riscaldamento centralizzato ma si nutrono del cibo che hanno cacciato nella tundra o in mare e se vogliono ordinare qualcosa devono attendere l’arrivo di un volo charter, ogni due mesi, proveniente dall’Islanda.

La Groenlandia Orientale è scarsamente popolata: solamente tremilacinquecento persone vivono lungo diecimila chilometri di costa e tremila di queste si trovano a Tasiilaq, il centro amministrativo e commerciale della zona.

La popolazione locale vive seguendo uno stile di vita tradizionale e migliaia di anni di isolamento hanno dato vita a una realtà completamente differente. I giorni di bel tempo sono almeno trecento l’anno a causa di alcune peculiarità atmosferiche. I venti catabatici provenienti dallo scudo di ghiaccio groenlandese impediscono ai cicloni di attecchire e li traslano verso l’Islanda, che può godere del sole per cinquanta giorni l’anno.

In Groenlandia si trova una delle uniche due calotte glaciali della Terra, con uno spessore che può raggiungere i tre chilometri. Il suo stato di salute non è, però, ottimale ed è in ritirata perché la neve caduta non riesce a compensare quanto perso a causa dello sfaldamento e dell’evaporazione.

Molti ghiacciai non si sono mai ripresi dall’improvviso surriscaldamento delle acque dell’oceano avvenuto tra il 1998 e il 2007 ed hanno continuato a ritirarsi a un ritmo sempre più veloce. Per molti scienziati l’aumento delle temperature, il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento del ghiaccio possono avere conseguenze devastanti in Groenlandia dato che l’ambiente Artico è sensibile a ogni piccolo cambiamento delle temperature superficiali.

Il novantadue per cento dei groenlandesi, secondo quanto riferito da un sondaggio realizzato dallo Yale Program on Climate Change Communication, ritiene che il clima stia cambiando e il settantasei per cento del campione ne ha sperimentato, personalmente, gli effetti.

La centralità di ghiaccio e neve nelle vite quotidiane ha reso i groenlandesi molto sensibili al cambiamento climatico ed il trentuno per cento affronta questa tematica più volte durante l’anno, il ventisei per cento almeno una volta al mese ed il diciannove per cento di loro ne parla con frequenza settimanale.

Il cinquantadue per cento ritiene che le cause del cambiamento climatico siano da imputare alle attività umane e la maggior parte dei residenti è in favore di misure che limitino l’inquinamento come, ad esempio, maggiori investimenti sulle energie rinnovabili.

Lo scioglimento del ghiaccio marino nell’Artico sta aprendo nuove rotte, tra le quali spicca, per rilevanza geopolitica, quella Transpolare. La Rotta Transpolare dovrebbe diventare predominante, a livello commerciale, entro il 2030 e connettere l’Oceano Pacifico e l’Atlantico evitando le acque territoriali degli Stati artici.

Questo percorso sarà in grado di ridurre i tempi di trasporto dei beni tra diverse parti del mondo e potrebbe coinvolgere a pieno titolo la Groenlandia, che si trasformerebbe in un intermediario chiave. Non mancano, però, i rischi. Secondo uno studio del 2008, infatti, tre bacini al largo della Groenlandia potrebbero contenere fino a cinquantadue miliardi di barili di petrolio ed è molto probabile che il greggio possa attrarre, nel giro di poco tempo, gli interessi predatori di molti.

La Groenlandia ha recentemente siglato un accordo multi-miliardario con l’Unione Europea per lo sviluppo di progetti minerari che dovrebbero consentire a Bruxelles di procurarsi trenta materiali strategici che oggi importa da nazioni rivali.

Il governo, nonostante la contrarietà mostrata nei confronti dell’estrazione dell’uranio e di altri materiali radioattivi, ha aderito alla European Raw Materials Alliance. La Groenlandia, che gode di autonomia all’interno del Regno della Danimarca dal 1979, ha acquisito un maggior controllo sulle proprie risorse minerali in seguito ad un referendum sull’autogoverno del 2009 ed intende perseguire l’indipendenza economica sfruttando il potenziale del Paese. L’industria mineraria può, però, influire sull’ambiente in diversi modi che riguardano lo smaltimento dei prodotti di scarto, delle acque reflue, della polvere, la presenza di rumore e l’uso di prodotti chimici durante l’estrazione che ha luogo, in Groenlandia, sin dal 1850 e riguarda oro, zinco, ferro e diamanti.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter