La versione di RenziI rapporti tra Conte e Trump e la strana vicenda dei servizi segreti

Nel suo ultimo libro, “Controcorrente” (Edizioni Piemme), il leader di Italia Viva ripercorre le assurde accuse di aver orchestrato una campagna per screditare The Donald, e ricorda che l’ex primo ministro italiano anziché proteggerlo usò l’intelligence per assecondare una fake news favorevole alla propaganda repubblicana

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Io non so perché Conte impieghi così tanto tempo prima di condannare – con toni soft – gli incidenti gravissimi di Washington. So però che nelle stesse ore dell’assalto al Campidoglio alcuni profili trumpiani mi avevano accusato di aver orchestrato – in combutta con Barack Obama e attraverso la complicità di un militare italiano, il bravissimo generale Graziano, già Capo di Stato maggiore della Difesa – campagne contro Trump. Siamo alla follia totale.

I responsabili di queste menzogne ci avevano già provato qualche anno prima, rispetto alle elezioni americane 2016, e poi avevano ricevuto il pardon – una sorta di grazia – da Trump qualche settimana fa. Sto ancora cercando con i miei avvocati di chiedere comunque di portare questi signori davanti alla giustizia italiana. Ma quello che tornano a dire di me è folle: ci mancava giusto che mi accusassero di complotti internazionali.

L’accusa ovviamente è ridicola prima ancora che falsa. Di fatto avrei organizzato un’associazione a delinquere con Obama per falsificare i risultati delle Presidenziali del 2016 e di quelle del 2020. Uno potrebbe farci sopra una risata e chiuderla lì. Qualcuno potrebbe anche prendermi in giro: visto che sei così organizzato nell’alterare i risultati elettorali, la prossima volta applicati di più in Italia, ad esempio sul referendum costituzionale.

Ma ciò che mi sconvolge è che chi avrebbe dovuto difenderci da illazioni così vergognose – vale a dire Palazzo Chigi – nel 2019, ancora in carica il Governo gialloverde, aveva invece accolto con tutti gli onori l’incaricato speciale di Trump, il General Attorney William Barr. Addirittura Conte, nella sua veste di autorità delegata ai Servizi, aveva organizzato una doppia visita di Barr per assecondare la richiesta di Trump.

Mettiamola così. Se Obama mi avesse chiamato dicendo: «Matteo, scusa, ho il dubbio che Monti o Letta o Berlusconi o qualsiasi altro predecessore siano intervenuti per modificare il risultato delle elezioni americane» avrei innanzitutto chiesto: «Chi è questo imitatore di Obama?». Perché è incredibile che l’inquilino della Casa Bianca possa credere a una fandonia del genere.

Ma ammettendo per pura ipotesi di scuola che ciò fosse potuto avvenire, io non avrei avuto dubbi. Non avrei risposto: «Certo, mandami uno dei tuoi, così facciamo riunioni con i Servizi segreti italiani per capire che cosa hanno combinato i miei predecessori», cosa che Conte evidentemente ha fatto organizzando addirittura un incontro con l’allora capo del DIS, il suo fedelissimo generale Vecchione.

Gli avrei detto: «Amico mio, l’Italia è una repubblica democratica e autonoma. E io difendo ciascun presidente del Consiglio italiano, di qualsiasi partito, perché difendendo i miei predecessori difendo la dignità delle istituzioni che ho l’onore di rappresentare».

Non ho mai fatto una polemica sulla decisione dell’allora autorità delegata di accogliere la richiesta americana su una notizia che era chiaramente, plasticamente, evidentemente una bufala atomica.

Trovo ridicolo che si debba perdere del tempo a spiegare che non fabbrico risultati elettorali falsi in giro per il mondo. Ma che ci siano state due riunioni con i vertici dell’intelligence italiana e il ministro della Giustizia americano su questo tema è per me uno scandalo.

Anche per questo chiedevo grande attenzione al comparto dell’intelligence, che non è la polizia privata del premier pro tempore, ma una ramificata e complessa organizzazione che deve tutelare la sicurezza degli italiani, non assecondare la propaganda di partito come quella che porta Trump ad accusarci.

Ho sempre evitato di trasformare quella vicenda in una vicenda personale. Ma dobbiamo avere il coraggio di dire che lascia davvero perplessi l’atteggiamento di chi consente a uno Stato estero una visita del tutto fuori dai tradizionali canoni diplomatici sulla base di una notizia che è una fake news in partenza utilizzata a solo scopo di propaganda interna.

Anche per questo continuo a non spiegarmi la tenacia con cui Conte ha voluto mantenere per sé la responsabilità politica di guidare i Servizi, che in tutte le comunità occidentali viene delegata dal capo dell’esecutivo a un’altra persona. E anche in Italia da sempre le cose funzionavano così: Berlusconi aveva Gianni Letta, D’Alema aveva Sergio Mattarella, Prodi aveva Enrico Micheli, Monti aveva Gianni De Gennaro, Letta ed io avevamo Marco Minniti.

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