I pugni in tascaQuella vacanza in Grecia tra sogni di peccato e ansia di virtù

Con “Il pugile ragazzo” (La Nave di Teseo), Pier Luigi Amata racconta una storia di amicizia e adolescenza, vissuta nella Roma degli anni ’70, le palestre, gli abusi e un viaggio dove scoprono la vita

di Sophie Dale, da Unsplash

Le isole greche dal traghetto sembravano tutte uguali, erano sassi spelacchiati, i contorni irregolari e frastagliati, mezzi affondati nel mare blu cobalto. Jasper seguiva la scia bianca di poppa mentre descriveva un semicerchio di fronte al molo di attracco.

Pensò che i greci fossero un popolo sgangherato inerme di fronte alla grandezza della loro storia, il turismo funzionava bene grazie alla bellezza delle coste e alla debolezza della dracma rispetto alle altre monete.

Christa e Blanca bevevano birra e fumavano con gli zaini in spalla in attesa di sbarcare dal portellone ribaltabile dello scafo, Andrea le aveva approcciate con la scusa della sigaretta e da circa un’ora le intratteneva inanellando una quantità di sciocchezze e di ovvietà su come si vivesse male in Italia e su come fosse tutto confuso e sospeso tra aspirazione a diventare finalmente una democrazia evoluta e clientelismo becero.

In un inglese stentatissimo, in alcuni passaggi commovente o ridicolo, si era avventurato nella descrizione dei disservizi cittadini: dalla rete metropolitana quasi inesistente rispetto a quelle delle gran di capitali del mondo, ai rifiuti che debordavano dai cassonetti della spazzatura. Non aveva risparmiato nessuno: sindaco, assessori, consiglieri comunali, prefetto, erano tutti corrotti al servizio dei padroni che ingrassavano mogli, figli, amanti, con i soldi della povera gente.

Per fortuna a un certo punto si era reso conto che stava esagerando e che i termini inglesi come “problem”, “no good” o “terrible” si erano erosi e svuotati di significato a causa delle innumerevoli volte che li aveva utilizzati. Era tutto un grande, immenso “problem” perché chi amministrava lo faceva “no good” con conseguenze “terrible”. Il secondo argomento di intrattenimento riguardava le bellezze di Roma: Colosseo, San Pietro, il Foro Romano, erano tutti “beautiful”.

Christa e Blanca erano in giro da parecchi giorni, avevano già visitato Schinoussa, Donoussa e Anafi, sembravano due naufraghe in cerca di approdo nella loro postura protesa verso il portellone ancora chiuso. Il porto di Santorini era un inferno infuocato dai raggi del sole che si spalmavano sull’asfalto e sui sassoni neri del molo, in un rigurgito incessante di gente che arrivava o aspettava il suo turno per imbarcarsi, a piedi, in auto, in scooter; c’erano molti camion e pullman turistici che bloccavano il deflusso dei passeggeri e delle automobili, uno stava tentando di farsi strada con il clacson procedendo a strappi e stoppate in un’esasperante conquista di metri verso il ventre scuro della nave.

Andrea, nel fragore dei mezzi che sbarcavano sulla banchina, del portellone che sbatteva, dei verricelli a motore che cazzavano le gomene, disse che non avrebbe mai messo piede in un posto affollato dal turismo di massa, dove i locali notturni si facevano concorrenza a ritmo di decibel, se era arrivato fin lì era per godersi il sole, il mare, le atmosfere autentiche delle isole dove la gente viveva di cose semplici.

Le due ragazze, che ormai erano pronte a scendere, dissero che per loro sarebbe andato anche bene proseguire il viaggio in nave e fermarsi in un posto più tranquillo. Jasper pensò che Andrea era stato bravo, seppure sparando cavolate era riuscito ad attrarle al punto da fargli modificare i piani, si rese conto che aveva messo tutti davanti a un bivio: se non si fossero fermati lì, avrebbe dovuto accettare l’idea che di fatto da allora in poi avrebbero viaggiato in quattro e non più in due.

Christa disse in inglese che sarebbe stato bello fermarsi tutti nella stessa isola, che era strano ma anche divertente sentire qualcuno parlare del proprio paese in una forma così critica e avrebbero voluto ascoltare ancora se ci fossero state speranze di salvezza per un posto meraviglioso come l’Italia, sorrise voltandosi nella direzione di Jasper, si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia, Blanca legò i capelli con un elastico in un fiacco tentativo di distacco in attesa di una decisione.

Andrea con pollice e indice tesi fece il segno della pistola, puntò l’occhio come in un mirino, disse in tono ironico che se qualcuno fosse sceso avrebbe sparato, intanto il portellone della nave si richiuse, nessuno trovò le parole per dire qualcosa, Jasper pensò alla sua occasione persa e a tutte le potenziali avventure a cui aveva appena forzatamente rinunciato, la musica a palla, le ragazze strappate dalle discoteche e trascinate a baci e carezze sulle spiagge illuminate dalle stelle, nulla: ora non gli restava che ascoltare le onde mentre rompevano sulla battigia.

Poi comparve il profilo impervio e pelato di Amorgos con il suo monastero impossibile a mezza altezza sulla scogliera e quando nuovamente il portellone si aprì sul molo di Katapola, nessuno ebbe più dubbi, quella sarebbe stata la loro isola.

Camminarono con gli zaini in spalla lungo il perimetro ampio del porto, le ragazze bianche e sottili avanzavano mezze sballottate dal peso e dal vento, avevano appena oltrepassato il muro degli affittacamere che esponevano cartelli “Room to let” sulla banchina di sbarco.

Christa e Blanca andarono a prendere accordi per una stanza. Jasper pensò che la sua vacanza fosse segnata: non avrebbe visto l’alba uscendo da un locale dopo aver ballato ininterrottamente per ore, né si sarebbe accoppiato ogni notte con una ragazza diversa grazie al fatto che, indipendentemente dalle capacità di socializzare e di affascinare, i turisti erano lì per divertirsi e non per cercare l’anima gemella che li accompagnasse per il resto della vita e neppure avrebbe potuto rotolarsi con una di loro, nudo sulla spiaggia al tramonto fregandosene di commettere atti osceni, a Santorini, certamente, era tutto permesso.

Andrea indicò uno spiazzo riparato fuori dal centro abitato buono per piantare la tenda, le ragazze dissero che avrebbero proseguito più in alto verso una casa bianca a forma di cubo giusto sopra la strada che si inerpicava in collina, prima di allontanarsi proposero senza falsi pudori di sistemarsi tutti insieme nella loro stanza.

Jasper guardò il suo compagno di viaggio in attesa di una presa di posizione, tanto era stato imperativo nel non voler scendere dal traghetto, tanto era stato brillante nell’abbordaggio. Che cos’era, un invito civile proveniente a due cittadine nordeuropee abituate a essere disponibili e accoglienti con i bisognosi? Si vedeva così tanto che erano bisognosi?

O era una proposta sessuale dichiarata? Andrea le aveva riempite di informazioni fuorvianti, si era lamentato di tutto ciò che secondo lui non funzionava e aveva scatenato una reazione emotiva, le ragazze si erano sentite nello spirito di dare una mano, avevano pensato che una stanza fosse più comoda di una tenda piazzata in mezzo a uno sterrato appena fuori dal paese.

E, qualsiasi fosse stata la motivazione, l’invito avrebbe creato un vincolo, Jasper era curioso di capire fino a che punto Andrea fosse disposto a legarsi, era curioso di vedere come se la sarebbe cavata con la questione soldi, di certo non avrebbero potuto contribuire dando la loro parte.

Christa abbracciò Blanca con una vena di malizia, sapevano di aver offerto la loro stanza e quindi presumibilmente il loro corpo a due ragazzi appena conosciuti sul traghetto. Jasper disse che la camera in affitto era sicuramente fuori dalla loro portata e non potevano permettersela neppure dovendo sostenere solo la metà della spesa.

Blanca fece un gesto con la mano che significava di non preoccuparsi perché avrebbero pagato loro. Andrea prese un’espressione enigmatica che non faceva capire se avrebbe accettato l’invito oppure si sarebbe rifiutato, offeso, e avrebbe proseguito col suo amico o addirittura da solo, fumava e buttava fuori il fumo senza dire niente, Jasper pensò alla grande piana sterrata dove avrebbe abitato per molti anni ancora e si convinse che lì la metropolitana non sarebbe mai arrivata e quello che aveva raccontato il padre a proposito degli spazi verdi e dei negozi aperti non si sarebbe realizzato.

C’erano due letti singoli separati da un comodino di legno chiaro, Andrea si sistemò nel letto di Blanca, Jasper andò con Christa. Le due coppie si erano formate in modo estemporaneo e talmente casuale da far sembrare che le cose potessero cambiare da un momento all’altro. Gli zaini erano appoggiati al muro di fronte all’armadio, Jasper disse che strada facendo aveva individuato una taverna alla buona dove sarebbero potuti andare, poi qualcuno spense la luce e dalla finestra comparve il cielo stellato e la luna piena e in un lampo fu chiaro a tutti che avrebbero saltato la cena.

Jasper commosso si ricordò del cinema Colosseo e delle volte in cui si era masturbato seduto nell’ultima fila mentre sullo schermo scorrevano immagini di orgasmi e accoppiamenti multipli, Andrea sciolse i capelli di Blanca, l’attirò a sé prendendole un polso e la baciò schiacciandola sul proprio petto.

C’erano quattro corpi nudi, ormai, nella stanza sotto il chiaro di luna, Jasper sentì salire un’emozione calda e umida, inesorabile, ancestrale, Christa era in piedi di fronte a lui, uomo e donna, allora la baciò con passione, le accarezzò i capelli e le spalle, scivolò lungo le braccia fino ad afferrarle le mani, la condusse verso il letto stretto e scomodo, nel silenzio e nello scuro della stanza già si sentiva flebile il rumore dei corpi di Andrea e Blanca che si cercavano e si trovavano, avvertì l’attesa della ragazza donna mentre le stringeva il corpo nudo. In un istante fu persuaso che fuori non ci potesse essere nulla di più bello. […]

Il giorno seguente andarono a visitare il monastero, in porto lo consideravano una meraviglia del mondo, meritevole di entrare nel patrimonio dell’unesco. Era un edificio aggrappato alla roccia, profondo quattro metri e alto venticinque, era stato costruito a circa metà altezza su una roccia di settecento metri a strapiombo sul mare sfruttando uno spazio ristretto di minore inclinazione. Per questo era profondo solo quattro metri e per arrivarci l’unica via era una specie di mulattiera con oltre tremila gradoni da salire.

All’interno vivevano tre monaci ortodossi che in estate ricevevano i turisti in cambio di un’offerta. Jasper, Christa, Andrea e Blanca oltrepassarono la chora con un bus malridotto che faceva servizio dal porto di Katapola, percorsero a piedi un tratto di strada in discesa fino all’inizio del sentiero a gradoni, e in tre quarti d’ora furono all’ingresso del monastero, dove una vecchia simpatica distribuiva pantaloni lunghi per chi era arrivato in costume o in pantaloni corti o in gonna, era una forma di rispetto per i monaci che avrebbero accolto singolarmente ciascun visitatore e gli avrebbero offerto un bicchiere di ouzo, una consuetudine ormai talmente ben sperimentata da essere nominata nella guida dell’isola.

Andrea pensò che avrebbe vissuto un momento unico, non aveva mai incontrato una persona che faceva vita monastica, chissà cosa gli avrebbe chiesto, viveva in una stanzetta di pochi metri quadri con una finestrella da dove l’unica cosa che si poteva vedere era il mare, che cosa ne sapeva dei problemi di un sedicenne, si disse.

Jasper andò per primo: «Buongiorno, padre».
«Ciao, sei italiano».
«Sì, vedo che lei lo parla bene».
«Abbastanza. Siediti», gli disse indicandogli una sedia in legno striminzita.
«Qui è bellissimo».
«Ti piace guardare il mare…»
«Sì, molto, padre».
«Vai a scuola».
«Certo».

«Allora, raccontami qualcosa di te, per esempio come sei arrivato fin qui. Alla tua età i ragazzi scelgono altre isole, lo sai che qui non abbiamo locali notturni?»
«Per noi va bene così».
«Siete un gruppo?»
«Siamo io e un mio amico, in traghetto abbiamo conosciuto due ragazze olandesi e adesso stiamo con loro».
«Bene, allora fate la vostra vacanza nella grazia di Dio».
«Sì, padre, grazie».

«Che cosa fai oltre andare a scuola?»
«Il pugile».
«Ah, bravo, sei uno sportivo».
«Sì».
«Perché proprio la boxe?»
«Mi sembra uno sport vero».
«Vero?»
«Insomma, voglio dire che con uno di fronte pronto a spaccarti la faccia non puoi fingere».
«Sì, mi piace questa visione, quindi stai dicendo che dentro la boxe c’è Dio».
«…forse, non lo so se c’è Dio, direi di no se penso a quante se ne danno…»

«Tu sei leale quando combatti?»
«Sì».
«Anche dentro un’azione giusta, un comportamento corretto c’è Dio, chi credi che sia Dio, uno che se ne va in giro a bacchettare chi non si comporta bene?»
«No, non lo so, non credo».
«Bene, adesso allora beviamo insieme un bicchiere di ouzo».

«Grazie, padre… dove posso lasciare un’offerta per voi?»
«Puoi dare a me, caro…»

Jasper mandò giù in un solo sorso, accennò un sorriso di commiato, ringraziò una seconda volta, si alzò dalla sua seggiola fronte mare, salutò con un cenno della mano e del capo.

Fuori dalla piccola stanza c’erano gli altri che aspettavano di essere chiamati, Andrea domandò: «Com’è andata, che vi siete detti?»

da “Il pugile ragazzo”, di Pier Luigi Amata, La Nave di Teseo, 2021, pagine 402, euro 19