Il podio nel mirinoL’Italia del softball perde con gli Stati Uniti, ma resta in corsa per una medaglia

Nella prima partita delle Olimpiadi le Azzurre incassano uno 0-2 che non fa male, contro le favorite per l’oro. Domani la sfida contro l’Australia per il passaggio del turno. L’obiettivo, come ci ha detto la catcher Marta Gasparotto, è arrivare tra le prime tre, «perché siamo tra le più forti del mondo e possiamo dimostrarlo sul campo»

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L’Italia esordisce con una sconfitta, ma le sensazioni sono tutte positive. Le Olimpiadi iniziano prima ancora della cerimonia di apertura, e trovano le prime protagoniste nel softball. Sul diamante del Fukushima Azuma Baseball Stadium, a porte chiuse, oggi e domani si sfidano le sei qualificate: Giappone, Stati Uniti, Messico, Canada, Australia e Italia. Si affrontano in un girone unico: le prime due classificate giocheranno poi per l’oro, terza e quarta si incroceranno per il bronzo.

Proprio le Azzurre hanno incontrato sulla loro strada le favoritissime statunitensi, guidate dalla pitcher Rachel Garcia, una che con i colori dei Bruins di Ucla ha battuto 42 fuoricampo in carriera, e da Cat Osterman – già vincitrice dell’oro ad Atene 2004. La sconfitta per 0-2, dopo una partita solida in difesa, non fa male: le statunitensi sono favoritissime per l’oro e la miglior squadra del mondo, una sconfitta si poteva anche mettere in conto.

«Loro sono e restano le favorite, ma noi siamo le campionesse d’Europa in carica e vogliamo dimostrare di poter fare qualcosa di importante alle Olimpiadi», aveva detto a Linkiesta Marta Gasparotto, cathcer o interno dell’Italia, in un’intervista rilasciata la settimana scorsa, appena sbarcata a Tokyo.

Giovedì mattina, alle 8 (alle 15, ora locale), ci sarà una sfida fondamentale per il passaggio del turno, contro l’Australia che nella partita inaugurale ha perso 8-1 contro il Giappone.

L’Italia può e deve ambire a qualcosa di grande in questo torneo: «L’obiettivo è il podio, ce lo ripetiamo già da prima di qualificarci: possiamo prendere una medaglia, anche perché ci sono sei squadre e pensiamo di valere una delle prime tre posizioni», dice Gasparotto.

Le avversarie sono le più forti del mondo: l’Italia, quella più indietro nel ranking globale, è nona. Oltre alle Stars and Stripes l’altra squadra favorita è il Giappone padrone di casa: un Paese che ha ereditato dagli Stati Uniti anche la passione per inning, home run, lanciatori e ricevitori (vale per il baseball e il softball: sono due sport molto simili, cambiano gli spazi e le misure, e ci sono differenze minime di regolamento).

Il clima della nazionale azzurra però è particolarmente positivo, nonostante le preoccupazioni dovute ai possibili contagi. «Essere qui è un’emozione fortissima, difficile da descrivere. È da due anni che aspettiamo questo momento, bello viverlo finalmente», dice Marta Gasparotto, che durante la stagione gioca nel Bollate Softball.

Certo, all’inizio c’era un po’ di tensione, soprattutto prima di partire. «Ma adesso che siamo qui – prosegue – si capisce che si sta realizzando tutto, c’è solo tanta voglia di giocare».

La partecipazione a queste Olimpiadi è importante anche per il movimento softball, che fa il suo ritorno ai Giochi dopo due edizioni di assenza – molto probabilmente salterà l’edizione di Parigi 2024 per tornare nuovamente a Los Angeles 2028.

E vale ancor di più per l’Italia: avere le Azzurre guidate da coach Federico Pizzolini può dare visibilità al gioco, alle giocatrici, e a questo sport che nel nostro Paese ha sempre poco spazio e poca visibilità.

«Spero che possa essere un trampolino di lancio per il softball, sarebbe stato meglio se si fosse qualificato anche il baseball ma va bene così. Vogliamo dimostrare che l’Italia è tra le migliori del mondo: se uno è bravo riesce ad avere visibilità, quindi a generare interesse e ad attirare pubblico. È così che cresce un movimento sportivo», spiega Gasparotto.

A livello personale, Marta Gasparotto – classe 1996, nativa di Monfalcone, in Friuli – è arrivata a queste Olimpiadi carica e con la voglia di spaccare il mondo: un infortunio al ginocchio sinistro l’ha costretta a saltare gli Europei in primavera.

«Stare ferma – dice la giocatrice del Bollate Softball – è sempre un problema: quel tempo di attesa sembra che non passi mai, è una sofferenza. Però durante gli Europei sapevo di non potermi buttare giù perché aspettavo le Olimpiadi e quindi dovevo rimanere positiva. Adesso, dopo mesi difficili, sono prontissima».

Anche quando è tra le indisponibili Marta Gasparotto vive le partite come se fosse in campo. Colpa o merito anche del suo ruolo di catcher, o ricevitore: «Un ruolo importantissimo per la difesa, soprattutto a livello mentale: il cathcer è quello che chiama la partita, deve conoscere alla perfezione i battitori avversari, i propri lanciatori, deve saper chiamare il lancio giusto al momento giusto. Secondo me è il ruolo più bello perché è il più stimolante. Quando gioco da interno invece devo fare uno sforzo atletico maggiore, ma c’è minor attenzione a ogni singolo dettaglio della partita».

Il ruolo preferito l’ha trovato con il passare del tempo, imparando a conoscere il gioco. Quando ha iniziato, invece, si è limitata a lanciare una palla dentro un copertone. Letteralmente. «Avevo 8 anni – racconta Gasparotto – ed ero alla festa di un compagno di classe di mia sorella. Quel lancio è il mio unico ricordo di quella giornata, ma bastò per farmi invitare alle partite di baseball con altri ragazzi. Lì ho iniziato a giocare a baseball, ed ero l’unica ragazzina ovviamente. Da una certa età le ragazze passano al softball, che io proprio non amavo perché mi sembrava che il gioco fosse meno divertente e il livello più basso».

Poi un nuovo colpo di fulmine, nel 2007, a 11 anni. «La Nazionale italiana femminile di softball – conclude – giocò le qualificazioni alle Olimpiadi di Pechino proprio a Ronchi, dove giocavo io. Non ci qualificammo, ma vidi un livello altissimo e da allora mi sono innamorata anche del softball. Infatti per me le Olimpiadi sono sempre state un sogno, e adesso che mi trovo qui a Tokyo mi sembra di aver trovato una bella chiusura del cerchio».