Liberté, egalité, a votre santéTour de France in 10 bottiglie

14 luglio 1789, presa della Bastiglia. Un anniversario importante per tutta Europa, anche per quelli che la Francia proprio non la sopportano. E siccome noi ci occupiamo di cibo e di vino, parliamo di Francia dal punto di vista del bicchiere, e vi proponiamo un viaggio in 10 tappe tutte da sorseggiare

«E chiamate questo mangiare?» domandò Blaisois, indicando con una smorfia desolata e sdegnosa il pane d’orzo e la tazza di birra»
«Ricordatevi, Blaisois», replicò Mousqueton, «che il pane è il vero cibo del Francese…»
«Giusto, ma la birra?», riprese Blaisois con vivace prontezza, «la birra è forse la sua bevanda?»
«Per questo», rispose Mousqueton imbarazzato dal dilemma, «debbo confessare che non lo è, perché la birra è tanto antipatica al Francese quanto il vino lo è all’Inglese».
Il vino è la bevanda che rende un Francese un Francese: sono i servitori dei tre moschettieri a decretarlo, in “Vent’Anni Dopo”, in una netta e comica contrapposizione con gli Inglesi, nemici e bevitori di birra. E sulla passione francese per il nettare di Bacco non si discute, così come sulla qualità e sulla varietà dei prodotti. Una varietà che riflette quella dei paesaggi delle campagne d’Oltralpe. Percorrere i vigneti di Francia in un itinerario immaginario alla ricerca di 10 bottiglie rappresentative è un esercizio che coniuga geografia e gastronomia, e sottolinea, una volta di più, come il buon bere sia legato alla cultura e alla natura di ogni territorio.

Bollicine dal massiccio del Giura
Una piccolissima regione incastonata tra le montagne, che sa stupire con la bellezza del suo paesaggio punteggiato da laghi e villaggi, e con la bontà dei suoi vini. La tradizione locale è quella del Vin Jaune, il “vino giallo”, profumatissimo, ma non mancano bianchi, rossi, rosati e le imperdibili bollicine. Il Crémant du Jura Brut AOC di Marcel Cabelier è uno spumante complesso e generoso, dorato brillante nel calice con un fine perlage, perfetto da abbinare con i saporiti formaggi prodotti nel territorio in cui nasce, a partire dal Comté, ma anche con un’altra specialità locale, il pollo, cotto al vino o alla panna.

Profumi seducenti dall’Alsazia
Dal foie gras alla tarte flambée, dalla baeckeoffe alla mitica choucroute, piatto simbolo a  base di maiale e crauti, la gastronomia alsaziana è ricca e varia: e qui, in questa terra contesa per secoli tra Francia e Germania, resa bella e fertile dalle acque del Reno, si possono bere vini straordinari. Simbolo dell’enologia in Alsazia è la famiglia Hugel, attiva qui da 13 generazioni.

E simbolo del vino alsaziano è il profumatissimo Gewürztraminer. Il Gewürztraminer Estate di Hugel, dai sentori di rose fresche e miele d’acacia, è compagno ideale delle tipiche terrine francesi. E non si può non ricordare il pregiatissimo Gewürztraminer Selection de Grains Nobles, un vino dolce e cremoso, realizzato solo nelle migliori annate da una selezione dei migliori acini attaccati da muffa nobile. I profumi, concentrati e profondi, parlano di miele, fico, datteri, papaya, mango e mela al forno: un’armonia che lo rende adatto a sposarsi tanto con il foie gras quanto con i dolci di cui la tradizione francese si può vantare.

Irrinunciabile Borgogna
Una mecca per i buongustai, ma non solo: la Borgogna ha un fascino tutto francese nelle campagne, disegnate proprio dai filari di vite e nelle cittadine, come Beaune, nel cui centro le maison fanno a gara a sfoggiare le loro migliori bottiglie.  Tra le più antiche Chanson Pere e Fils, in pieno centro, in un bastione risalente al XV secolo.

E il loro Chassagne Montrachet, strutturato e complesso, profumato di fiori, di agrumi e di vaniglia, ottimo da provare con i formaggi e con il foie gras, rappresenta perfettamente questo territorio che del vino ha fatto una bandiera. Tanto che il vino entra anche in cucina, in specialità celebri e gustose come il manzo alla borgognona o il coq au vin.

Piacere, Chablis
E nella Borgogna settentrionale apre le porte agli amanti del vino il territorio di Chablis. Un nome che evoca tutto il piacere del bere bene, di questo “Chardonnay del Nord”. Domaine Laroche Chablis Saint Martin profuma di frutta e di fiori, e brilla di colore giallo nel bicchiere, e si sposa a piatti eleganti a base di pesce e frutti di mare, o per restare sui classici di Francia, con le amatissime lumache.

Champagne, ca va sans dire
Il profilo nobile e slanciato della cattedrale di Reims che si staglia all’orizzonte, le case a graticcio di Troyes con il loro sapore medievale, e poi i vigneti, a perdita d’occhio. Chi visita la Champagne capisce che le bollicine più famose del mondo sono il dono di una terra unica per natura e storia. Oltre ad essere un simbolo della Francia. E le bollicine di Nicolas Feuillatte sono le più bevute dai Francesi.

La più giovane tra le grandi Maison, fondata a Chouilly, nel cuore di queste colline, trova la sua cifra stilistica in un tocco fresco, contemporaneo e audace, capace di rappresentare il valore di un lusso accessibile. Non solo: oggi il Centre Vinicole Champagne Nicolas Feuillatte raggruppa oltre 5000 viticoltori, con 72 cooperative aderenti e rappresenta la più importante realtà della Champagne. Il Réserve Exclusive Brut è lo Champagne iconico della Maison e rispecchia perfettamente lo stile di Nicolas Feuillatte: si caratterizza per l’assemblage armonioso composto per il 20% da Chardonnay che dona eleganza e finezza, per il 40% da Pinot Noir che conferisce rotondità e struttura e dal 40% di Meunier dal carattere fruttato, sottile e delicato. Questa cuvée descrive l’intera denominazione Champagne, ogni parte della regione trova spazio per rivelare un risultato glorioso.

Valle della Loira: tra vini e castelli
Eleganti sono i manieri che sorgono, con le loro splendide architetture, lungo il corso della Loira; ed eleganti son i vini che nascono nelle terre lambite dalle acque di questo lungo, solenne fiume. Bianchi, rossi o rosati, fermi o mossi, riflettono la natura di questa regione. Un esempio? Chateau Langlois L’extra Par Langlois Rosè, Cremant de Loire AOC, nasce a Samur, dove i Re di Francia hanno coltivato le loro vigne fin dal Rinascimento. Dal colore rosa chiaro, fresco, fruttato, è un perfetto aperitivo.

Rossissimo Bordeaux
La grandezza enologica della Francia ruota da secoli intorno alla regione di Bordeaux e ai suoi rossi che rappresentano circa l’80% della produzione totale. Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot sono le tre uve principali con cui si producono i vini rossi di Bordeaux noti in tutto il mondo per la loro eleganza ed intensità dei sapori. L’Atlantico è lì, a un passo dai filari di viti: è lui, con le sue lunghe onde e con il suo immenso respiro, a regolare il clima di questa regione, e a disegnarne il paesaggio, insieme alla Gironda, l’estuario dei fiumi Dordogna e Garonna. Le acque rendono fertile il terreno, il lavoro dell’uomo fa il resto. E così nascono capolavori come Clos Beauregard 2016 Pomerol AOP: le sue caratteristiche sono un colore rubino molto intenso e brillante, con sfumature violacee, un profumo fruttato, speziato e complesso, con aromi di ciliegia e cacao, un gusto corposo, equilibrato e persistente con note di confettura di amarene.

A Limoux, prima dello Champagne
In principio era la Blanquette. Sì, perché le bolle più antiche di Francia non sono quelle del ben più famoso Champagne, ma sono nate qui, in Occitania, nei vigneti che si estendono ai piedi del fiabesco borgo di Carcassonne, con le sue torri aguzze e le sue mura possenti. La Blanquette De Limoux “Carte Blanche” Premium Brut firmata Salasar nasce da uve Mauzac al 90% e Chardonnay et Chenin per il rimanente 10%.

Meno noto di altri francesi effervescenti, unisce profumi delicati e note aggrumate, e si distingue per il suo perlage elegante e persistente. L’abbinamento più azzeccato è quello con pesci e crostacei, ma se si viaggia attraverso i sapori della Francia, sarà giustificato un piccolo azzardo, in nome delle affinità territoriali: un calice di blanquette con una invitante porzione di cassoulet, saporito stufato di maiale e fagioli.

Il Vino dei Papi
A Châteauneuf du Pape sorgeva la residenza estiva dei Papi di Avignone. E qui, a pochi chilometri da una delle cittadine più ricche di storia e di cultura di tutta la Francia, si produce uno dei vini più famosi al mondo. Così, passeggiando tra le viuzze di Avignone, ammirando il Rodano dal maestoso ponte, sostando in un caffè nella grande Place de l’Horologe, o perdendoci nella bellezza del Palazzo dei Papi, troveremo tempo anche per gli assaggi: qui la cucina profuma di Provenza, di erbe e di ortaggi, ed è ricca quanto lo sono i vini locali. Imperdibile lo Châteauneuf du Pape Rouge Chateau De Vaudieu, ricco, profondo, e capace di riposare fino a 10 anni in cantina, per diventare compagno di piatti robusti di selvaggina e di carni rosse cucinate in umido o sulla griglia.

Il sole della Provenza
Sembra fatta apposta per ammaliare gli artisti e gli animi romantici. La Provenza è un tripudio di colori, di luci, di linee perfette che tratteggiano i campi, i paesi, tra l’oro del grano e il viola della lavanda, mentre in fondo il mare è blu come non mai. Colori, luci, e profumi, che si incontrano in una cucina fatta di verdure dell’orto e di doni del mare, dalla ratatouille alla bourride. Colori, profumi e clima non sono solo il miglior biglietto da visita di questo angolo di Mediterraneo, ma anche gli ingredienti di uno straordinario territorio vinicolo e dei suoi raffinati e suadenti rosati. Eleganti e freschi, salini e minerali: i terroir di Provenza mettono la firma su rosati facili da bere, ma mai scontati. Con le sue nuance rosa chiaro e brillante, il Côtes de Provence Rosé firmato Domaine de la Rouvière sprigiona un profumo fruttato di pompelmo maturo e lime, ottimo come aperitivo o in abbinamento ad antipasti, insalate estive, carne e pesce alla griglia.

Extra bonus: e a Nord?
Un itinerario in Francia non può prescindere dalle bianche spiagge della Normandia, dalle falesie a picco sull’oceano, dalle verdi foreste di Bretagna che si aprono all’improvviso in altrettanto verdi radure, dallo scenario incantato dei Calvari che guardano le onde del mare. Non c’è vino nel Nord? Sì, ma è di mele. Il sidro, dolce o secco, ma sempre profumatissimo: «il sidro è stato oggetto di discussioni molto serie. Per il Normanno è il nettare degli Dei dell’Olimpo, mentre per gli abitanti dei paesi vinicoli non è altro che un beveraggio insipido e grossolano». È ancora Dumas, nel “Grande dizionario di cucina”, a tracciare la linea che separa le terre legate alla coltura della vite dai Paesi del Nord. E a dire l’importanza che in Normandia ha questa bevanda. Che vale davvero l’assaggio: da provare il delicato La Chouette nelle versioni Brut o Demi Sec.