I certificati degli altriQuanti e quali paesi europei hanno già adottato i pass sanitari obbligatori

La Francia non è la prima nazione a tentare la strada della certificazione interna: c’è la Danimarca con il suo certificato Kovid, la Repubblica di Cipro con il Safe Pass, la prudente Irlanda e il CoronaCheck della Grecia

LaPresse

La variante Delta e il prepotente ritorno del Covid-19 in Europa hanno spinto alcuni governi europei a introdurre nuove restrizioni, nel mezzo di una stagione estiva che doveva fare da volano per la ripresa economica. Questa volta però le restrizioni sono mirate nei confronti di chi è sprovvisto di certificazione verde o pass sanitario, ottenibili una volta completato il ciclo di vaccinazione, o grazie  un tampone negativo, oppure in caso di guarigione dal Covid-19.

In Francia, come annunciato dal Presidente Emmanuel Macron, bisognerà dimostrare di essere immuni al coronavirus per poter frequentare, a partire dal primo agosto, bar, ristoranti, centri commerciali, concerti oppure prendere treni e aerei a lunga percorrenza. Le intenzioni dell’Eliseo sono chiare e puntano a smorzare la quarta ondata velocizzando la vaccinazione e forzando la mano degli indecisi.

L’obiettivo sembra centrato. Nelle 18 ore successive al discorso di Macron sono state somministrate quasi 800mila dosi e ne sono state prenotate 1,7 milioni, due record assoluti. Non mancano, però, le perplessità. La Corte Costituzionale, che a maggio, aveva approvato l’uso del green pass per i grandi eventi, potrebbe cassare il nuovo provvedimento perché sproporzionato.

Al momento 36.8 milioni di persone, più del 50 per cento della popolazione francese, ha ricevuto almeno una dose del vaccino ma il quadro appare instabile dato che il 18 luglio i nuovi casi di Covid-19 hanno sfiorato quota 11mila. Il nuovo requisito per il pass sanitario ha inoltre spinto centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza e a manifestare il proprio scontento per la decisione adottata.

La Francia non è la prima nazione europea a tentare la strada del pass sanitario. Tra gli antesignani c’è la Danimarca e il suo certificato Kovid, indispensabile per prendere parte alle attività sportive al chiuso e a quelle delle palestre, per recarsi nei musei, per tagliarsi i capelli e per sedersi all’interno di bar e ristoranti.

Negli hotel e nei ristoranti austriaci, così come nelle discoteche, nei musei, nei negozi e negli altri luoghi ricreativi, è richiesta una prova di vaccinazione, di guarigione o un test Covid negativo a tutti gli ospiti. Chi non è ancora vaccinato può farsi testare, gratuitamente, dal proprio farmacista e ricevere un codice QR valido tra le 24 e le 48 ore.

Ciò consente di ridurre, drasticamente, le possibilità che qualcuno entri nei locali portando con sé il virus. In Irlanda, uno dei Paesi più prudenti d’Europa per quanto riguarda la gestione della pandemia, le persone completamente vaccinate ed i guariti dal Covid-19 potranno mangiare al chiuso, nei ristoranti, nei pub, a partire dal 26 luglio. Alcune attività che operano esclusivamente al chiuso, come diversi pub di Dublino, sono chiusi da quasi 500 giorni e la voglia di ripartenza, in questo caso, ha superato tutto, persino le preoccupazioni di chi ha lamentato discriminazioni nei confronti di chi non è vaccinato.

Nella Repubblica di Cipro bisogna mostrare un Safe Pass, come previsto dalla legge di emergenza, in tutti i luoghi dove si assembrano le folle e dove si consumano i pasti, come ristoranti e caffè. La responsabilità dei controlli ricade, principalmente, sui proprietari delle attività economiche e non sulle forze dell’ordine. La situazione che si è venuta a creare ha provocato una vera e propria spaccatura tra i proprietari, metà dei quali si è dichiarata disposta a controllare i documenti all’ingresso mentre l’altra metà ha invitato il governo a tornare sui propri passi. Anche tra i cittadini, come confermato da Kathimerini.com, ci sono opinioni divergenti con alcuni che si definiscono provati dall’introduzione di nuove regole e altri che, invece, sono in favore.

In Grecia gli abitanti del luogo e i i turisti devono dimostrare di essere vaccinati per poter entrare nei ristoranti al chiuso e nei luoghi della cultura. I non vaccinati, almeno per ora, dovranno accontentarsi degli spazi esterni. Il rapido aumento delle infezioni nei Paesi Bassi, avvenuto più velocemente di quanto ci si aspettasse in seguito alla riapertura quasi totale della società del 26 giugno, ha costretto il governo ad imporre nuove misure restrittive dal 10 luglio.

Tra queste, oltre alla chiusura di bar e ristoranti da mezzanotte alle sei di mattina, c’è il ridimensionamento del CoronaCheck, un pass che poteva essere richiesto in una pluralità di luoghi come le discoteche, ora chiuse e gli eventi culturali e sportivi. A partire dal 13 luglio, se non si è vaccinati o guariti, si potrà ottenere un CoronaCheck esclusivamente con un risultato negativo ad un test somministrato 24 e non più 40 ore prima.