Differenze di cui non si parlaGli italiani lavorano tanto, è la pubblica amministrazione che abbassa la media

Il ritratto del nostro Paese presenta un profilo complicato. In questa classifica i dipendenti a tempo pieno risultano penultimi in Europa, ma ci sono variazioni tra i settori. Nel commercio e nell’industria, sono ai primi posti (e vengono pagati poco), nella PA agli ultimi. E questo spiega l’anomalia

di Masaaki Komori, da Unsplash

A guardare le statistiche ufficiali gli italiani non appaiono degli stakanovisti. Le ore lavorate sono meno che in quasi tutti gli altri Paesi europei, se a essere considerato è il segmento più corposo dei lavoratori, ovvero coloro che sono dipendenti e occupati full time.

In media sono 38,8 a settimana. Solo in Danimarca il loro numero è inferiore, di 37,6. La media europea è invece di 39,7 ore e in Austria si raggiungono le 40,8. Differenze apparentemente ridotte, che però nascondono divari nell’organizzazione del lavoro, nelle condizioni economiche, nell’ampiezza dei vari settori nei Paesi.

Per esempio, mediamente (con la vistosa eccezione austriaca) è a Est e in alcune realtà del Sud Europa, come Grecia e Portogallo, che si trovano orari di lavoro più lunghi, là dove è più diffusa l’industria e in una certa misura anche l’agricoltura, in cui fisiologicamente si lavora più a lungo, e dove la produttività è minore.

In questo senso l’Italia, che presenta statistiche per una volta simili a quelle dei Paesi più avanzati, come Paesi Bassi, Belgio, le economie scandinave, apparentemente fa eccezione. A maggior ragione considerando che invece tra chi è impiegato part time le ore lavorate superano la media.

Dati Eurostat

La verità è che dietro questi dati vi è una caratteristica peculiare del nostro mondo del lavoro: la disuguaglianza.

Il confronto con la Germania è eloquente. In alcuni settori, anzi, i lavoratori italiani trascorrono più tempo in ufficio, in fabbrica, in negozio rispetto ai tedeschi, per esempio in ambiti importantissimi come il commercio, l’alloggio e la ristorazione, la manifattura, e molti altri servizi.

A risultare decisamente sotto la media tedesca ed europea sono altri: sostanzialmente quasi solo i dipendenti pubblici. Quelli genericamente etichettati come addetti della Pubblica Amministrazione e della difesa lavorano circa 3,2 ore in meno che a Monaco o Berlino, ma è soprattutto nel settore dell’educazione che il divario appare enorme. Di circa 10 ore. 29,4 contro 38,5. Più ridotto, di due ore, nella sanità e nei servizi sociali.

Le differenze nella cultura e nell’intrattenimento e nelle attività finanziarie e amministrative ci sono ma sono inferiori a quelle medie.

Dati Eurostat

Naturalmente tali gap sono ancora più visibili se il paragone viene fatto con il Paese più “stakanovista”, cioè l’Austria. Eppure anche in questo caso nel commercio e nella manifattura gli italiani lavorano più ore alla settimana.

Dati Eurostat

Se a contare fossero solo questi due settori, i dipendenti italiani in aziende di questi ambiti sarebbero nelle prime posizioni dei ranking europei quanto a ore lavorate, generalmente insieme a greci, portoghesi, rumeni, polacchi, cechi. Non a caso quelli che ricevono salari orari sono più bassi.

Difficile avere la settimana di 35 ore dove ognuna di queste genera meno Pil e quindi stipendi inferiori.

In sostanza, l’Italia è tra i Paesi con la più ampia variazione a livello di ore lavorate, anche escludendo dal conto l’educazione, i cui dati risulterebbero fuori scala.

Sono pochi i Paesi in cui tra i settori statali per eccellenza e quelli meno produttivi del privato il gap è così ampio. Tra questi figurano non a caso Spagna e Portogallo, realtà mediterranee con tanti punti in comune con noi, dove nell’ambito della Pubblica Amministrazione  a livello settimanale si lavora poco quasi come in Italia.

Il nostro Paese è anche tra quelli in cui vi è il massimo divario tra il tempo occupato in lavoro dagli uomini e dalle donne. Per queste ultime in media si tratta di 2,7 ore in meno, mentre mediamente la differenza nella UE è solo di 1,2, ed è nulla per esempio in Svezia. Molto probabilmente a incidere in questa statistica è proprio l’ampia proporzione di lavoratrici nello Stato.

Dati Eurostat

Sono divari che si sono mantenuti ampi nel tempo. Il numero di ore lavorate nella Pa è rimasto basso rispetto al resto d’Europa mentre nel commercio e nella manifattura è anzi aumentato il gap con la media UE. Infatti se in questi settori in Spagna o Germania è gradualmente diminuito il tempo dedicato alla propria professione, nel nostro Paese è invece rimasto stabile o è calato di meno. Oggi in Italia in tali ambiti si lavora per più ore che negli altri Stati più importanti dell’Unione Europea.

Dati Eurostat

E non potrebbe essere diversamente se la produttività (e quindi i salari) non aumentano. Come non sono cresciuti nel corso degli ultimi anni quasi in nessun settore, al contrario di altre realtà come la Germania o la Francia. Siamo rimasti prigionieri di un immobilismo fatto di un Pil per ora lavorata rimasto quasi fermo, e con esso il salario che può essere generato.

Dati Eurostat

Se a questo si aggiunge un settore pubblico in cui il tacito accordo è “ti pago poco, ma in cambio lavori meno”, allora la scarsa produttività del sistema è peggiorata da un comparto statale poco efficiente e dalla disuguaglianza che inevitabilmente si produce. E che forse è da affrontare assieme al tema della competitività del settore privato, perché è innegabile che vi sia strettamente connesso.

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