Picco di ascoltiI documentari più belli sulla montagna

Per chi quest’anno volesse cambiare, ma non riesce a staccarsi dalla sdraio e dall’ombrellone, la soluzione di mezzo c’è: i video, ambientati sulle cime innevate, dove sognare scalate pericolose e avventure tra i boschi

ERIC FEFERBERG / AFP
ERIC FEFERBERG / AFP

Dopo 18 mesi di chiusure, riaperture, restrizioni, con le vacanze la scelta appare quasi obbligata: mare. Ma per chi si sentisse in colpa per non andare in montagna, evitando fatiche, sudori, freddo (ma anche panorami, colori e profumi), un metodo per rimediare c’è: i documentari.

Un modo per non perdere il contatto, godersi immagini stupende e seguire avventure lungo le vette. Rimandando l’appuntamento all’anno successivo, Covid permettendo.

Per cominciare, si può andare a saccheggiare quanto è stato proiettato negli anni passati al Banff Film Festival, che l’anno passato aveva raccolto i film della stagione precedente online.

Varrà allora la pena dedicare una mezz’ora della propria giornata a “Frozen Mind”, che illustra le avventure dello snowboarder Victor de la Rue intorno a Chamonix. Storie di neve e avventura, ma anche di amicizia e conquista.

Speak to Me Softly”, invece, consiste in sei minuti (e bastano e avanzano) nel mondo del climbing, mentre “The River’s Call” è un richiamo a luoghi lontani, i canyon del fiume Apurimac, alle sorgenti del Rio delle Amazzoni. E sono solo alcuni titoli.

Chi cominci a farsi prendere la mano, può passare anche su piattaforme più tradizionali, come Netflix, dove troverà “The Dawn Wall”, cioè la storia dell’arrampicatore Tommy Caldwell e della sua impresa in diretta: il dilemma dell’amicizia, l’ansia della conquista, il senso delle avventure (c’è pure un rapimento in Kirghizistan, tra gli inconvenienti del mestiere).

Amazon Prime Video risponde con “From Zero to Kilimangiaro”, cioè l’impresa compiuta da Nico Valsesia, che in 27 ore ha percorso 400 chilometri in bicicletta per un dislivello di 8mila metri partendo dall’Oceano Indiano, fino a conquistare la cima dell’Uhuru (5895 metri).

Lo stesso Valsesia è protagonista anche di “Summit”, del 2013, in cui viene documentata la sua scalata del Monte Bianco in 16 ore, fatta senza mai fermarsi e stabilendo il record.

Per vette più alte, c’è anche la prima stagione di “Estrema sopravvivenza: Everest”, in cui la scalata è raccontata dal punto di vista di tutti i partecipanti.

Per qualcosa di più italiano, c’è “Messner”, sorta di docu-bio del grande alpinista. Un prodotto ben confezionato, un filo celebrativo, con tante interviste che permettono di capire il mondo, a parte degli scalatori.

RaiPlay offre il racconto iniziatico di Nicolò Bongiorno in “Cervino, la montagna del mondo” (2015), da abbinare per i superappassionati con “Cervino, la montagna perfetta”, a opera di Matteo Di Calisto

Se proprio non bastasse tutto questo, ci si può buttare nel sontuoso archivio del Trento Film Festival, che dopo i ritardi del 2020, è tornato a svolgersi tra aprile e maggio.

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