Andrà tutto così cosìCome la pandemia ha hackerato i nostri cervelli

Sono in tanti a testimoniare di avere sviluppati abitudini strane durante i mesi di chiusura. Più cibo, alcol, acquisti impulsivi e qualche dipendenza dalle trasmissioni trash. Il problema è che certi atteggiamenti sono rimasti anche dopo la fine delle restrizioni

di Peggy Anke, da Unsplash

Nel rovesciamento esistenziale che ha determinato la pandemia negli scorsi 18 mesi, uno dei fenomeni più diffusi, ma al tempo stesso meno evidenziati, è stato quello dell’auto-indulgenza. Chiuse in casa, a volte isolate, lontane da affetti e amici, del tutto alienate dallo stile di vita precedente, le persone hanno cominciato a concedersi piccoli vizi.

Alcuni hanno ri-scoperto il piacere della pizza, accumulando cartoni su cartoni (è almeno l’esperienza personale dell’autore di questo articolo sul Financial Times) altri si sono dedicati all’alcol, come hanno dimostrato i dati di vendita. Altri ancora hanno contratto (meglio: sviluppato) abitudini che nella vita precedente apparivano impensabili: bere tequila tutti i giorni, buttare soldi su internet, dedicare ore della propria vita a guardare programmi trash.

Il fenomeno – in inglese “treat brain” – indica l’attitudine a rilassare il proprio auto-controllo e concedersi qualche vizio, spesso per compensare alcune carenze affettive momentanee, cercare distrazioni dalle preoccupazioni e inseguire qualche istante di piacere.

Nel periodo più duro della pandemia, cioè i mesi di lockdown prolungato, si è notato un aumento di questi atteggiamenti – anche se non in modo uniforme – e la causa, cioè la pandemia stessa, era più che giustificabile. Lontani da affetti, parenti, amici, e da tutta quella socialità diffusa, diventa più facile cercare piacere in quello che si ha a disposizione: il frigorifero, la televisione, gli acquisti online.

Non solo. Come spiega al quotidiano finanziario britannico Paul Dolan, esperto di comportamento e autore di “Happiness by Design”, certe cose si fanno perché le si può fare. Vuol dire che l’isolamento ha significato, per alcune persone, la rimozione di alcune barriere sociali e psicologiche. Lontani dallo sguardo (e dal giudizio) di amici e colleghi, ci si è un po’ lasciati andare.

Il tutto va aggiunto alla grande quantità di tempo libero (per chi lo ha avuto), che ha creato molte più opportunità di sgarro; alla frequentazione assidua delle piattaforme social, già piene di annunci pubblicitari pronti a catturare l’attenzione degli utenti, più distratti e frustrati del solito, e soprattutto i loro soldi; e alla giustificazione morale da fine del mondo: tutto va in rovina, perché non posso mangiarmi una pizza anche oggi?

il problema è che la modalità da iperconsumo pandemico non si è spenta quando le restrizioni sono state allentate. I vizi sono rimasti, le vecchie abitudini non sono tornate. Certo, per certi cambiamenti, spiega al FT BJ Fogg, studioso di psicologia di Stanford, serve tempo e una buona strategia fatta di piccoli passi. La volontà non basta, ci vuole anche il piacere di riuscire a cambiare qualcosa di sé. Conta il saper stabilire piccoli traguardi e poi raggiungerli.

Il punto, però, non è questo. O meglio, non soltanto. Scegliere di essere auto-indulgenti, come è avvenuto nei mesi di chiusura, non è stato un caso. La pandemia ha scatenato nuove sensazioni e riflessioni, a volte mettendo in discussione certe idee su di sé o sui propri progetti.

Alcuni, per esempio, hanno capito che non serve a nulla mettere da parte i propri risparmi per una casa che, in realtà, non compreranno mai. Altri hanno realizzato che l’eccessiva severità nei confronti di se stessi non garantisce un miglioramento della propria vita. A volte, anzi, lo danneggia.

Se qualche mese fa era ancora possibile pensare che lo stoicismo (lo scrivevano su Baffler), inteso sia come disciplina filosofica sia come capacità di auto-controllo, astinenza e pratica della virtù, ci avrebbe salvato dalla deriva pandemica, oggi sembra che le cose siano al contrario. La strada giusta passi per una visione alleggerita delle cose, con meno severità su se stessi e qualche strappo alle regole: anzi, qualche allentamento alle regole. Pensavamo di uscirne migliori, ne siamo usciti epicurei.