Viaggi sostenibiliL’albergo diffuso è la soluzione giusta per rendere il turismo green?

Nato in Italia, Cnn l’ha celebrato come «the perfect Covid-era hotel»: abbiamo parlato con le persone che hanno inventato il format che potrebbe cambiare il nostro modo di andare in vacanza, aiutando i borghi del nostro paese e l’ambiente

L'Albergo diffuso Monopoli

Dare una seconda vita ai borghi italiani e ai piccoli centri storici a rischio di spopolamento. È l’obiettivo del progetto voluto da Giancarlo Dall’Ara, che oggi conta nella Penisola circa 250 strutture, e altre in Giappone, Croazia, Albania, Spagna, Stati Uniti e Svizzera, dove i turisti beneficiano di un’esperienza di ospitalità fondata su sicurezza, assenza di affollamento e contatto diretto con la natura.

Lo scorso gennaio Cnn l’ha celebrato come soluzione d’hôtellerie perfetta per il periodo post-Covid. È l’albergo diffuso, un modello di ospitalità Made in Italy all’interno dei borghi, centri abitati che non rappresentano destinazioni di massa ma luoghi inseriti in contesti naturali dove la ressa è scongiurata. 

«Natura, sicurezza e assenza di affollamento sono le caratteristiche che vengono riproposte nelle case che compongono l’albergo diffuso. Oggi la domanda turistica è generalmente più fragile rispetto al passato ma anche molto più attenta», ha spiegato a Greenkiesta Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione alberghi diffusi.

In Italia l’albergo diffuso è ancora una proposta di nicchia, fondata su 250 strutture, ma in grande fermento: «Il 90% «delle strutture che aderiscono a questo progetto è attivo tutto l’anno», ha sottolineato Dall’Ara.

Da Nord a Sud

Il Relais del Maro – parte del network di strutture ricettive turistiche ecosostenibili italiane Eco World Hotel – è l’albergo diffuso di Borgomaro, paese in provincia d’Imperia, che si sviluppa lungo le sponde del torrente Impero. 

Esempio del modello di ospitalità pensato da Dall’Ara, è distribuito su 3 antichi edifici con 13 camere e una suite, è una soluzione ecofriendly sotto diversi punti di vista. «D’altra parte, per dimostrare di credere veramente in un’idea, occorre anche metterla in pratica: proprio per questo sin dall’inizio del progetto abbiamo prestato la massima attenzione ai temi della bioedilizia e ecosostenibilità», spiega la responsabile Elena Scalambrin. 

Per la ristrutturazione sono stati utilizzati materiali ecologici come le vernici di origine naturale o il legno certificato, e riciclati come il foamglass, impiegato per garantire l’isolamento acustico dell’intera struttura, composto da microsfere di vetro recuperato principalmente dai parabrezza delle autovetture. 

Inoltre, grazie all’impiego di pannelli solari-termini (con recupero del calore per l’acqua della piscina) e fotovoltaici ad alto rendimento, viene prodotta energia verde, utile anche per il borgo nel suo complesso. «Poi, grazie a un’impresa della nostra città, l’azienda onegliese Fratelli Carli, da quest’anno il Relais offre la possibilità di ricaricare i veicoli elettrici ed ibridi, grazie all’installazione di una colonnina universale Abb da 22kw». 

Aperto da aprile fino a fine ottobre, il Relais è il risultato del recupero di tre edifici appartenuti ai nonni e ai bisnonni di Elena. «La nostra famiglia ha sempre lavorato nel mondo del turismo, dapprima con hotel di famiglia sulla costa e poi con un tour operator. Dopo esperienze in grandi aziende volevo tornare in quello che era il mondo della mia famiglia e dopo diverse ricerche in giro per l’Italia per l’acquisto di una struttura, siamo stati contattati dal comune di Borgomaro che ci ha reso partecipi del progetto regionale per la rinascita dei piccoli borghi con finanziamenti riservati alla creazione di alberghi diffusi», ci ha spiegato l’imprenditrice, che si è detta soddisfatta dei risultati raggiunti nel corso negli ultimi mesi. «Questa stagione, seppur partita in ritardo, è stata molto molto buona. Non ancora ai livelli pre-pandemia ma sorprendente grazie anche al ritorno dei turisti tedeschi completamente scomparsi nel 2020».

Dal Nord ci spostiamo al Sud, precisamente in Puglia, per raggiungere l’Albergo diffuso Monopoli, che nasce nel 2012 dalla volontà di quattro amici per riqualificare il centro storico del borgo, come ha suggerito la responsabile Sabrina Demichele. 

Trenta, tra camere e appartamenti, in una struttura ricettiva alternativa che offre al turista un’esperienza di vita porta a porta con gli abitanti del luogo, per una proposta di ospitalità che, ha sottolineato Demichele, «non rappresenta quindi il classico soggiorno ma regala all’ospite una vacanza slow con la possibilità di vivere le bellezze del centro storico da residente».

Chi sceglie l’Albergo diffuso Monopoli ha a disposizione case sparse e camere che distano non oltre 200 metri dal cuore dell’hotel, la reception e la caffetteria con sala colazione. «Per la nascita dell’intera struttura nulla di nuovo è stato creato», ha spiegato Demichele. «Abbiamo recuperato e ristrutturato dimore storiche con una grande attenzione alla conservazione delle caratteristiche architettoniche delle abitazioni. Dalla casa di un pescatore ad un’abitazione nobiliare abbiamo cercato di conservare l’atmosfera di un tempo dotando le dimore di tutti i comfort».

Come spiega Giacomo Dall’Ara, grazie all’Albergo diffuso di Monopoli il borgo storico pugliese è diventato una meta del turismo internazionale, set solo negli ultimi anni di oltre dieci produzioni cinematografiche e televisive. «È una soluzione di ospitalità che continua ad arricchire il proprio sistema di offerta di servizi, che ha visto ampliare i soggiorni medi praticamente tutto l’anno».

L’origine

L’idea nasce in Friuli, negli anni ‘80, per sviluppare un modello di ospitalità con due caratteristiche: «essere radicato nello spirito d’accoglienza italiana, ben diverso da quello standard riproposto negli hotel, e rappresentare un modello di ospitalità pensato esclusivamente per i borghi, dove la sostenibilità è di casa», per citare Dall’Ara.

La creazione dei primi alberghi diffusi è frutto di uno studio profondo di come nascevano, anticamente, le locande. Alla base di questa forma di ospitalità c’è una profonda sperimentazione non tanto sulla verticalità, caratteristica tipica degli hotel che in questo modo razionalizzano i costi e standardizzano il layout delle camere, quanto sull’orizzontalità. Si tratta di una soluzione sostenibile perché permette ai borghi di rimanere intatti, «a differenza di quanto avviene quando un investitore avvia la costruzione di un resort», ha continuato Dall’Ara.

Rigenerare senza alterare

«Purtroppo, molti borghi in Italia hanno preso la strada della disneyficazione, trasformati in comuni che offrono esclusivamente negozi monomarca come in un centro commerciale. Viceversa, l’albergo diffuso vuole valorizzare le strutture preesistenti, recuperando la funzione ospitale di case spesso vuote o abbandonate, che un tempo offrivano una logica alberghiera», ha sottolineato Dall’Ara. 

La strategia prevede di recuperare case vicine tra loro e trasformarle in camere. Una di queste case, solitamente la più grande e centrale, diventa il punto di accoglienza ma anche la sede degli spazi comuni dove gli ospiti possono incontrarsi e fare colazione, ad esempio. E i servizi offerti sono quelli alberghieri. 

I progetti in cantiere

«Anche quest’anno, nonostante le oggettive criticità derivate dalla pandemia, da giugno a metà settembre la stagione è andata molto bene» – ha concluso Dall’Ara – «i numeri, circoscritti a questo periodo, sono paragonabili e anche superiori a quelli del 2019. Contiamo entro ottobre di inaugurare la prima esperienza di albergo diffuso in Albania. Abbiamo fondato un’associazione di alberghi diffusi in Giappone, dove esistono già diversi esempi di ospitalità di questo tipo, e in Svizzera, terra in cui i piccoli borghi, proprio come quelli italiani, soffrono del fenomeno dello spopolamento, è pronto a spalancare le porte il primo albergo diffuso del paese. Durante il periodo del Covid abbiamo anche ripreso rapporti con la Croazia, unica insieme all’Italia ad aver sviluppato una norma specifica su questa soluzione alberghiera. Una terra dove contiamo di sviluppare ed allargare questa esperienza, soprattutto in Istria».