Menu Italia“Dinner club” è Carlo Cracco che diventa Mario Soldati

Un nuovo format lanciato da Amazon Prime Video riunisce alcuni dei volti più noti del cinema italiano, l’esperienza e la vena ironica del grande chef e la cucina di provincia, in uno show finalmente diverso dai soliti programmi gastronomici

©️Prime Video & Amazon Studios

Avevamo bisogno di Carlo Cracco per riscoprire la grande vocazione gastronomica della autentica provincia italiana. “Dinner Club” è vivace, divertente, di intrattenimento. È, allo stesso tempo, didattico, intelligente, istruttivo. Ma, soprattutto, è efficace e utile per viaggiare con la mente e con il gusto ed è forse il primo programma gastronomico contemporaneo ad aver ripreso con lo stesso garbo, la stessa intelligenza e la stessa pungente ironia il primo programma televisivo sulla cucina e il viaggio prodotto dalla Rai nel 1957.
E quando, nella prima puntata, è comparsa la salama da sugo, abbiamo avuto un’illuminazione.

«Viaggiare è conoscere luoghi, genti e paesi. […] E qual è il modo più semplice e più elementare di viaggiare? Mangiare e praticare la cucina di un Paese dove si viaggia. Nella cucina c’è tutto, la natura del luogo, il clima, quindi l’agricoltura, la pastorizia, la caccia, la pesca. E nel modo di cucinare c’è la storia, la civiltà di un popolo. L’uomo come ha avuto la prima idea di viaggiare? Ma l’ha avuta molto probabilmente mentre lui stava fermo e guardava qualcosa che si muoveva, che viaggiava, che andava, per esempio le nuvole del cielo, gli uccelli che migrano, un fiume che scorreva».

©️Prime Video & Amazon Studios

Queste parole sono di Mario Soldati, il primo divulgatore enogastronomico italiano che, a partire dal 3 dicembre 1957, ha costruito la narrativa culinaria di viaggio italiana con il suo “Viaggio nelle valli del Po”: se possiamo usare una brutta parola, ha creato lo storytelling sul cibo da scoprire viaggiando. Nel suo documentario raccontato dà vita a un modo controcorrente di divulgare le tradizioni delle cucine regionali, dando lustro a cotechini e Parmigiano Reggiano, a riso e pesci di fiume, e rivelando alla nazione quanto questo angolo italiano avesse da dare dal punto di vista paesaggistico e culinario.

La cucina e il territorio, negli anni successivi, non sono più andati molto d’accordo, e tutte le trasmissioni venute dopo sono state spesso puro intrattenimento e zero racconto, tanta costruzione autoriale e pochissima spontaneità di personaggi imbrigliati in un ruolo-caricatura che non era loro.

“Dinner Club” vuole rappresentare la svolta, e per svoltare inizia proprio dal fiume a raccontare l’Italia contemporanea, quasi come un fil rouge da riprendere, quasi come se quello che è successo nel frattempo fosse stato un incidente di percorso e servisse il coraggio di guardare indietro per riportarci a un oggi in cui al centro della narrazione ritornasse la cucina autentica, le storie delle tradizioni e delle famiglie, di chi alleva ostriche sul Po, riscopre il quinto quarto in Puglia o mantiene la perfetta ricetta per cannoli da sballo in Sicilia. Finalmente gli chef che Cracco va a trovare con i suoi compagni di avventura cucinano, spiegano, dialogano, e sembrano persone straordinariamente normali, che fanno un lavoro che amano e che vogliono condividere con noi.

Finalmente Cracco è se stesso: ironico e sornione, sorridente e malinconico, professionale e divertente. Spontaneo. Finalmente la cucina italiana in tv ha un senso: il dado (da brodo) è tratto.

©️Prime Video & Amazon Studios

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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