Kitchen StoryPolifonie e sacre pezze

Per il secondo numero della nostra nuova newsletter sul design e cucina abbiamo intervistato Laura Ottaviantonio, cuoca e fotografa

Laura Ottaviantonio, abruzzese di origine, cucina e fotografa nella sua casa di Sabina, in provincia Roma, terra famosa per la produzione di olio, nocciole e, soprattutto, ciliegie. Il suo blog Ricette e vicende e il suo profilo Instagram raccolgono i suoi racconti di cibo quotidiano.

Ci racconti com’è nata la passione per la fotografia? E quella per la cucina?
Della fotografia ciò che mi rappresenta di più è la sfrontatezza dell’autodidatta che fa quello che sa senza sapere se fa bene o fa male. Avrei potuto incrementare le mie conoscenze come oggi fanno molti, ma la verità è che ai corsi di fotografia ho sempre preferito quelli di cucina come racconta l’armamentario di attrezzature che mi piace tenere a portata di mano: mortai di ogni grandezza, matterelli, teglie di ogni genere e una folta famigliola di casseruole in ghisa sempre pronte all’uso.

So che sei intollerante al glutine, come è cambiato il tuo modo di cucinare/pensare?
L’intolleranza al grano in realtà non è stata una sottrazione, ma la scoperta di una vasta proposta di alternative e di cereali che non utilizzavo. Chi non è toccato da questo problema difficilmente sarà spinto a sperimentare tutte le varianti possibili e non conoscerà mai gli effetti della cosa più salutare che c’è: la varietà. Ero convinta che farro, orzo, kamut, semola fossero già varianti possibili della farina 0 o 00 e invece no, semplicemente perché tutte contengono glutine e appartengono alla comune famiglia del grano. Chi le usa nella convinzione di variare la propria alimentazione, semplicemente non lo fa: si ripete e nel farlo impiega solo e sempre glutine. Sono diventata di poche parole da quando in cucina ho cominciato a studiare soluzioni e alternative gluten free. Con il mio nuovo amico farmacista invece no, lui le parole me le estorce. Come l’ultima volta quando un esagerato ordine di psyllium (una fibra usata in cucina come addensante, ndr) lo ha messo sulla difensiva: “Signora non starà esagerando… è naturale ma pur sempre un lassativo”. L’ho rassicurato, penso, credo, spero: “Non è per me. È per il mio nuovo pane!

Cosa c’è in questo momento nel tuo frigo?
Un intenso fermento! Ci sono da anni vasi di fermentazione di ogni genere: lieviti senza glutine e con glutine, fermenti lattici e poi latti vegetali ricavati dalla frutta secca dei nostri alberi, conserve di fermentati e di frutta e verdura dell’orto.

Immagina di ospitarmi nella tua cucina per un caffè: cosa mi offriresti di buono?
Ci sono due scatole di latta: una per le paste di mandorla e l’altra per i biscotti ripieni di marmellata. Scegli tu!

Hai dei progetti che stai realizzando?
Da qualche anno vivo stabilmente in campagna con tutte le conseguenze e le attività che questo genere di vita comporta: curare un orto, alberi da frutta, animali da cortile, oltre a tutti quelli domestici che ormai popolano stabilmente casa e giardino. Non so se questa scelta di vita sia stata un progetto, è arrivata più come un’esigenza che non ci ha fatto sentire la nostalgia di nessun aspetto della vita di città che conducevamo prima. Abbiamo passato gli anni precedenti a dirci innamorati di Roma e della fortuna di vivere e lavorare in centro, ma il punto è che vivevamo aspettando la fine settimana per evadere in campagna: forse quello era già un segnale del bisogno che stavamo maturando. Di quello che sto sperimentando c’è la piacevole sensazione che lo spazio esterno sia parte integrante di quello domestico: la porta di casa è sempre aperta sul campo di noccioli e le finestre molto grandi in ogni stanza permettono un contatto con ogni angolo del giardino. A certi progetti manca l’obiettivo di una meta finale e il bello è proprio questo: che non finiscono mai.

Questa intervista è parte della newsletter di Gastronomika dedicata al Design. Si chiama Kitchen Story e arriva due lunedì al mese nella vostra casella di posta: volete riceverla? Ci si iscrive da qui.

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