Scelte di panciaPerché ci ostiniamo a spendere troppo poco per mangiare

Abbiamo provato a mettere in fila le ragioni, spesso indotte e irrazionali, che ci spingono a investire di più nell’olio del motore della nostra auto rispetto a quanto siamo disposti a pagare per l’olio che serve a condire la nostra insalata. Risparmiare sul cibo è infatti un’abitudine diffusissima, che non fa del male solo a noi stessi

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Iniziamo da un dato di fatto, che spesso ignoriamo. Risparmiare sul cibo, nella maggior parte dei casi, non è etico. Perché al nostro risparmio corrisponde sempre una sofferenza della Terra o degli uomini che la coltivano. E se per mettervi la coscienza a posto acquistate bio, ricordate che non è detto che bio corrisponda a una filiera attenta ai lavoratori: il pomodoro magari è coltivato senza additivi, ma potrebbe comunque essere raccolto da stagionali sottopagati e maltrattati. Detto questo, veniamo a noi: perché ci piace spendere poco – o meno – per nutrirci?

Per ignoranza
Nel senso che ignoriamo quali sono i “trucchi” che usano le aziende e i produttori per farci spendere sempre meno. Ma ignoriamo allo stesso tempo quali sono i costi effettivi che stanno dietro alla filiera. Quanto costa produrre una zucchina secondo parametri di sostenibilità rispetto al territorio e rispetto alle persone? Quanto quella zucchina dovrebbe costarmi se fosse prodotta esattamente come vorrei?

Come ci spiega una ricerca pubblicata sulla Harvard Business Review, più di 2 miliardi di persone attualmente vivono in circa 550 milioni di piccole fattorie, di cui il 40 per cento con redditi inferiori a 2 dollari al giorno. Nonostante gli alti tassi di povertà e malnutrizione, questi piccoli proprietari terrieri producono cibo per oltre il 50 per cento della popolazione nei Paesi a basso e medio reddito e devono essere parte di qualsiasi soluzione per aumentare del 50 per cento la produzione alimentare, una crescita necessaria per nutrire la popolazione mondiale di quasi 10 miliardi di persone prevista per il 2050. Al momento, questi piccoli proprietari sono intrappolati in un ciclo negativo che danneggia sia loro stessi sia il pianeta. Sono vulnerabili agli incidenti meteorologici avversi e alla scarsità d’acqua, hanno un accesso limitato e un basso potere contrattuale con gli acquirenti della loro produzione e subiscono elevate perdite di raccolto, stimate al 28 per cento della loro produzione durante la coltivazione in azienda e lo stoccaggio post-raccolta. Per aumentare le loro magre entrate, tagliano alberi per avere più terra.

Perché pensiamo che sia giusto
In fondo, guardando il volantino di un supermercato una delle cose che più ci colpisce sono i sottocosto. E anche se ormai abbiamo capito che se c’è un sottocosto è per farci scegliere quel punto vendita e poi farci comprare tutto il resto che sottocosto non è (perché se non paghiamo, il prodotto alla fine siamo noi) non riusciamo proprio a comprendere che questo processo di sminuire economicamente gli alimenti non fa altro che infliggere un danno a chi questi alimenti li produce. Svalutando il prezzo di un alimento diamo infatti un valore percepito errato di quel prodotto. 

Perché pensiamo che “tanto è uguale”
Poi, quando mangiamo un pomodoro in stagione, coltivato con attenzione, cresciuto in un terreno adatto e ben concimato, colto al momento giusto di maturazione, trasportato poco e bene con contenitori adatti e mangiato alla giusta temperatura, tagliato bene e condito con attenzione, scopriamo che per la maggior parte della nostra vita abbiamo mangiato succedanei del pomodoro. E tornare indietro sarà difficile. Sempre che riusciamo ancora a trovare quei pomodori, perché meno ne compriamo, meno ne troveremo disponibili sul mercato, sul lungo periodo.

Per abitudine
Perché cambiare le proprie modalità di acquisto sembra un’impresa titanica, non vogliamo nemmeno prenderla in considerazione. Andare nello stesso supermercato è rassicurante perché sappiamo dov’è lo zucchero e in quale corsia scovare i nostri biscotti preferiti, ma anche perché così raccogliamo punti o partecipiamo a collezioni di bollini che di norma ci offrono regali di cui non abbiamo bisogno. 

Per risparmiare
Perché pensiamo che in fondo sul cibo si può – anzi, quasi si deve – fare economia. Perché la nonna ci ha detto di fare così. Perché sulle medicine non si fanno sconti ma sulle mele sì? Perché spendiamo di più per l’olio che mettiamo nel motore della nostra auto rispetto a quanto spendiamo per l’olio che serve a condire la nostra insalata? Ma quanto spenderemo, poi, per rimediare ai danni di un’alimentazione errata?

Perché non abbiamo mai coltivato nulla in vita nostra
Provate a coltivare anche solo in vaso due pomodori, una melanzana, preparate il lievito madre e tenetelo in vita. Fatevi un centrifugato con frutta e verdura fresche. Scoprirete immediatamente quanta fatica c’è dietro a qualcosa che pensavate banale e ripenserete al costo che correttamente dovrebbe avere il cibo.

Perché mangiamo (e compriamo) troppo
Succede ogni volta che andiamo a fare la spesa o quando ordiniamo al ristorante. Le nonne dicevano «hai gli occhi più grandi della bocca» ed è vero, a qualunque età. Una zucchina in più, un pacco di biscotti ancora, un altro pezzo di formaggio. Alla fine pensiamo che li mangeremo, e forse lo faremo anche. Ma nella maggior parte dei casi li butteremo. E se li mangeremo, diventeranno solo calorie che ci saremmo potuti risparmiare. Se acquistassimo solo ciò che davvero ci serve potremmo concentrare su meno ingredienti il budget complessivo, comprando prodotti di qualità superiore e soprattutto evitando di sovraccaricare il nostro organismo.

Perché mangiamo cose “inutili”
Dagli snack alle bevande senza calorie, sono mille le occasioni nelle quali il nostro budget alimentare viene sprecato in alimenti totalmente privi di senso. Mangiamo per piacere, noi della parte fortunata del mondo, e siamo ossessionati dagli alimenti che non ci danno calorie aggiuntive e che non pesano sul nostro bilancio nutritivo totale. Capite bene che è esattamente l’opposto del nutrimento, vero? Eppure non riusciamo a smettere, anche se questi cibi che ovviamente non ci servono sono inutilmente più costosi di quelli che ci offrono i nutrienti di cui abbiamo bisogno.

Perché è meno faticoso
Ebbene sì: diciamolo chiaramente. È enormemente meno faticoso andare sempre negli stessi posti, comprare cibi già pronti, non informarsi su dove sono coltivati e prodotti, non cambiare strada, non scoprire quella cascina di cui tanto ci avevano parlato. È meno faticoso fare come abbiamo sempre fatto, e pensare che in fondo vada bene lo stesso. Forse per noi (e già abbiamo dei grandi dubbi) lo sarà, ma di sicuro non per i nostri figli e per il Pianeta.

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