Power downCosa può fare l’Ue per calmierare i prezzi dell’energia

La Commissione propone sgravi fiscali e deroghe al pagamento delle bollette, ma tocca agli Stati membri prendere le decisioni. Sull’acquisto comune di gas, solo una timida apertura

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Una risposta comune a un problema che riguarda tutta l’Europa: la crescita dei prezzi dell’energia. Con l’arrivo dei mesi freddi dell’anno, i cittadini dell’Ue potrebbero soffrire ancora di più l’aumento delle bollette, dovuto in gran parte al costo sempre maggiore del gas.

I prezzi resteranno elevati durante l’inverno, ha fatto sapere la Commissione europea presentando un toolbox, cioè un pacchetto di misure che possono essere adottate per far fronte alla situazione eccezionale. Non ci sarà, però, un intervento diretto a livello comunitario: come ha spiegato la commissaria per l’Energia Kadri Simson, la Commissione non intende proporre nuovi strumenti, ma piuttosto spingere gli stati membri a utilizzare tutti quelli già a loro disposizione.

Il toolbox dell’Ue
Nello specifico, i paesi dell’Unione possono muoversi in un margine abbastanza ampio di iniziative, sempre a patto di non infrangere le regole del mercato unico. Ad esempio, suggerisce la Commissione, si può intervenire con misure di sostegno ai consumatori in condizioni di povertà energetica: voucher per pagare l’elettricità, riduzioni dell’aliquota fiscale o proroghe temporanee per il saldo delle bollette. Si tratta in molti casi di operazioni già pianificate da alcuni governi nazionali, come quello italiano che ha stanziato circa tre miliardi a metà settembre proprio per contenere l’impennata dei prezzi.

I fondi per finanziare queste misure potranno in parte arrivare dall’Emission Trade System (Ets), lo schema dell’Unione europea per tassare le emissioni di Co2. Da gennaio a settembre 2021 il prezzo del permesso da pagare per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta è aumentato di circa 30 euro, secondo i dati forniti dalla Commissione.

Per questo, anche l’Ets ha contribuito all’innalzamento dei costi energetici, andando a pesare su tutta l’elettricità generata utilizzando carbone, petrolio e, in misura minore, anche gas. Stando ai calcoli degli uffici comunitari, è imputabile alla tassazione delle emissioni un aumento di 10 euro per ogni megawatt ora prodotto tramite gas e di circa 25 euro tramite carbone. L’Ets, tuttavia, può essere parte della soluzione, ha sottolineato la commissaria Simson: siccome i proventi di questo sistema finiscono nelle tesorerie nazionali, gli stati membri hanno complessivamente 10,8 miliardi in più nei primi nove mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Per le famiglie non in grado di pagare i propri consumi energetici, possono essere inoltre previste misure di salvaguardia per evitare la disconnessione delle utenze, così come per le imprese in difficoltà i governi possono scegliere la strada degli aiuti di Stato, ovviamente restando in linea con le norme comunitarie.

Oltre alla lista di suggerimenti per i paesi membri, la Commissione promette anche una serie di azioni da parte propria, in realtà piuttosto vaghe: intensificare il dialogo internazionale nel settore dell’energia per garantire trasparenza e flessibilità dei mercati internazionali, indagare su potenziali comportamenti anticoncorrenziali tramite l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) e agevolare l’accesso ad accordi di compravendita di energia elettrica da fonti rinnovabili.

La strategia a lungo termine
Nei piani della Commissione, proprio l’utilizzo delle fonti rinnovabili dovrà ridurre la dipendenza dell’Ue dal gas, che arriva dall’estero e con le sue fluttuazioni determina l’aumento dei prezzi.

Soprattutto, è difficile farne scorta: l’Unione è in grado di stoccare circa il 20% del gas che consuma ogni anno, ma non in maniera uguale in tutti gli stati membri, visto che alcuni non dispongono di impianti appositi. A causa della crescita della domanda a livello globale, al momento i serbatoi europei sono pieni al 75%: si tratta di un dato inferiore alla media del 90% riscontrata per lo stesso periodo negli ultimi dieci anni, fa sapere la Commissione, ma comunque sufficiente per «far fronte a eventuali problemi nel corso dell’inverno», secondo l’analisi della rete europea dei gestori del sistema di trasporto del gas (Entso-G).

Resta molto cauta, in ogni caso, la posizione dell’esecutivo comunitario sull’acquisto congiunto di combustibile a livello europeo: un’idea proposta dal governo spagnolo, sulla scorta di quanto successo per i vaccini anti-Covid. Per il momento, ci si limiterà a «sondare i potenziali vantaggi di appalti congiunti volontari per l’acquisto di stock di gas da parte degli Stati membri»: entro la fine dell’anno la Commissione rivedrà le regole sull’approvvigionamento, ma la sensazione è che difficilmente si assisterà a compravendite comunitarie e redistribuzione ai paesi, come è accaduto con le dosi vaccinali.

Improbabile anche una modifica radicale del mercato dell’elettricità, come suggerito dal ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire. Attualmente il prezzo dell’energia elettrica è calcolato in modo «marginale», cioè fissato in base al metodo di produzione più costoso. In momenti di bassa domanda, il prezzo è ai suoi minimi, perché prodotto in gran parte tramite energie rinnovabili a un costo più basso.

Quando la richiesta aumenta, entrano in gioco anche gli stabilimenti alimentati a combustibili fossili, che hanno costi di produzione più elevati e alzano il prezzo di tutta l’elettricità in circolazione, che viene acquistata dalle società distributrici e fornita al consumatore finale. La Commissione ha incaricato l’Agenzia dei regolatori europei dell’energia (Acer) di analizzare i benefici e gli svantaggi dell’attuale modello di mercato, ma il metodo «marginale» non sembra al momento in discussione.

La strada che invece la Commissione europea è determinata a percorrere è quella della conversione nelle fonti produzione dell’energia. «Dobbiamo accelerare la transizione verde, non rallentarla», ha detto la commissaria Simson, considerato che l’energia elettrica da materie prime rinnovabili ha un costo inferiore e più stabile rispetto a quella da combustibili fossili.

Al momento nell’Unione europea la produzione dipende per meno di un terzo da eolico, solare e idrogeno, mentre i combustibili fossili rappresentano ancora oltre il 40% del mix energetico. Gli investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica previsti nel pacchetto Fit for 55 dovrebbero tradursi anche in prezzi dell’energia all’ingrosso più convenienti e meno soggetti a variazioni improvvise. Per vederne gli effetti, però, bisognerà aspettare (almeno) il prossimo autunno.

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