Oro gassosoIn Costa d’Avorio è stato scoperto un enorme giacimento di gas naturale

L’italiana Eni fa parte per il 90% del consorzio che ha portato avanti la fase esplorativa. Il potenziale del sito è notevole: ora l’obiettivo è quello di un progetto di sviluppo energetico nel paese che combini l’estrazione di combustibili fossili con la produzione di impianti per le rinnovabili

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A largo delle coste dell’Africa occidentale – più precisamente nel blocco CI-101 di Baleine, nell’offshore della Costa d’Avorio – è stato scoperto un nuovo grande giacimento di gas naturale e petrolio. A dare la notizia è stata l’italiana Eni, che fa parte per il 90% del consorzio che ha portato avanti la fase esplorativa, mentre il restante 10% fa riferimento all’ivoriana Petroci Holding.

Il potenziale del nuovo giacimento è notevole: sono stati stimati tra i 1,5 e i 2 miliardi di barili di greggio oltre a 68 miliardi di metri cubi di gas naturale. Alcuni dettagli li conosciamo grazie al comunicato stampa pubblicato dalla stessa Eni a inizio settembre: «Il pozzo è stato perforato a circa 60 chilometri dalla costa, a circa 1200 metri di profondità con la nave di perforazione Saipem 10000, ed ha raggiunto una profondità totale di 3445 metri in 30 giorni».

Il primo ottobre il presidente delle Costa d’Avorio Alassane Ouattara e il presidente di Eni Claudio Descalzi si sono incontrati per discutere dello sviluppo energetico dell’area. All’incontro avrebbero partecipato anche il segretario generale della presidenza Abdourahmane Cissé, il ministro dell’Economia e delle Finanze Adama Coulibaly e il ministro delle Miniere, del Petrolio e dell’Energia Thomas Camara.

I piani prevedono un progetto di sviluppo energetico net zero: che combini cioè l’estrazione di combustibili fossili con la produzione di impianti per le energie rinnovabili e un lavoro di decarbonizzazione. Stando a quanto scrive il sito Energy Voice, questo potrebbe prevedere anche la partecipazione del programma Redd delle Nazioni Unite, che si occupa proprio di soluzioni e incentivi per la mitigazione del riscaldamento globale e delle emissioni di gas serra nei paesi in via di sviluppo.

La scoperta del nuovo giacimento – che ha preso il nome di Baleine-1x – sembra poter invertire il trend energetico ivoriano: il paese, infatti, ha sempre avuto un ruolo marginale nella produzione di energia in Africa. La scoperta del nuovo giacimento con tutta probabilità velocizzerà la ricerca di nuove risorse, a partire dall’esplorazione di un altro blocco nella stessa area offshore, il CI-802. Ma Baleine-1x è importante anche perché sono passati vent’anni dall’ultima scoperta simile in Costa d’Avorio e per il fatto che, con tutta probabilità, avrà delle rilevanti conseguenze anche oltre il settore energetico. Un esempio su tutti: L’Eni Corporate University (Ecu) e l’ivoriana Ecole Supérieure du Pétrole et de l’Energie (Espe) starebbero lavorando congiuntamente per sviluppare alcuni programmi di alta formazione sul territorio.

Una scoperta come quella di Baleine-1x ha dimensioni tali da avere ripercussioni anche oltre i confini ivoriani: la produzione di energia e l’estrazione di materie prime hanno infatti sia effetti politici che sociali e ambientali. Non a caso il presidente di Eni avrebbe già incontrato, oltre a Ouattara, anche il presidente del vicino Benin, Patrice Talon e recentemente ha firmato un accordo con l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena).

Secondo il presidente ivoriano, la nuova scoperta dei giacimenti «segna un momento assai significativo per il paese e l’intera regione, assicurando un approvvigionamento energetico sostenibile che accelererà lo sviluppo socioeconomico». Insomma, le autorità della Costa d’Avorio puntano a rilanciare il proprio ruolo a partire dalla produzione di energia. Un processo di rilancio simile a quello di altri paesi africani, come l’Etiopia, che come raccontavamo di recente qui su Linkiesta ha appena ultimato una gigantesca diga sul Nilo azzurro utile proprio alla produzione di grandi quantità di energia.

Tra le sfide del governo ivoriano c’è però anche quella di contenere il terrorismo di matrice islamista: negli scorsi mesi infatti diversi attacchi jihadisti hanno portato alla morte di decine tra civili e militari, rendendo sempre più palese che la minaccia fondamentalista dalla regione del Sahel si sta progressivamente spingendo sempre più a sud.

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