Post-rielezioneBeppe Sala vuole collaborare con le altre forze politiche, ma chiede «serietà»

La campagna elettorale del centrodestra ha lasciato il segno e nella conferenza stampa di Palazzo Marino il sindaco rieletto l'ha definita inaccettabile. Dopo la vittoria, per il primo cittadino di Milano si delinea anche un possibile ruolo nel centrosinistra nazionale

Claudio Furlan/LaPresse

È un Beppe Sala che ha preso le misure del suo successo elettorale quello apparso in conferenza stampa a Palazzo Marino, all’indomani della sua rielezione del 3 e 4 ottobre. Rispetto alle dichiarazioni a caldo, Sala ha posto dei paletti più rigidi alla collaborazione anche con l’opposizione.

«Viviamo un momento particolare nel quale sarà difficile convincere i cittadini a fidarsi e a partecipare», ha avvisato. «La collaborazione io la estendo volentieri anche a tutte le altre forze politiche, ma chiedo serietà. Nel senso di comportarsi in un certo modo, perché se qualcuno insiste con comportamenti come finte martellate alle piste ciclabili o battute a raffica è difficile immaginare di poter collaborare».

La campagna elettorale del centrodestra non ha lasciato un buon segno e oggi sala non ha difficoltà a bollarla come politicamente inaccettabile: «Mi pare che il tema della serietà in politica stia diventando fondamentale. Abbiamo un presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio che stanno dimostrando cosa vuol dire fare politica in maniera seria, quindi anche Milano deve fare la sua parte e dimostrare che anche in una città si può essere così».

Del resto, Sala ha disegnato i prossimi cinque anni nel solco di un progetto necessario che non ammette provincialismi, tutto legato al Pnrr, che «non è solo una sigla, ma lo strumento per rilanciare la città». Questo vuol dire un rapporto diretto con il governo che il sindaco racconta di avere già impostato nelle prime telefonate di congratulazioni ricevute da alcuni ministri: «ho chiesto che vi sia chiarezza massima sulla destinazione dei fondi, che deve essere rapida». Ne parlerà direttamente con Draghi, che inviterà presto a Milano.

Ma il piano nazionale non riguarda Sala solo sotto il profilo istituzionale. Dopo questa vittoria si sente di parlare apertamente al centrosinistra definendo un suo possibile ruolo: «un sindaco di Milano è necessariamente un protagonista della politica italiana. Un sindaco al secondo mandato lo è ancora di più. Il mio interesse è Milano, ma se posso dare un contributo al centrosinistra ne sarò ben felice. Sarò a disposizione con la mia esperienza». Un ruolo di partito? Comunque un ruolo da innovatore, ancora da definire, ma che forse già immagina quando dice che «bisogna fare un salto logico, oltre i meccanismi delle sezioni. Ci sono tanti modi per poter richiamare persone attorno a un’idea».

Un’incursione nella politica fuori Milano che comprende anche la Regione Lombardia, sulla quale però Sala raffredda le possibili ambizioni del centrosinistra e anche le ipotesi su sue personali mire, ribadendo che ci sono spazi da occupare, ma per i quali bisogna partire da lontano con un progetto che deve confrontarsi con trent’anni di amministrazione di altra marca politica.

Meglio capitalizzare la rielezione con un’amministrazione solida della città: nessuna incertezza sulla nuova giunta, necessariamente segnata da un risultato quasi straripante del Pd. Confermata da subito la vicesindaca Scavuzzo e assessorati che copriranno tutte le deleghe, senza che nessuna venga trattenuta dal primo cittadino. Sul tema delle spartizioni, Sala conferma la linea rigorosa già sostenuta all’inizio della campagna: proporzionalità, a ciascun partito il suolo in base al risultato elettorale.

Comunque, per i prossimi cinque anni assicura che resterà alla guida di Milano. E se sarà la Milano che ha in mente, avere ruolo politico sarà una conseguenza naturale.