Scatti di passioneIl fascino delle icone del nuovo Sport Photography Museum

È il primo polo europeo dedicato al settore della fotografia sportiva, ha aperto i battenti il 21 ottobre presso lo Spazio Tadini di Milano. L’area ospiterà mostre, seminari e workshop all’insegna dei valori delle discipline immortalate

Robert Riger © Courtesy of the Robert Riger Living Trust 1

Con la dovuta eccezione del calcio, l’Italia si riscopre sportiva solo ogni quattro anni, cioè in corrispondenza delle Olimpiadi. A giochi conclusi i campioni che hanno fatto grande la nostra estate progressivamente iniziano a scomparire dalla copertura media e le immagini che durante tutto agosto hanno occupato siti web, magazine e social network di botto non sono che un ricordo. La cultura dello sport non è esattamente il fondamento del nostro Paese ma, grazie a chi ci fa sognare con i suoi risultati, ogni tanto si accendono le luci anche sulle discipline meno mainstream.

Lo sport, d’altra parte, non è mai solo sport. Il pugno chiuso dei due velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos ai Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968 è diventato, grazie anche allo scatto di John Dominis, un simbolo mondiale delle battaglie per i diritti civili portate avanti dagli afroamericani, oltre che uno degli scatti più famosi del Novecento. I due velocisti infatti, saliti sul podio per ricevere le medaglie, anziché cantare l’inno americano chinarono la testa e alzarono un pugno chiuso avvolto da un guanto nero.

Lo scatto del secondo oro olimpico di Bebe Vio, conquistato a Tokyo 2020, è già diventato simbolo di resilienza e forza di volontà e l’abbraccio tra Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, che sempre a Tokyo la scorsa estate hanno scelto di ricevere la medaglia ex aequo nel salto in alto, anziché ripetere l’ultimo salto, è un manifesto per il fair play.

A Milano è stato inaugurato il primo centro in Europa dedicato alla fotografia sportiva: nello Spazio Tadini ha infatti aperto i battenti il 21 ottobre lo Sport Photography Museum, voluto da una delle socie del centro, Federicapaola Capecchi, che da anni collabora con Alessandro Trovati, fondatore dello Spm e fotografo di sport tra più importanti a livello internazionale. «Lavorando con Trovati ho avuto modo di conoscere tutte le sfaccettature della fotografia sportiva, che è un genere troppo sottovalutato, quasi ritenuto di serie B, e mi sono resa conto che in tutta Europa nessuno aveva pensato di dedicare uno spazio esclusivamente a questo genere».

Alessandro Trovati, “BOLT” (Olympic Games, Rio 2016)

La mostra inaugurale è l’esposizione permanente di Alessandro Trovati: una retrospettiva che comprende tutti i grandi che sono passati dal suo obiettivo: Mohammed Farah, Usain Bolt, Yuri Chechi, Michael Phelps e molti altri. A novembre sarà poi la volta, la prima in Italia, di una personale di Robert Riger, che esporrà anche opere inedite, mentre a febbraio saranno esposti gli scatti dello sloveno Samo Vidic e ad aprile quelli di Alexander Hassenstein.

«Dare spazio allo sport in questo momento è fondamentale in qualsiasi società, perché è portatore di valori sani come il diritto all’uguaglianza, basti pensare ai risultati raggiunti da chi ha una disabilità, e di grandi gesti di sportività, come quello che abbiamo visto quest’estate tra Tamberi e Barshim». Il centro ospiterà inoltre seminari, presentazioni di libri e workshop «Crediamo sia importante diversificare le attività, al di là delle esposizioni, e stiamo anche realizzando il primo archivio fotografico sportivo internazionale: ci occuperemo di digitalizzare tutto il materiale ricevuto in pellicola».

Alessandro Trovati, “Giro D’Italia 2020” (Monreale)

Al di là del valore culturale, artistico e documentaristico degli scatti che saranno ospitati dal centro, relativi ai grandi eventi sportivi o più semplicemente al gesto atletico in sé, lo Sport Photography Museum è stato infatti concepito come un luogo dove aprire una riflessione sui valori che lo sport e gli sportivi contribuiscono a veicolare: con le loro imprese e con l’esecuzione perfetta dei movimenti, che si traducono in scatti incredibili, dove è racchiusa tutta l’essenza dello sforzo e della passione.