Sul banco dei ricchiI Pandora Papers e la gogna a priori per i milionari

Non è certo che tutti i benestanti citati nell’inchiesta giornalistica sulle società di comodo abbiano compiuto un reato. Ma per alcuni media l’unica cosa che conta è ribadire lo stereotipo del facoltoso che nasconde i soldi nel paradiso fiscale

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Secondo la mitologia greca, il vaso di Pandora conteneva tutti i mali conosciuti dall’umanità, come la malattia e la morte. Quando Pandora aprì il vaso, li liberò nel mondo. I giornalisti investigativi che stanno ora diffondendo nel mondo i Pandora Papers (così come avvenuto con i Panama e Paradise Papers) si sentono proprio come Pandora. 

I Pandora Papers contengono informazioni sui proprietari di società di comodo. La copertura mediatica si riferisce a una fuga di notizie o fuga di dati. In realtà, “fuga di dati” è una frase eufemistica per dire che i dati sono stati rubati attraverso l’hacking illegale. È l’equivalente di qualcuno che vi ruba dei soldi o accetta dei soldi rubati e poi sostiene che le banconote sono scappate da una perdita nel vostro portafoglio. Negli articoli di questi giorni vengono diffusi nomi di persone che attualmente possiedono o hanno posseduto (e in alcuni casi molti anni fa) società di comodo.

Se queste società di comodo siano state usate per nascondere attività illegali o disdicevoli non è stato ancora stabilito. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, i cui giornalisti hanno coordinato questa e altre simili inchieste, scrive che «fare affari nei paradisi fiscali non è contro la legge, e molti degli affari e investimenti di cui si parla a seguito della fuga di notizie sembrano essere perfettamente legali. L’illecito avviene quando il reddito imponibile riportato nei paradisi fiscali non viene dichiarato alle autorità del fisco nazionali. Questo, a sua volta, è però quasi impossibile da verificare per i media».

Tuttavia, queste parole si perdono all’interno di una marea di nomi che sono in qualche modo associati al denaro sporco. I media che riportano i Pandora Papers insinuano soprattutto che già solo il fatto di essere al cospetto di società di comodo sia automaticamente riprovevole. Facendo queste insinuazioni, i giornalisti denunciano figure di spicco nel campo della politica, dello sport e degli affari e li mettono così sotto una cattiva luce.

Si può supporre che le società di comodo siano frequentemente utilizzate da chi ricicla denaro, da trafficanti di droga e politici corrotti di tutto il mondo. E visti molti dei nomi che ora vengono menzionati, l’ipotesi è che le accuse siano giustificate.

Ciò che colpisce, tuttavia, è che in molti articoli, passati e presenti, i ricchi o i super-ricchi vengano tutti posti sotto il sospetto generale e messi sul banco degli imputati. Ovviamente gli articoli e i servizi giornalistici servono non tanto a chiarire i fatti ma ad alimentare una campagna mediatica.

Ogni volta i giornalisti preparano le loro campagne con il tipo di professionalità normalmente utilizzata nelle campagne di marketing internazionale di grandi marchi: si cercano giornali partner in tutto il mondo e tutti lavorano insieme con precisione quasi militare. Quando i Panama Papers facevano notizia, la Süddeutsche Zeitung aveva un illustratore a tempo pieno che lavorava esclusivamente al progetto e ha persino pubblicato un filmato per documentare come è stato realizzato il reportage. 

Nessuno si preoccupa molto di come i dati sono stati acquisiti e se è giusto pubblicare queste notizie personali in barba alla privacy. Tutti operano secondo il principio che il fine giustifica i mezzi. E poiché molti dei lettori dei giornali ritengono già che la maggioranza dei ricchi e dei super-ricchi siano comunque evasori fiscali, le rivelazioni non fanno che confermare tali opinioni preconcette. 

Non sono però a conoscenza di un solo studio scientifico che abbia mai stabilito che la maggioranza dei ricchi evada le tasse o che lo faccia più frequentemente di tutti gli altri. Naturalmente, l’entità delle tasse non pagate di cui si parla in relazione ai ricchi è molto più grande di quella di qualcuno che ha una donna delle pulizie in nero. 

È molto probabile che un gran numero di persone i cui nomi appaiono ora sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo non solo non abbiano mai fatto nulla di illegale, ma nemmeno nulla che possa essere considerato moralmente riprovevole. Naturalmente, altre persone i cui nomi appaiono nei Pandora Papers sono ora giustamente sotto i riflettori per condotte a dir poco discutibili. Ciò che manca è qualsiasi tentativo di tenere separate queste due categorie di persone.