Update a puntiPerché Tesla rilascia l’aggiornamento per la guida automatica soltanto ai guidatori “perfetti”

Dopo i continui rinvii, la versione Beta del nuovo software delle auto potrà essere scaricata dai conducenti che hanno tenuto un comportamento sicuro in strada. La tecnologia che viene implementata, tuttavia, desta diverse perplessità tra le autorità di sicurezza stradale

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In Tesla, futuro fa rima con presente. Stavolta però, rischia di farsi attendere più del dovuto; almeno, se si parla di un futuro sicuro. Giovedì 9 ottobre, attraverso il suo profilo Twitter, Elon Musk ha comunicato – scusandosi – che l’aggiornamento software per la guida autonoma delle automobili Tesla sarebbe stato posticipato di qualche giorno, a causa di «alcune preoccupazioni dell’ultimo minuto».

L’aggiornamento implementa a bordo dei veicoli del marchio la tecnologia Fsd, Full self-driving, un sistema di guida automatica in sviluppo da tempo: a maggio 2021 è stato testato da circa 2mila dipendenti e clienti, salvo poi essere reso disponibile in versione beta (10.2), lunedì 11 ottobre. Ma non a tutti: potranno procedere con l’installazione dell’update solo i proprietari che hanno ottenuto un punteggio di guida sicura “perfetta” per almeno una settimana.

Il sistema ricorda un videogioco: con un perfect score di 100 su 100, l’autista accede al premio, ovvero il download dell’aggiornamento. Per ottenerlo, deve mantenere una guida priva di pericoli: evitare il superamento dei limiti stradali, le brusche frenate o le virate aggressive nel traffico. Un approccio, quello della gamification basato su una ricompensa in cambio di un comportamento premiante, spesso utilizzato da Tesla.

La tecnologia Full self-driving è in cantiere da tempo: ha superato un periodo di test iniziato nell’aprile 2020, durante il quale sono stati registrati più di 4 miliardi di chilometri percorsi da veicoli Tesla su strade pubbliche. In aggiunta, sono state effettuate milioni di simulazioni al computer e a marzo 2019 è stato installato su tutte le nuove auto prodotte un chip per la guida autonoma. L’Fsd è basato sull’addestramento di una rete neurale che memorizza e registra il comportamento di migliaia di conducenti immagazzinati attraverso telecamere a luce visibile e informazioni provenienti da componenti utilizzati per altri scopi (come mappe tridimensionali per la navigazione e sensori ultrasonici per il parcheggio).

I ritardi nel rilascio dell’aggiornamento, tuttavia, hanno sollevato più di una perplessità. In uno studio condotto da Guidehouse Insight a maggio di quest’anno, Tesla si era classificata ultima sia per strategia che per esecuzione della guida autonoma. Lo studio era stato condotto sulla scia delle polemiche legate alla notizia di un incidente mortale avvenuto a Houston, in Texas, mentre – si suppone – il conducente aveva attiva la modalità di guida automatica.

Inoltre, ad agosto di quest’anno, la National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa, l’agenzia governativa statunitense che si occupa di sicurezza stradale) ha aperto un’indagine formale sull’autopilot sviluppato da Tesla. Un comunicato pubblicato sul sito ufficiale ha sollevato dubbi relativi alle difficoltà dell’Intelligenza artificiale nel riconoscere i veicoli fermi in stato d’emergenza. L’agenzia aveva già aperto singole indagini per incidenti mortali in cui erano risultate coinvolte automobili Tesla, con 30 fascicoli e 10 vittime dal 2016.

Non finisce qui: qualche settimana fa, gli studiosi legali William Widen e Philip Koopman hanno avanzato pesanti accuse all’azienda, sostenendo che i suoi ingegneri avessero spacciato l’Fsd come tecnologia Sae Level 2 – un livello basso nella scala di classificazione della qualità della guida automatica realizzata dalla Society of Automotive Engineers – al fine di «evitare la supervisione normativa richiesta». I due studiosi hanno anche esortato i dipartimenti statali dei trasporti degli Stati Uniti a classificare la tecnologia come Sae level 4, per evitare «situazioni drammaticamente rischiose scaturite dai veicoli».