Buona la secondaMagdalena Andersson è diventata la prima premier donna in Svezia, di nuovo

La leader del partito socialdemocratico guiderà nei prossimi 10 mesi un governo di minoranza, con il bilancio approvato dall’opposizione di centrodestra. Tra la gestione della quarta ondata e la crescita elettorale del movimento nazionalista costringerà l'esecutivo di affrontare in modo più deciso i temi legati alla criminalità e all'immigrazione

LaPresse

La seconda volta è quella buona. Alla fine, il Parlamento monocamerale svedese, il Riksdag, ha nuovamente dato la sua fiducia a Magdalena Andersson: nonostante il sì di soli 101 deputati e i 75 astenuti è lei il successore di Stefan Löfven alla guida del governo di Stoccolma. All’opposizione non è infatti bastato raggiungere quota 173, poiché servivano almeno 175 no (cioè il 50 per cento più uno dei membri della Camera) per bloccare il nuovo esecutivo. «La mia intenzione è formare un governo interamente socialdemocratico», ha dichiarato Andersson che oggi ha infranto un record: è infatti la prima donna a diventare capo del governo in Svezia. La gestione di un governo di minoranza per l’anno che resta, visto che a settembre 2022 si andrà al voto, non si preannuncia però semplice, visto la frammentarietà dei possibili alleati, come i Verdi e il Partito di Centro, e l’unità dell’opposizione di centrodestra, in cui spicca il movimento nazionalista dei Democratici Svedesi.

La crisi
Ciò che il governo Löfven aveva mostrato negli scorsi mesi si è puntualmente ripresentato negli ultimi giorni. Se a luglio era stato il Partito di Sinistra a votare contro i socialdemocratici, stavolta sono stati i Verdi a votare contro i propri alleati, ponendosi di traverso alla manovra di bilancio dell’esecutivo di coalizione a cui avevano appena dato la fiducia appena 7 ore prima. «Andersson è l’unica adulta nella stanza», ha sentenziato il segretario del Partito socialdemocratico svedese, Tobias Baudin, evidenziando le accuse reciproche che si sono mossi Verdi e Partito di Centro.

Il caso era iniziato quando la neopremier Andersson si era assicurata un accordo dell’ultimo minuto con il Partito della Sinistra per aumentare le pensioni in cambio del loro sostegno all’elezione come primo ministro. L’accordo però aveva indispettito gli alleati centristi, che avevano subito ritirato il sostegno alla manovra di bilancio, che a quel punto non aveva più voti sufficienti per passare in Parlamento. A passare è stata così la manovra di bilancio dell’opposizione di centrodestra. Se la premier Andersson si era detta a malincuore in grado di governare con quel budget, i Verdi hanno invece preferito lasciare il governo piuttosto che accettare un bilancio redatto dall’estrema destra. 

«Da femminista sono contenta che abbia rotto il tetto di vetro esterno, ma certo adesso ci tocca un altro governo socialdemocratico», è stato il commento ad Aftonbladet di Emma Bausch, leader della formazione di centrodestra dei Democratici Cristiani. Eppure, non è un caso che sia proprio Andersson la prima a riuscirci. Figlia dell’insegnante Birgitta e del professore di statistica Göran, la neopremier ha sempre avuto una volontà di ferro nel porsi gli obiettivi da raggiungere, a prescindere dalle situazioni contingenti. L’esempio migliore lo ha fornito in un’intervista all’agenzia di stampa TT il suo ex allenatore Christer Johansson, oggi rappresentante locale del Partito della Sinistra a Knivsta: «Una volta durante gli esercizi, si ruppe il piede e dovettero metterle il gesso. Una volta tolto, è subito tornata in piscina con le stampelle determinata ad allenarsi, ignorando il consiglio di aspettare che il piede non le facesse più male», ha dichiarato Johansson.

Una determinazione trasferita in maniera identica in politica sin dal 1983 quando, a 16 anni, è entrata a far parte della sezione giovanile dei socialdemocratici, diventando presidente della locale sezione di Uppsala appena quattro anni dopo. Economista di formazione con studi alla London School of Economics, la carriera politica di Andersson è iniziata soltanto nel 2014, quando è stata eletta al parlamento svedese, ma da lì è stata inevitabile l’ascesa al governo, dove ha ricoperto il ruolo di ministro delle finanze in tutti e tre i governi Löfven. La fine dell’ultimo esecutivo ha rappresentato per lei la definitiva consacrazione: è stata infatti nominata prima leader del partito socialdemocratico e infine capo del governo svedese.

Il voto del 2022 
Il bello però viene adesso. «Non penso di avere davanti soltanto 10 mesi, immagino piuttosto di avere 10 anni», ha dichiarato la neopremier in conferenza stampa subito dopo l’investitura. Uno dei problemi più gravi che dovrà affrontare il nuovo esecutivo è la pandemia: la media dei casi a 7 giorni in Svezia è a oggi in rialzo, con 1445 nuovi positivi ogni giorno, e la campagna vaccinale sembra procedere ancora a rilento, visto che soltanto i 2/3 della popolazione, poco più di 7 milioni di persone, risulta aver ricevuto la doppia dose. 

Altro problema è il bilancio, che rimane quello approvato congiuntamente dai Moderati, dai Democratici Cristiani e dai Democratici svedesi. La versione della manovra dell’opposizione è profondamente diversa da quella del governo, visto che per esempio destina meno risorse alle famiglie o all’ambiente e di più invece alla riduzione delle tasse, all’aumento dei salari per le forze di polizia e al rafforzamento del sistema giudiziario. 

Non un bel segnale in vista del 2022, anno elettorale che rischia di vedere crescere ancora i Democratici Svedesi. La loro popolarità ha infatti subìto un deciso rialzo a causa soprattutto dalla criminalità in aumento e dalle tensioni legate all’immigrazione. Secondo quanto riportano i sondaggi di Politico Europe il partito di Jimmie Kesson è a oggi stabilmente al 20 per cento; terza forza politica dopo i socialdemocratici, dati al 27 per cento, e i Moderati, che invece inseguono al 22 per cento. 

Tranne alcuni casi eccezionali, la maggioranza dei partiti ha sempre mantenuto una sorta di “cordone sanitario” intorno ai Democratici svedesi che però difficilmente potranno essere ignorati ancora a lungo, visto che hanno un quinto degli elettori dalla loro parte. Per questo l’obiettivo di Andersson in questi dieci mesi di governo sarà quello di rafforzare la posizione dei socialdemocratici su temi come la criminalità e l’immigrazione, oggi molto sentiti dagli elettori, ma anche di sbloccare dossier rimasti per lungo tempo bloccati dai Verdi, come l’espansione dell’aeroporto Arlanda di Stoccolma e un deposito finale per i rifiuti di combustibile nucleare. Se tutto questo basterà a ottenere il consenso degli elettori e a respingere l’assalto del centrodestra lo scopriremo tra 10 mesi.