Fine congedo maiLa risposta all’esibizionismo dei genitori social è una sola: dateci più asili

Anziché applaudire la deputata inglese che porta il figlio in Parlamento, o quella che insulta il marito su TikTok per averle usurpato il ruolo di best parent, ecco una proposta modesta che consente a padri e madri di unire la cura della prole al bisogno di lavorare. Senza eroismi

di Artem Kniaz, da Unsplash

Ma io perché devo stare qui a spaccarmi la testa con la mia verità quando potrei monetizzare il sentimento popolare? Non voglio diventare ricca? Perché nessuno mi ha ancora commissionato il grande romanzo sulla genitorialità che tutti stanno aspettando? Non voglio diventare il soggetto di una serie malincomica di Netflix? Dio, perché mi hai fatto così scema?

L’altro giorno ho letto che la sceneggiatura di “Ritorno al futuro” è stata rifiutata 40 volte prima di andare in produzione. Sono altresì convinta che siano storie come questa che fanno dire agli incapaci quanto sia ingiusto che i loro romanzi prendano polvere nel cassetto: non sono io che non so scrivere, sono loro che non sanno leggere.

Ma adesso basta, mica sono un’incapace, io. Se voglio fare i soldi, ottenere consensi, posizionarmi bene, devo parlare delle cose che stanno a cuore all’attivismo social. Partirò facile, parlerò del privilegio: termine largo, generalista, da prima serata. Meglio che il privilegio riguardi i maschi, così riesco a coprire sia il target femministe che il target mamme: l’intersezione tra i due insiemi pare che sia in grado di generare il polonio. Ricordiamo che il polonio è stato scoperto da Marie Curie: donna, mamma, Nobel. Un caso? Io non credo.

Parliamo di privilegio paterno. Mamme, colleghe, Nobel, diciamo basta ai padri che passano per eroi per aver cambiato il pannolino a vostro figlio, che incidentalmente è spesso anche loro. Ho letto di questo post che circola, i più posizionati di me dicono “virale”, di una mamma americana, Chloe, che si è risentita perché dopo aver postato la foto di suo marito con i figli «mentre le dava una mano», lui è stato definito martire, eroe, indispensabile aiuto, scroscio di applausi dai tinelli.

Non bisogna mai dire che un papà «sta dando una mano». Mai. Vi cancellano. Vi bloccano. Vi fanno gli screenshot, li ritagliano a forma di patriarcato e ve li appendono alla porta. Voi dovete dire che il padre fa il padre. Poi dovete dire, guardate che brava, che il lavoro di cura va equamente diviso tra la coppia. Che bisogna estendere il congedo parentale paterno. Sentite qua che brava, che genio, che mentalità: facciamo un congedo parentale perpetuo. Credete che i figli smettano di avere bisogno di noi dopo qualche mese? Vi sbagliate di grosso. Credete che lascerò che il mio lavoro di cura finisca quando mio figlio se ne andrà di casa? E perché mai di grazia dovrebbe andarsene di casa? Forse per prendere una casa un pochino più piccola, solo per lui e per sua madre, una madre che lo manterrà con il congedo parentale perpetuo. Marie Curie, se per cortesia ti levi, te e i tuoi premi svedesi.

Tornando a Chloe, fa tutta questa tirata dicendo che il marito ha un lavoro, mentre lei ha un’impresa. Una pasticceria. «My husband has a job. I have a business». Mentre questo pezzo è in scrittura, lui non ha ancora chiesto il divorzio. Per mesi si è fotografata con chili di burro e farina sulle spalle e il pancione di 9 mesi, poi arriva questo maschio che sta con i figli per dodici minuti e boom, tutto quel dimostrare di essere mamma e imprenditrice e pasticciera non è servito a niente, e se questa non è cancel culture io davvero non capisco più il mondo.

Chloe, che non è scema come me, dopo questo video TikTok è stata chiamata per interviste nei morning show, ha raggiunto il milione e fischia di follower, i suoi dolci sono andati sold out. Devo immediatamente farmi un account TikTok e infamare i miei familiari.

Ieri la deputata laburista Stella Creasy si è presentata in Parlamento con il figlio di 3 mesi in fascia. Le era stato ricordato via mail, e già mi pare incredibile che vada fatto un promemoria a riguardo, che no, i figli al lavoro non te li puoi portare, perché questo Parlamento non è un kinderheim.

Lo sappiamo tutti che con i figli intorno non si riesce a lavorare, giusto? Ma dove ci porterà questo essere così fuori dalla realtà? Per rivendicare cosa, che sono finite le babysitter? La deputata si chiede cosa mai dovrebbero fare le madri lavoratrici. Pagare una tata, ad esempio? Mandarlo all’asilo? Darlo al padre?

Il problema di Creasy è che il bambino è troppo piccolo e va allattato, e poi che i parlamentari non sono riconosciuti come dipendenti e quindi lei non ha il congedo di maternità. Quindi che battaglia è? Personale? Universale? Trasversale? Sapete cosa bisognerebbe fare? Gli asili nido. Gratuiti. Garantiti. Pure montessoriani se volete. Non le ciclabili, gli asili nido.

No, non vi dovete portare i figli in fabbrica o in ufficio o in Parlamento, li dovete portare all’asilo. La gente non tornerà a fare figli per questo, ma almeno chi li ha riuscirebbe a lavorare. E adesso che mi sono resa presentabile voglio vedere se non mi offrono almeno un posto da consigliere comunale, anche se ho scritto quella cosa sulle ciclabili.

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