Sapere in pericoloLa Biblioteca Braidense ha bisogno di aiuto, dice il suo direttore James Bradburne

È la terza biblioteca italiana per ricchezza del patrimonio librario, e si appresta a ricreare lo studiolo di Umberto Eco mettendone in mostra gli oltre mille volumi. Eppure è un luogo che continua a subire tagli e riduzione del personale

LaPresse - Mourad Balti Touati

La Biblioteca nazionale Braidense di Milano: un presidio culturale universalmente riconosciuto, di proprietà statale, alle dipendenze dalla Direzione generale biblioteche e istituti culturali e del ministero per i Beni e delle attività culturali e del turismo. È la terza biblioteca italiana per ricchezza del patrimonio librario, stimato in circa 1.500.000 volumi.

Uno di quei luoghi, come diceva Umberto Eco, che sono «macchine per produrre interpretazione. Quindi macchine per produrre interiorità», sui quali invece si addensano le nubi di un presente difficile e di un futuro incerto, tanto da indurre il direttore, James Bradburne a lanciare un allarme, denunciando senza mezzi termini che le biblioteche «ovunque in questo paese sono minacciate di chiusura». L’abbiamo intervistato per capire cosa intende.

Il primo dato che sconcerta è  la drastica riduzione dei vostri collaboratori, da 145 a 33 dipendenti totali, con una riduzione ancora più severa dei bibliotecari, passati da 33 a due.
Questa riduzione del personale, partita 15 anni fa, deriva da diversi fattori, come pensionamenti, mancate assunzioni e il fatto che non facendo parte della logica del turismo, le biblioteche sono state dimenticate e i loro budget ridotti.

I concorsi pubblici in Italia sono molto spesso fermi, e in ogni caso indetti a livello nazionale. C’è un’alternativa?
Credo che l’unica soluzione sia di riprendere le assunzioni, secondo uno piano strategico di 3 o 5 anni, tramite concorsi, trasparenti ma soprattutto locali, per garantire che possiamo assumere le persone giuste per le attività rilevanti per la Biblioteca Braidense. I concorsi nazionali non potrebbero garantire che la persona giusta arrivi al posto giusto.

Alla luce di tutto questo, quali sono state le risposte che avete finora ricevuto dalle istituzioni, a partire proprio dal ministro della Cultura?
Tutte le biblioteche nazionali sono nella stessa situazione, e il ministero ne è ben consapevole. Purtroppo, visto che sul piano nazionale è una situazione che non permette una soluzione, e dato che la politica fino ad ora non è stata in grado di proporne una, forse bisognerebbe cominciare a considerare un’autonomia locale sulle assunzioni.

Siete in procinto di accogliere oltre 1000 volumi del compianto Umberto Eco, ricostruendo il suo studiolo.  Un’impresa importante, che riguarda uno dei più significativi intellettuali della seconda metà del ‘900, ma che rischia di non avere il rilievo che meriterebbe.
Sui disagi, vincerà la sostanza. Quando lo studiolo aprirà a fianco della Sala Manzoniana, insieme con una grande mostra dal 4 maggio al 7 luglio 2022, “L’idea della Biblioteca”, sviluppata con gli studiosi del Centro Umberto Eco a Bologna, dove si trovano l’archivio e i libri moderni da Eco, insieme con il prestigioso Warburg Institute di Londra, tutto avrà il risalto che merita.   La nostra pratica è di promuovere gli eventi e le mostre quando sono pronti, non prima. L’acquisto dell’Archivio Umberto Eco è un’operazione congiunta con l’università, e c’è un comitato di valorizzazione che include entrambi gli istituti e anche la famiglia Eco per programmare gli eventi per promuovere al meglio la memoria di Umberto Eco.

Tornando alle biblioteche, c’è anche un passo, legato all’innovazione, che si dovrebbe tenere?
Sì, con poche eccezioni come la British Library e la New York Public Library, le biblioteche stanno affrontando ovunque un cambio di ecosistema in cui dovranno ridefinirsi tenendo conto delle pratiche nuove della lettura, dell’editoria e del ruolo del digitale. Non tutti sono stati in grado di reimmaginare la biblioteca e il suo nuovo ruolo nella società digitale contemporanea

È anche un modo di reagire alle disattenzioni della istituzioni: cambiare e produrre cultura, nonostante tutto.
Certo, infatti noi stiamo utilizzando risorse esterne per aiutare il personale a garantire i servizi al pubblico, e stiamo sviluppando una ricca offerta di attività di valorizzazione in presenza e online, come le mostre, gli eventi, le presentazioni e le attività didattiche.