Super Mario PassDraghi fa la cosa giusta, grazie a un equilibrio politico che in troppi vogliono smontare

Un presidente della Repubblica che garantisca il massimo di continuità, Draghi ancora a Palazzo Chigi e una legge elettorale proporzionale che tolga di mezzo il bipolarismo isterico e paralizzante di questi anni sono scelte che si tengono l’una con l’altra, e che dovrebbero risultare persino ovvie alla luce dell’esperienza di questi mesi

di Amirali Mirhashemian, da Unsplash

Se l’Italia si trova oggi in una situazione migliore di buona parte dei suoi vicini è perché, per una volta, con il Covid ha giocato davvero di anticipo. Il governo guidato da Mario Draghi ha fatto cioè l’esatto opposto di quel che ha fatto Giuseppe Conte all’arrivo della seconda ondata. E dico proprio lui, prima ancora che il suo governo, perché è noto come sia stato proprio l’allora presidente del Consiglio, nel folle autunno del 2020, quello dei quattro decreti in quattro settimane, a ripetere ai ministri più ragionevoli che occorreva aspettare, con l’argomento, davvero illuminante, che misure premature non sarebbero state capite dall’opinione pubblica.

Il motivo per cui l’ondata che sta travolgendo l’Europa, a differenza della precedente, non ha già travolto l’Italia, è tutto qui. Nella scelta – compiuta prima degli altri, cioè prima che contagi, ospedalizzazioni e morti la rendessero non solo inevitabile, ma pure tardiva – di imporre il green pass anche sui luoghi di lavoro.

Di fronte al dilagare dell’epidemia intorno a noi, e al conseguente peggioramento dei dati, è dunque perfettamente logico che il governo faccia un passo ulteriore nella stessa direzione, come annunciato ieri, stringendo ulteriormente le maglie del green pass.

Da un certo punto di vista, la scelta compiuta ieri dal governo, sebbene più radicale della precedente, è anche relativamente più semplice. Quando si è trattato di imporre l’obbligo del green pass anche sui luoghi di lavoro, infatti, nessuno poteva sapere per certo come sarebbe andata a finire: come avrebbero reagito gli italiani, quanto avrebbero funzionato i controlli, cosa sarebbe accaduto nelle piazze, in Parlamento e in televisione. Oggi, invece, lo sappiamo. Non per niente, anche tra i commentatori più scettici, toni e argomenti si sono fatti assai più misurati. Lo stesso si può dire degli oppositori politici.

Qui si nasconde però anche l’insidia più misteriosa, inspiegabile e minacciosa dell’attuale situazione politica. Seguitemi un minuto.

Tanto gli apologeti del governo Draghi quanto i suoi acerrimi nemici dovrebbero concordare sul fatto che il miracolo appena descritto è stato reso possibile, prima che dalle personali capacità di Draghi, dal miracoloso equilibrio politico che lo sostiene. Dal fatto cioè che le difficilissime scelte compiute sono state appoggiate da un arco di forze che va dalla sinistra radicale alla Lega. Con qualunque altro equilibrio sarebbe stato tutto un altro discorso. Immaginatevi cosa sarebbe capitato in questi mesi, nelle piazze, con un governo di centrosinistra, cui si fosse contrapposta una destra inevitabilmente egemonizzata dalle posizioni più irresponsabili, come quelle di Giorgia Meloni, e fino a ieri dello stesso Matteo Salvini. Figuriamoci poi un governo di centrodestra guidato da loro.

Se in pochi mesi siamo riusciti a invertire la rotta, a onta della classifica che ci vedeva tra i paesi con più morti di Covid al mondo, il merito non è solo di Draghi e del generale Figliuolo (sempre sia lodato), così come non è tutta e solo colpa di Conte la situazione precedente. Perché stiamo parlando di una battaglia che si combatte nella società, a tutti i livelli, in cui non bastano le norme, ma è necessario che ciascuno faccia la propria parte. Se oggi siamo in una situazione relativamente tranquilla, è anche perché la battaglia politica e culturale contro i no vax non è stata combattuta soltanto dalla stampa liberale e progressista, ma ad esempio anche da un giornale come Libero. Scelta di cui peraltro andrebbe reso merito ad Alessandro Sallusti, che ha svolto una funzione importante (esattamente quella che finora non hanno voluto svolgere, purtroppo, diversi programmi televisivi, per non parlare dei sindacati, di certi intellettuali erroneamente considerati progressisti e di giornali populisti di vario genere).

Se dunque la felice eccezione italiana, nell’Europa colpita dalla quarta ondata, è stata resa possibile dal miracoloso equilibrio politico sopra descritto, resta da capire per quale ragione in tanti, a destra e a sinistra, appaiano così ansiosi di porvi fine. Per quale motivo, tanto nella scelta del presidente della Repubblica quanto nelle scelte (o non scelte) relative alla legge elettorale e alla conclusione della legislatura, si voglia fare di tutto per accantonare il prima possibile l’unico assetto del sistema politico che alla prova dei fatti si è dimostrato compatibile con la nostra sopravvivenza. Per quale diavolo di ragione non si fa che parlare, in pubblico e in privato, di un pronto ritorno a quel sistema bipolare che renderebbe letteralmente impossibile tutto quello che ci ha permesso di cavarcela fin qui.

Non si tratta di rinunciare alla possibilità di tornare quanto prima a un fisiologico confronto tra destra e sinistra, ma dell’esatto contrario: di costruire un sistema più flessibile, in grado di affrontare le crisi senza sospendere e rinnegare tutti i principi sui quali ufficialmente si fonda, come è sistematicamente accaduto con il bipolarismo di coalizione italiano e con la retorica (incostituzionale) del governo scelto direttamente dagli elettori: nel 1995 con il governo Dini, nel 2011 con il governo Monti e nel 2021 con il governo Draghi. Una flessibilità tanto più necessaria dal momento in cui l’emergenza che ha reso necessario il governo Draghi è ben lontana dall’essere conclusa.

Alla luce dell’esperienza di questi mesi, eleggere un presidente della Repubblica che garantisca il massimo di continuità, tenere Draghi a Palazzo Chigi e varare una legge elettorale proporzionale dovrebbero apparire scelte persino ovvie, perché nell’interesse di tutti. Purtroppo però nella politica italiana gli stupidi che vogliono fare i furbi non mancano mai, e sono anche più pericolosi dei farabutti.