Impatto zero a zeroIn Inghilterra il calcio ha un problema con il cambiamento climatico

Gli eventi atmosferici fuori dalla norma costringono a sospendere e posticipare oltre 62mila partite ogni anno, a tutti i livelli. Si riduce anche la pratica dello sport di base, che produce benefici sia in termini di benessere sia a livello sociale

AP/Lapresse

Nell’ultimo fine settimana, la 13esima giornata di Premier League, il massimo campionato di calcio inglese, è stata rallentata dalla fitta nevicata che si è abbattuta sull’area di Burnley e ha reso il campo impraticabile. La bufera ha costretto al rinvio di Burnley-Tottenham, così la formazione londinese allenata da Antonio Conte è rientrata nella capitale inglese senza poter scendere in campo.

È solo l’ultimo esempio di come il clima stia danneggiando il calcio nel Paese che in cui questo sport è stato inventato e diffuso in epoca moderna, almeno così dicono loro. Succede da molto tempo, ma negli ultimi anni gli effetti di eventi atmosferici fuori dalla norma non stanno solo costringendo a rinviare e spostare le partite: l’emergenza climatica mondiale mette a rischio l’esistenza stessa di alcuni club in tutta l’Inghilterra.

È il caso del Carlisle United, un piccolo club della quarta divisione inglese (League Two), il cui campo di Brunton Park vive sotto la costante minaccia di inondazioni, come testimoniano gli episodi del 2005 e del 2015.

Quando sei anni fa la tempesta “Desmond” ha travolto la Gran Bretagna, i giocatori del Carlisle erano in trasferta a Welling (una vittoria larga per 0-5). Quando sono rientrati festeggiando in Cumbria hanno trovato il loro stadio sommerso dall’acqua: dagli spalti, guardando il campo, si potevano vedere solamente le traverse delle due porte; uffici e spogliatoi erano simili alle vasche di un acquario. All’esterno, le auto dei giocatori erano state spazzate via dalla tempesta.

Dopo aver pianificato i lavori di recupero, il proprietario del club ha provato a sottoscrivere un’assicurazione, ma è stato praticamente impossibile: “Desmond” è la tempesta più distruttiva che abbia mai colpito la regione, ma i modelli predittivi, spiega la Bbc, dicono che nuovi eventi climatici di questa portata saranno sempre più frequenti, con il 59% di probabilità che si verifichino in futuro a causa del cambiamento climatico.

Il mese scorso, uno studio condotto dalla Climate Coalition ha stimato che ogni anno circa 62.500 partite amatoriali nel Regno Unito vengono rinviate o cancellate a causa delle condizioni meteorologiche: sempre più spesso pioggia, neve, ghiaccio o calore rendono le partite impossibili.

E in media i club delle leghe minori e amatoriali in Inghilterra perdono cinque settimane ogni stagione a causa del maltempo, media che sale a sette partite in Galles, l’area più colpita del Regno Unito.

Presidenti, amministratori delegati e segretari di club sono costretti a spese extra e inattese per proteggere le loro squadre dagli effetti dell’emergenza climatica: per alcuni club è diventata una lotta per la sopravvivenza.

Fiona Dear, una delle ricercactrici di The Climate Coalition, ha spiegato che il vero problema – più che i piani alti della piramide calcistica – riguarda lo sport di base: «I migliori giocatori di calcio possono essere superstar globali, ma rappresentano solo la punta dell’iceberg. Il calcio di base rimane la linfa vitale del gioco, nonché un modo per stare in salute, socializzare e stare vicino alla propria comunità: questo è ciò che rende i risultati dello studio così allarmanti».

Una recente analisi di Sport England rivela che le persone di età superiore ai 16 anni che giocano a calcio sono diminuite da 2,3 milioni nel 2016 a meno di 1,9 milioni nel 2020. Un dato che rischia di avere ricadute enormi sul Paese in termini sociali e sanitari.

È anche per questo motivo che ai vertici della piramide calcistica qualcosa sta cambiando. Magari si tratta di scelte che possono influire poco in termini di conseguenze dirette, ma sono segnali importanti per contribuire a cambiare l’approccio della politica e delle istituzioni su certi temi.

Lo scorso settembre il Tottenham aveva provato a organizzare, per il derby contro il Chelsea, una “Game Zero” – la prima grande partita a impatto zero. A tutti i calciatori è stato chiesto di muoversi in maniera sostenibile, con le due squadre che sono arrivate allo stadio su bus alimentati con biocarburante. Ma il passo più importante, come ha scritto Matteo Lignelli sulla Gazzetta dello Sport, riguardava i tifosi: «Il club li ha incoraggiati ad andare allo stadio coi mezzi pubblici oppure in bici, consumare cibo vegano e differenziare i rifiuti nel modo giusto».

Negli ultimi giorni si è parlato dell’impegno del Brentford Fc, club neopromosso in Premier League che in accordo con il proprio sponsor tecnico Umbro non rilascerà una nuova prima maglia per la stagione 2022/23. È una scelta che ha ricadute economiche, sul club e sui tifosi – che non saranno invogliati a comprarne di nuove – ma anche in termini di sostenibilità ambientale: saranno prodotte meno maglie nuove e non ci sarà una nuova corsa all’acquisto all’inizio della prossima stagione. Un buon modo per limitare produzione e consumo di nuovi capi d’abbigliamento (qui Linkiesta aveva raccontato i problemi del mondo della moda con la sostenibilità).

L’esempio più virtuoso del calcio inglese, in termini di sostenibilità ambientale, arriva invece da un club piccolo della League Two: il Forest Green Rovers è la squadra più ecosostenibile di tutte. La divisa è realizzata con materiali riciclati, ed è solo l’esempio più evidente di una politica societaria totalmente green voluta dal presidente Dale Vince (fondatore dell’azienda Ecotricity).

Lo stadio The New Lawn è stato inaugurato ufficialmente nel settembre del 2006 (ha sostituito il vecchio The Lawn Ground) è uno stadio in legno progettato dallo studio di Zaha Hadid, circondato da un parco di oltre 400 mila metri quadrati di verde. Oggi The New Lawn è un esempio di come gestire un impianto del genere – conta oltre 30mila posti a sedere – in maniera sostenibile: utilizza per il 10% del suo fabbisogno l’energia elettrica proveniente dall’impianto fotovoltaico collocato sui tetti della struttura; il manto erboso è concimato esclusivamente con prodotti naturali e i giardinieri provvedono a innaffiarlo con l’acqua piovana che viene raccolta in grandi vasche di deposito attraverso un sistema di canali.

La minaccia del cambiamento climatico, per il calcio come per altri settore, è spesso inteso come un problema di domani. Ma il gioco sta già sentendo il suo impatto: per fortuna qualcuno lo ha capito.

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