Teoria e prassiLa lezione di Einaudi e la strategia federalista europea

Non è difficile trasporre la visione del celebre presidente della Repubblica nell’attuale dibattito sul futuro dell’Europa enucleando gli elementi essenziali del federalismo necessario dello statista italiano in un trattato globale e coerente che contenga un bilancio federale come conseguenza della moneta unica

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Sono trascorsi sessanta anni dalla scomparsa di Luigi Einaudi, che fu presidente della Repubblica italiana a cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta e cioè dalle conclusioni del Congresso dell’Aja (7-9 maggio 1948) alla Conferenza di Messina (1-3 giugno 1955) perché il suo mandato fu dal 12 maggio 1948 all’11 maggio 1955 in quel periodo di tempo della costruzione europea che va dalla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 fino alla caduta della CED il 30 agosto 1954 passando attraverso la creazione della prima comunità del carbone e dell’acciaio (CECA)

Teorico dell’ideologia liberale e dunque maestro della cultura cosmopolita, Luigi Einaudi fu un antesignano della strategia federalista già nel XIX secolo consolidando le sue convinzioni nelle “Lettere Politiche” all’indomani della Prima Guerra Mondiale e riprendendole quando la Seconda Guerra Mondiale non si era ancora conclusa.

Nel ricordare Luigi Einaudi è stato sottolineato lo stretto rapporto fra lo statista liberale e gli autori del Manifesto di Ventotene “per un’Europa libera e unita” poiché a Ernesto Rossi fu consentito di leggere – insieme ad Altiero Spinelli e Eugenio Colorni – i suoi scritti a cui si aggiunsero quelli dei federalisti inglesi come Lionel Robbins ma anche i Federalist Papers scritti negli anni della nascita degli Stati Uniti d’America.

Sappiamo che, contrariamente a Ernesto Rossi che rimase legato all’ideologia liberale ma anche Eugenio Colorni che – dopo una breve adesione a Giustizia e Libertà – aderì al PSI, Altiero Spinelli si era liberato da qualunque legame ideologico e concepì fin dall’inizio la sua battaglia federalista come un impegno nello stesso tempo di teoria e prassi che lo tennero sempre lontano dalle ideologie (considerate “fumose”) di Emmanuel Kant e Pierre Joseph Proudhon eclettico intellettuale socialista, anarchico e federalista.

Altiero Spinelli fu invece attratto dal costituzionalismo federalista globale e pragmatico di Luigi Einaudi che era andato elaborando una sua visione del federalismo europeo, necessario per mettere fine ai confitti fra gli Stati (da lui considerati nel 1919 “polvere senza sostanza”), in cui la concezione del mercato governato da regole pubbliche era integrata in un sistema di politiche interne che definiremmo oggi “esclusive” da attribuire alla federazione (commercio, trasporti, migrazioni, salute, infrastrutture sovranazionali, proprietà industriale..), di poteri propri della sovranità (difesa, giustizia e sicurezza interna, diplomazia), di un livello federale di decisione e di governo con capacità autonoma fiscale rispetto agli Stati federati.

Non è difficile trasporre la visione di Luigi Einaudi nell’attuale dibattito sul futuro dell’Europa enucleando gli elementi essenziali del federalismo necessario dello statista italiano in un trattato globale e coerente che – come il “progetto Spinelli” del 1984 – contenga la suddivisione delle competenze fra federazione e stati federati, i poteri federali, il sistema di decisione e di governo, un bilancio federale come conseguenza della moneta unica.

Abbiamo scritto più volte che il completamento dell’edificio federale può essere raggiunto non solo grazie all’impegno delle forze federaliste ma se al loro impegno si aggiungerà quello delle maggiori culture o ideologie europee che tornino alle origini della loro visione transnazionale che era quella cosmopolita dei liberali, universalista dei cristiani e internazionalista delle sinistre arricchite da oltre trent’anni dalla cultura ambientalista.

Giorgio Napolitano, nel rappresentare l’unità nazionale, ha espresso fino in fondo la sua convinzione che l’interesse del paese coincideva con l’interesse europeo partendo dalla sua cultura internazionalista.

Con la stessa determinazione e con lo stesso rispetto della Costituzione repubblicana, Sergio Mattarella ha espresso durante il suo settennato la sua convinzione europeista partendo dalla sua cultura universalista enucleando quegli elementi della visione federalista che fu di Luigi Einaudi e che ispirarono il costituzionalismo globale di Altiero Spinelli nella teoria e nella prassi della strategia federalista.

Con questa stessa determinazione dovrà essere colta l’occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa per riaprire il cantiere del completamento dell’edificio federale europeo.