Faccia a faccia con OmicronCiarlatani e no vax perdono consenso ogni giorno, e ormai sono irrilevanti

Con una nuova variante del Covid da affrontare, l’impressione è che il pericolo antivaccinista abbia esaurito la sua spinta propulsiva. Almeno si spera

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La nuova clamorosa corsa a vaccinarsi suona come la più umiliante sconfessione dei No vax. Il popolo isola un pezzetto di popolino. Non c’è bisogno di un “marcia dei quarantamila” in risposta alle proteste no vax, il referendum – come ha osservato acutamente Sergio Mattarella – lo ha stravinto quel quasi 90% di italiani che si è vaccinato, non c’è bisogno di altro.

L’impressione è che quei mâitre à penser che in tarda età hanno riscoperto il nichilismo abbiano ormai stufato e infatti non risulta, dati alla mano, che le loro comparsate facciamo crescere gli ascolti di talk show senza troppe idee, giornalisticamente disperati come le housewives di alcuni anni fa. Inutile fare nomi, li conosciamo tutti.

Sarebbe ora di piantarla con questa assurda par condicio tra scienziati e cialtroni, tra virologi e personaggi in cerca di notorietà (e, vedrete, di qualche candidatura: Francesca Donato docet). Il mite Mario Monti è uscito malamente dalla sua mitezza e l’altra sera a La7 ha adoperato una terminologia fascistoide di cui poi si è scusato essendo egli un liberale evocando una regia «dall’alto» per «trovare delle modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione, in una situazione di guerra si devono accettare delle limitazioni alle libertà».

Voleva dire – poi si è spiegato, ma che guaio esprimersi male – che l’informazione televisiva dovrebbe saper scegliere meglio cosa fornire ai cittadini ed evitare di ammannire bufale antiscientifiche, quando non apertamente reazionarie ed eversive, perché è questo ciò che fanno le varie Donato di turno (tanto il nome lo avevamo già fatto), gli arruffapopolo cattedratici e gli arrabbiati del porto di Trieste. I quali – a proposito – dove sono finiti? Dov’è Stefano Puzzer, quell’agitatore che un ministro della Repubblica, Stefano Patuanelli, andò a sentire con la poco istituzionale promessa di riferire al Consiglio dei ministri?

La verità è che i No vax, intesi non come somma di angosce e dubbi individuali ma come operazione politica latamente eversiva, stanno esaurendo la spinta propulsiva.

A Milano dopo una ventina di sabati pomeriggio in piazza, quattro giorni fa erano alcune decine di persone che ormai giocano a guardie e ladri con la polizia recando però gran danno ai commercianti e fastidi ai cittadini; mentre a Roma non c’era letteralmente nessuno.

I capi fascisti che soffiavano sul fuoco sono in carcere, i vari Pappalardo appaiono ormai macchiette invecchiate, i Montesani e Pippifranchi non se li fila nessuno.

Gli allarmi sembrano rientrati, almeno per il momento. Può darsi persino che Omicron alla fine risulti come uno straordinario spot a favore dei vaccini, dato che il “paziente zero” della nuova variante sudafricana ha detto di star bene grazie al fatto di essersi vaccinato.

Tutto bene allora? Ma no, c’è in giro uno scoramento di tipo nuovo, come una rassegnazione ad «abbracciare la croce», si dice a Napoli, di un virus che circolerà anni e anni e che ogni volta dovrà essere ricacciato indietro, con perdite e sofferenze, incespicando negli inevitabili errori della scienza e della politica e tuttavia resistendo ogni volta e progredendo.

Dinanzi a questa autentica resistenza popolare, le squadre dei No vax perdono ogni giorno consensi – il che non esclude future manifestazioni più o meno grandi – e forse anche appoggi di oscura provenienza: chi ha organizzato e finanziato le manifestazioni di Roma, Trieste o Milano è un mistero, così come non è chiaro se esista un “cervello” unitario capace di saldare istanze e ideologie molto distanti tra loro, tra neofascismi “moderni” e vecchi luoghi comuni “ecologisti” senza tempo. E non sarebbe da stupirsi se un giorno scoprissimo che dietro la protesta No vax si nasconde qualche “grande vecchio”, magari straniero.

La perdita di forza dei No vax è inoltre testimoniata, e al tempo stesso causata, dall’affievolirsi del sostegno dei partiti sovranisti.

Soprattutto Giorgia Meloni ha flirtato con una piazza che dallo schierarsi contro il governo è subito diventata antagonista dello Stato, correndo persino il rischio di restare impigliata nella trama di Forza Nuova (a proposito, non doveva essere sciolta?). E di qui la sua incertezza, condivisa con Salvini, se continuare a gettare altre gocce di benzina sul fuoco della protesta: ma alla fine devono anche loro essersi resi conto che la cosa non solo è pericolosa ma non porta voti, meglio lasciar perdere.

Con il super green pass il governo ha individuato una strada efficace senza bisogno di ricorrere all’obbligo vaccinale. Siamo dunque giunti qui, faccia a faccia con Omicron, con lo Stato che organizza la terza dose e gli italiani che rispondono e ancora una volta si rimboccano le maniche. Bene così, per ora. Ancora meglio se tromboni e ciarlatani spariranno dalle nostre serate televisive.