Cercasi intesaLa ministra Cartabia punta ad approvare la riforma del Csm entro Natale

La Guardasigilli ha incontrato i partiti di maggioranza. Nella sua proposta c’è lo stop ai giudici che mentre indossano la toga ricoprono anche incarichi politici. Ma l’ostacolo maggiore è sulla legge elettorale. E l’accordo tra le forze politiche ancora non c’è

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

La sfida più difficile per la ministra della Giustizia Marta Cartabia sarà quella della riforma del Consiglio superiore della magistratura. La Guardasigilli, tra la “correntopoli” di Palamara e il caso di Catello Maresca, prova a chiudere prima di Natale – scrive Repubblica. Il testo con lo stop alle porte girevoli tra magistratura e politica, la nuova legge elettorale per rinnovare il Csm e l’incompatibilità tra chi esercita la funzione disciplinare e chi nomina i vertici degli uffici, dovrebbe approdare a Palazzo Chigi prima della pausa.

Il “metodo Cartabia” punta all’«ascolto e confronto» con i partiti di maggioranza. La ministra li ha incontrati uno a uno, esponendo il suo progetto. Il Csm dev’essere rinnovato tra luglio e settembre. Ma dalle forze politiche sono già emerse forti perplessità e l’accordo ancora non c’è.

I Cinque Stelle si dicono soddisfatti perché è rimasta quasi intatta la legge Bonafede su accesso alla carriera, promozioni, incarichi direttivi. Ma sulle porte girevoli i grillini considerano morbida la soluzione Cartabia. L’idea del partito di Giuseppe Conte è sempre quella dell’aspettativa obbligatoria sia se si viene eletti, sia se non si è eletti. E alla fine del mandato lo stop al rientro diretto in magistratura per andare al ministero della Giustizia oppure all’Avvocatura dello Stato. Sul sistema elettorale, il Movimento poi non è convinto che la proposta di Cartabia sia la migliore possibile, mentre la soluzione individuata da Bonafede era una sorta di sorteggio mascherato.

Dal Pd, con la responsabile Giustizia Anna Rossomando, si riservano di valutare la legge elettorale maggioritaria con più collegi, garantendo la parità di genere. E dopo il caso Maresca, propongono l’obbligo di aspettativa per tutti gli eletti.

Enrico Costa di Azione chiede il diritto di voto per gli avvocati, ma soprattutto un duro sistema di valutazione per i magistrati con i voti da 5 a 10 in base anche agli insuccessi nei processi. La sua proposta è quella di creare il “fascicolo della performance del magistrato”, con tutte le iniziative giudiziarie, quanti processi ha vinto e quanti ne ha persi, quanti imputati sono stati assolti.

Molti dubbi sono stati avanzati dai partiti di centrodestra. Per la Lega, il capogruppo della commissione Giustizia della Camera Roberto Turri ha chiesto a Cartabia una forte stretta sulle porte girevoli, un sistema elettorale con il sorteggio temperato, estremo rigore nelle valutazioni dei giudici. Da Forza Italia, con il capogruppo in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin, emergono le perplessità sulla legge elettorale maggioritaria.

Cosa prevede la riforma Cartabia
Sulla legge elettorale, si propone un sistema maggioritario con correttivi per rappresentare anche i gruppi più piccoli, con collegi binominali, a turno unico, un’unica preferenza e la garanzia della parità di genere. Le candidature dovranno essere almeno sei, il triplo di quelle da assegnare. Se non arrivano spontaneamente, rispetto ai posti da assegnare per ogni collegio, si integrano per sorteggio tra i magistrati che non hanno negato la loro disponibilità. E scatta il sorteggio anche nel caso in cui non sia assicurata la parità di genere. Per parità di genere s’intende che tra le candidature almeno la metà deve essere del genere meno rappresentato.

La scelta della futura legge potrebbe variare anche in base all’aumento o meno del numero degli attuali consiglieri del Csm: oggi ci sono 16 togati e 8 laici, potrebbero diventare rispettivamente 20 e 10 com’era in passato.

Dopo il “caso Maresca”, poi, non sarà più possibile fare contemporaneamente il magistrato e ricoprire incarichi elettivi e politici, come invece è possibile oggi. Un divieto che vale sia per i sindaci e gli amministratori, tanto dei piccoli paesi, quanto delle grandi città, sia per i parlamentari. Su questo vengono accolte le proposte della commissione ministeriale presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani. Ma proprio su questo aspetto, Bonafede e i suoi mantengono una posizione divergente rispetto a Cartabia. Soprattutto sul rientro nel proprio lavoro dopo l’esperienza politica. Bonafede chiude la porta della magistratura ordinaria, e prevede solo la possibilità di andare al ministero della Giustizia oppure all’Avvocatura dello Stato. La ministra Cartabia ritiene che vi siano problemi di costituzionalità perché l’articolo 51 della Carta dice che «chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro». Quindi un divieto di ritorno sarebbe impossibile, ma si possono mettere limiti, dissuasori e divieti.

Cartabia mette paletti anche sulla candidabilità. Innanzitutto il divieto di candidarsi nel collegio in cui è compreso in tutto o in parte l’ufficio giudiziario in cui la toga ha prestato servizio negli ultimi tre anni. Se eletti, i magistrati devono andare in aspettativa senza assegni, fino alla scadenza del mandato, conservando il diritto alla conservazione del posto e il computo ai soli fini pensionistici del periodo trascorso in aspettativa. A mandato scaduto, Cartabia ipotizza un periodo di tempo da trascorrere al di fuori delle funzioni giudiziarie.

Sulle nomine, dopo l’esplosione del caso Palamara, sarà obbligatoria la pubblicità degli atti e tutto dovrà essere pubblicato sul sito del Csm. Stop alle “nomine a pacchetto”. La procedura sarà questa: selezione di una rosa di candidati sulla base dei curricula degli aspiranti, audizione obbligatoria, diritto di voto per l’avvocatura nei consigli giudiziari, partecipazione a specifici corsi organizzati dalla Scuola superiore della magistratura della durata minima di tre settimane anche non consecutive. Ci saranno pure i voti: discreto, buono, ottimo.

Viene ridotto il numero massimo dei magistrati fuori ruolo. Oggi sono 200, ma dovranno calare: il numero sarà fissato nella futura delega. Il ministero vuole prevedere in anticipo le tipologie degli incarichi extragiudiziari, per i quali è previsto il collocamento fuori ruolo e di quelli per cui è prevista solo l’aspettativa. Quanto ai tempi, non si potrà andare fuori ruolo prima di aver svolto dieci anni di effettivo servizio come magistrato. E non si potranno superare, come oggi, i dieci anni complessivi fuori ruolo, salvo eccezioni.

Sui concorsi, Cartabia vuole tornare al periodo precedente gli anni Duemila, in cui dopo il corso di laurea era possibile partecipare direttamente al concorso per diventare magistrato. Si eliminano il dottorato, l’esame di avvocato, le scuole di specializzazione. Saranno valorizzati i tirocini formativi e l’aver lavorato per l’ufficio del processo. Toccherà alla Scuola superiore della magistratura tenere corsi di preparazione al concorso. Saranno previsti tre elaborati scritti e la riduzione delle materie orali.

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