I due populismiCorbyn e gli ultra-conservatori uniti nella lotta contro il green pass

Da Cacciari all’ex leader laburista, non mancano a sinistra intellettuali e politici pronti a ripetere i più risibili argomenti dei no vax contro le restrizioni. Un equivoco che può essere politicamente istruttivo

di Ante Hamersmit, da Unsplash

Forse ha ragione Allison Pearson, che ieri sul Daily Telegraph pregava i suoi colleghi della stampa britannica di non chiamare «ribelli» i parlamentari conservatori che martedì hanno votato contro il green pass e le altre misure anti-Covid, peraltro assai blande, tardivamente varate dal governo di Boris Johnson. Al contrario, quelli sarebbero i «veri conservatori», mentre sarebbero gli altri, coloro che hanno votato «this repellently un-British measure», scrive Pearson, «i traditori della nostra filosofia».

A proposito di filosofia, faceva una certa impressione notare come gli argomenti dei ribelli (o dei «veri conservatori», se preferite, insomma di quelli che hanno votato contro il mini-green pass di Johnson), apparissero perfettamente complementari a quelli adoperati da Massimo Cacciari, sempre ieri, sulla Stampa.

Colpiva la simmetria tra i parlamentari conservatori secondo i quali le misure restrittive «minacciano di consolidare uno slittamento permanente nell’equilibrio dei poteri tra governo e popolo britannico», da un lato, e dall’altro il filosofo italiano che denuncia l’emergere di «una visione del mondo, che è quella dei grandi sistemi dell’informazione, della comunicazione, della logistica, che è quella dei vari Bill Gates che hanno parlato durante la pandemia come fossero a capo di un governo mondiale».

Certo, i primi vedono la libertà dell’individuo minacciata dall’ingerenza dello stato, dipinto come una nuova Unione sovietica; il secondo utilizza tutt’altro lessico e fa riferimento a tutt’altro immaginario. Per lui la minaccia è rappresentata dal capitalismo internazionale, da Bill Gates e Big Pharma. Ma il succo è quello: piantare i piedi – come hanno fatto gli «eroi» di Pearson – per impedire la discesa nel «piano inclinato verso l’autoritarismo».

Può darsi che la giornalista britannica non sappia nulla delle opinioni e dell’opera di Cacciari, ma dovrebbe sapere che ha almeno un altro eroe, il cui nome le suonerà più familiare: Jeremy Corbyn. L’ex segretario del partito laburista, proprio come certi politici italiani (di destra), non ha mai voluto dire se sia vaccinato, in compenso si è schierato pubblicamente contro il «Covid pass» e anche contro l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, perché «entrambe le misure sono controproducenti e creeranno divisione mentre abbiamo bisogno di cooperazione e unità».

È una posizione che ricorda quella assunta dalla Cgil di Maurizio Landini (e dagli altri sindacati) contro il green pass sui luoghi di lavoro, portata però da Corbyn a ben più estreme conseguenze. Anche perché, se il Labour di Keir Starmer non avesse votato a favore, con ben 98 conservatori a votare in dissenso dal primo ministro, le misure non sarebbero passate. Nonostante la Gran Bretagna si trovi nel pieno di una preoccupante impennata di contagi, anche a causa della nuova variante Omicron.

Ecco dunque una buona domanda per la sinistra italiana, e per i tanti intellettuali che in questi anni le hanno indicato Corbyn come modello: chi ha ragione, chi in questi due anni ha sostenuto che la pandemia rilanciava il ruolo della politica e dello stato, la sanità pubblica, la solidarietà sociale, vale a dire tutti i principi fondamentali della sinistra? O ha ragione Corbyn, che dice sostanzialmente quello che in Italia dice Giorgia Meloni e che fino a ieri diceva anche Matteo Salvini (e che tanti leghisti dicono ancora, ma decidete voi se chiamarli «veri leghisti» o «leghisti ribelli»)? Il green pass e le altre misure decise a tutela della salute pubblica sono il cuore di una politica di sinistra, che ha come priorità il benessere di tutta la società, o sono l’inizio di un pericoloso scivolamento verso l’autoritarismo?

Trattandosi di questioni, letteralmente, di vita o di morte, che chiamano in causa i principi fondamentali della politica, come la nostra concezione di libertà e responsabilità, non trovo persuasivo l’argomento di chi vede nelle divergenze su queste materie all’interno degli schieramenti un problema marginale. Penso al contrario, e tanto più se la pandemia ci farà compagnia ancora per qualche tempo, che tali questioni diverranno sempre più dirimenti e finiranno per determinare cosa intenderemo in futuro con destra e sinistra, conservatori e progressisti, o comunque decidiamo di chiamarli.

La mia personale opinione è che tutto questo confermi come l’idea stessa di un populismo di sinistra sia un pericoloso imbroglio, che finisce sempre per fare il gioco della destra più radicale. E prima ce ne rendiamo conto e meglio è. Dunque ha ragione Allison Pearson, convinta sostenitrice della Brexit, nel dire che i parlamentari che hanno votato contro le misure anti-Covid di Johnson – compreso Corbyn, aggiungo io – sono i veri difensori dei valori fondamentali e dell’autentica filosofia di chi lo ha votato nel 2019.