Anime e coreManga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon, alla Fabbrica del Vapore

Un’esplosione pop tra sogno e collezionismo sfrenato: fino al 2 gennaio è visitabile la mostra milanese che è un viaggio antologico in un universo di fumetti e animazione, e ci fa riflettere sul nostro rapporto generazione con l’immaginario nipponico

La mostra “Manga Heroes. Da Tezuka ai Pokémon” ha aperto a Milano il 9 ottobre, nel contesto industrial della Fabbrica del Vapore, e fino al 2 gennaio porterà in città l’arte dei manga in tutte le sue declinazioni: dalla trasposizione animata degli anime all’infiltrazione pervasiva nella pop culture che ha saputo oltrepassare i confini del Giappone.

Curata da Jacopo C. Buranelli, con la supervisione scientifica di Fabrizio Modina, la mostra è ospitata dallo Spazio Ex Cisterne della Fabbrica del Vapore e conduce all’interno di un viaggio antologico in un universo di fumetti, animazione e collezionismo. Il filo conduttore? La trasformazione.

Chiaro e manifesto sin dai primi pannelli è l’intento dei curatori di presentare un percorso nella mutazione e nel cambiamento – non solo interiore – dei diversi protagonisti di manga e anime, personaggi che talvolta hanno saputo ergersi a veri e propri archetipi di una narrazione tanto nipponica nella forma, quanto universale nel contenuto.

Vengono presentati più di 300 personaggi tra mecha (da Mazinga Z a Neon Genesis Evangelion: i robot giganti da guerra che anche nel nostro Paese tanto hanno saputo far sognare), androidi (a partire da Astro Boy, nato dalla penna del “padre dei manga” Osamu Tezuka), mostriciattoli che si battono e si evolvono, eroi ed eroine che fanno del cambio di sesso la loro arma e la loro difesa, chi si maschera ed è padrone di una doppia identità e chi più platealmente fa tutto ciò rendendo palese il concetto di trasformazione.

Sono numerosissimi i personaggi che vanno infatti incontro a una vera e propria metamorfosi ai fini di acquisire maggiore potere, solitamente per poter meglio sconfiggere il Male. Questo stratagemma narrativo è talmente fertile nella cultura giapponese che esistono parole come Henkei, la “trasformazione in un essere dalle fattezze diverse da quelle originali” o Henshin, “il potere della metamorfosi in un essere super-potente” (questi e tanti altri termini sono presentati a inizio mostra per facilitare la fruizione dell’esposizione e dei pannelli informativi, poiché molte opere sono volutamente presentate con la dicitura giapponese).

Il concetto di metamorfosi e trasformazione penetra anche nel fenomeno dei cosplay, trattato nell’esibizione attraverso l’esposizione di costumi, replica fedele di quelli disegnati, dove questa volta non sono i personaggi, quanto i lettori e gli appassionati che cambiano le loro fattezze per assumere quelle dei personaggi preferiti.

Una cosa sembra però non cambiare in questo marasma di colori, forme, nomi e suoni: il rapporto apparentemente indissolubile che esiste tra manga, anime e merchandise. Sono i giocattoli, le sculture in vinile, le carte, i poster, le riproduzioni in scala i veri protagonisti di questa mostra che ospita in grandi teche materiale proveniente dalle collezioni private di 25 collezionisti italiani.

Un fenomeno, quello dei gadget, che in Giappone ha visto un vero e proprio boom a partire dalla nascita nel 1963 del personaggio di Tetswan Atom (in Italia conosciuto come Astro Boy, appunto). Non potevano essere ignorati nella lettura globale del fenomeno degli anime e dei manga: da action figure di Ufo Robot e libri pop-up di Godzilla a scettri di Sailor Moon e sfere Pokè l’effetto nostalgia intergenerazionale è garantito per qualsiasi visitatore.