Se ne parla dopo NataleSlitta il via libera alla manovra, ma nessuna mediazione sullo sciopero

Cgil e Uil confermano la mobilitazione del 16 dicembre. Il governo convoca i sindacati sulle pensioni per il 20. Il maxiemendamento dell’esecutivo arriverà in commissione Bilancio del Senato solo domani. Draghi prova a serrare le fila della maggioranza distratta dai giochi per il Quirinale, con i partiti che continuano ad avanzare rivendicazioni mettendo in secondo piano le compatibilità di bilancio

(Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP)

Cgil e Uil confermo lo sciopero generale del 16 dicembre. E il governo ieri prima ha fatto filtrare di non aver urgenza di incontrare di nuovo i sindacati. Poi, a metà pomeriggio, ha formalizzato ai tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil l’invito per discutere della prossima riforma delle pensioni il 20 dicembre alle 15.30.

Il leader della Cgil Maurizio Landini al Fatto Quotidiano dice che sarà uno «sciopero politico» che «dà voce a chi sta male e non vota». Pierpaolo Bombardieri, Uil, a Repubblica spiega che la mobilitazione ha riaperto il confronto con il governo. E la convocazione del 20 dicembre ne sarebbe la prova, spiega. Ma l’apertura del tavolo delle pensioni, in realtà, era già stata concordata.

Sulla manovra, invece, Draghi tira dritto e, anzi, prova ad accelerare. Provando a districarsi tra i giochini politici dei partiti proiettati ormai sulla corsa per il Quirinale. Gli emendamenti del governo, a partire da quello che taglia Irpef e contributi concordato nella maggioranza, arriveranno solamente domani in Commissione Bilancio del Senato e le votazioni inizieranno sabato. Il voto sul maxi-emendamento è atteso per il 23 dicembre. E così alla Camera il sì definitivo, con un passaggio solo formale, arriverà dopo Natale.

Nel calendario dei lavori, l’obiettivo in realtà era la trasmissione del testo alla Camera entro il 21, nei fatti avverrà dopo il 26 dicembre. Ma per scongiurare l’esercizio provvisorio i tempi sono serrati. E le prossime ore serviranno a trovare un’intesa tra le forze di maggioranza sui dettagli delle misure da inserire nell’emendamento del governo, che riguarderà fisco, scuola ed enti locali, Superbonus, ricostruzione post sisma, Tosap (la tassa sul suolo pubblico) e Ape social.

Visti i ritardi, il governo ieri ha deciso di anticipare per decreto lo stanziamento da 3,8 miliardi destinato a ridurre i rincari delle bollette che scatteranno dal primo gennaio. Il provvedimento approderà oggi al Consiglio dei ministri in modo da dare all’Autorità per l’energia la certezza dei fondi a disposizione e calcolare quindi i nuovi importi calmierati. Sulla destinazione esatta dei 3,8 miliardi, però, è ancora in corso una discussione: per il gas è previsto un taglio di tipo lineare, portando l’Iva al 5% per famiglie e imprese, ma sul come fare fronte agli aumenti della bolletta elettrica delle imprese manca un’intesa.

La priorità di Draghi, adesso, è serrare le file di una maggioranza distratta dai giochi per il Quirinale. Ogni partito continua ad avanzare rivendicazioni mettendo in secondo piano le compatibilità di bilancio. Come ha confermato anche il lungo incontro di ieri tra lo stesso premier e il presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, che ha ribadito la richiesta di togliere i vincoli al Superbonus e di prorogare l’esenzione dalla Tosap per gli esercizi pubblici.

«Stiamo lavorando per cercare di salvare la pace fiscale, evitando così la perdita dei benefici della rottamazione a chi non riesce a rispettare la scadenza di domani (oggi, ndr)», ha detto la senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena. Il partito di Berlusconi aveva posto il rinvio delle cartelle esattoriali come condizione per l’appoggio alla manovra. Rinviare i pagamenti dal 2021 al 2022 crea problemi di copertura, ma il governo ieri si è detto disponibile a valutare «una congrua e ulteriore dilazione» delle cartelle esattoriali che saranno notificate a partire dal 1 gennaio 2022.

Tra le novità dell’ultima ora anche una norma già ribattezzata «salva-Napoli», per aiutare tutti i grandi comuni in stato di pre-dissesto. Ai enti locali verrebbero assicurati nuovi fondi da restituire in dieci anni, in cambio di una serie di misure stringenti, compreso l’aumento delle addizionali e dei diritti d’imbarco per porti e aeroporti.

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