Chicche di periferiaLa Milano che non ti aspetti, fuori dai Bastioni

C’è arte oltre la “Circonvalla”. Dai neon di Dan Flavin alle geometrie di Giovanni Muzio, la periferia milanese è piena di gioielli architettonici

Tutte le periferie hanno qualcosa di romantico: sono luoghi di confine, ma anche di identificazione culturale. Intrattengono con la città alla quale appartengono (si dice sempre la periferia “di” Milano, “di” Londra) un rapporto di amore e odio.

Le periferie sono la seconda scelta, il posto dove si va a vivere perché il centro costa troppo, le periferie difficilmente godono di una buona reputazione e sono i luoghi dove per eccellenza si concentrano le criticità di una città, soprattutto a livello sociale. Le periferie però hanno anche un indubbio fascino: sono contenitori di storie e, in alcuni casi, nascondono dei veri e propri gioielli architettonici che di solito rimangono fuori dagli itinerari più battuti della città. Le zone periferiche di Milano sono disseminate di vere e proprie chicche dall’indubbio valore artistico, che però difficilmente vengono annoverate tra gli highlight della città, tra i monumenti da non perdere o tra gli itinerari a piedi per la città da percorrere almeno una volta nella vita.

“Untitled”, l’installazione site-specific di Dan Flavin a Chiesa Rossa
Via Neera è una traversa di via Lodovico Montegani, il vialone che porta verso fuori città e che, idealmente, è una linea retta che dal centro corre verso la tangenziale. È la diretta prosecuzione di via Meda, e di Corso San Gottardo ancora prima: siamo a Milano sud e in questo vialone piuttosto anonimo, all’angolo con via Neera, sorge un’imponente chiesa di mattoni rossi e colonne di cemento liscio: è la Chiesa Cattolica Parrocchiale di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa realizzata da Giovanni Muzio, architetto che ha realizzato anche la Ca’ Brutta in Moscova e il palazzo della Triennale.

Ora nel quartiere di chiesa Rossa sorgono realtà ricercate e cool come il ristorante Motelombroso e il russo Podkova, ma l’area, individuata come terreno idoneo per un progetto di edilizia popolare su larga scala, fino agli anni Sessanta era una zona sostanzialmente rurale. La chiesa è stata costruita negli anni Trenta, ma è nel 1996 che si trasforma nel gioiello di arte contemporanea che è adesso, quando il parroco dell’epoca manda una lettera niente meno che a New York per invitare uno degli esponenti dell’avanguardia minimalista: Dan Flavin. A Flavin, che è famoso per le sue opere con i neon, era stato chiesto di contribuire alla definizione dello spazio con le sue luci fluo, capaci di colorare gli spazi grandi e spogli dell’abside e della navata. Della manutenzione e gestione di Untitled, che è visitabile tutti i giorni dalle 16 alle 19, si occupa Fondazione Prada, che gli ha anche dedicato un volume: “Dan Flavin, cattedrali d’arte”.

San Giovanni Bono
Non molto distante da Chiesa Rossa, poco più a sud rispetto al quartiere Barona, si trova un’altra chicca architettonica poco conosciuta, anche dagli stessi milanesi. È la chiesa di San Giovanni Bono: un triangolo che svetta al centro del quartiere Sant’Ambrogio, un complesso di edilizia popolare progettato secondo criteri all’epoca, erano gli anni Sessanta, decisamente avveniristici. L’idea infatti era quella di creare un contesto urbano che non fungesse da semplice dormitorio, ma uno spazio bello da vivere: ecco che scuole materne, negozi, biblioteche e il centro parrocchiale vennero pensati per inserirsi perfettamente all’interno del contesto di edilizia popolare.

A metà strada tra una cattedrale gotica e un teepee degli indiani (di cemento armato però) punteggiata da piccole feritoie di vetro colorato, San Giovanni Bono è una delle poche chiese a Milano che può contare anche sulla presenza di uno specchio d’acqua: di fronte infatti sorge una fontana a forma di losanna. Il gioco di geometrie è infatti quello che rende particolarmente affascinante questa chiesa, particolarissima anche al suo interno, con la navata principale a pianta triangolare allungata coperta da una struttura metallica a vista.

San Giovanni Battista alla creta
Al limitare ovest della città, nel quartiere Inganni, c’è una chiesa che a prima vista ricorda più un tempio balinese che un edificio di culto cristiano, un convento per l’esattezza. Anche San Giovanni Battista alla creta, come Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, porta la firma di quello che oggi chiameremo archistar: Giovanni Muzio.

La planimetria, così come il volume dell’intera chiesa, sono costruiti intorno alla figura stilizzata di un giglio, ma è all’esterno che il complesso regala gli scorci migliori. Interamente realizzata con mattoni a vista, la chiesa è dominata da un’imponente copertura che sporge, per oltre cinque metri rispetto alla facciata, sul sagrato. La silhouette, morbida e ondeggiante, ricorda quella  di una tenda, riprendendo il concetto secondo cui i luoghi sacri dovrebbero essere protetti da un drappo.

La chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino
Questa meraviglia architettonica decisamente non si trova in periferia, anzi, siamo dalle parti di piazzale Aquileia, una delle zone più chic della città, ma la chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino è talmente bella che merita una menzione. Commissionata a Gio Ponti nell’ambito di un programma di realizzazione di ventidue opere in occasione del Concilio Vaticano II, la chiesa ha una pianta asimmetrica esagonale e, sulla facciata che dà su un piazzale, ha delle finestre a losanga che creano un contrasto cromatico con il cielo e un gioco di geometrie che è un classico dell’estetica di Ponti. L’architetto, all’epoca in cui gli fu commissionata la realizzazione della chiesa agli inizi degli anni Sessanta, era infatti già famoso in città per uno dei suoi grattacieli più iconici: il Pirellone, anch’esso con pianta esagonale. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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