SensibilitàGli animali che non mangeremo (più)

Un progetto di legge britannico propone la riduzione delle sofferenze inflitte a crostacei e polpi. Uno studio ha dimostrato come questi animali siano dotati di un sistema nervoso centrale complesso e siano perciò equiparabili agli altri. Quali soluzioni adottare per tutelarli?

La Bibbia aveva ragione. Il famosissimo libro di Werner Keller, che sostiene, su basi archeologiche, la storicità dei fatti raccontati nella Bibbia (a cominciare dal Diluvio Universale), questa volta però c’entra poco. Il riferimento è diretto proprio alle parole del Levitico, dove vengono indicati i cibi che gli Ebrei si devono astenere dal consumare: non solo il maiale, ma anche gli animali marini privi di pinne e squame.

In altre parole, sì ai pesci (abbondantemente presenti sulle tavole dell’Antico e del Nuovo Testamento), ma assolutamente no a molluschi, frutti di mare, crostacei, polpi e seppie. E di polpi, aragoste, astici, granchi, gamberi e scampi si occupa un progetto di legge presentato nei giorni scorsi in Gran Bretagna. Obiettivo: cancellare o almeno ridurre al minimo le sofferenze inferte a questi animali prima che possano arrivare sulle nostre tavole. A cominciare dall’uso, obiettivamente impressionante, di buttare aragoste e altri crostacei vivi nell’acqua bollente per ucciderli e contemporaneamente cuocerli. Il progetto parte da un assunto che solo adesso sembra essere stato scientificamente assodato: polpi e crostacei sono animali senzienti, cioè in grado di sentire dolore.

E qui nasce il primo dubbio: bisognava arrivare al XXI secolo inoltrato per scoprire che l’astice non gradisce il contatto con l’acqua bollente? Non bastava sentire il disperato sbattere si chele contro le pareti della pentola? E lo stesso si può dire dei polpi, considerati non solo senzienti ma anche dotati di una considerevole intelligenza, oltre che di una spiccata timidezza. Difficile pensare che possano apprezzare il tempestivo rovesciamento della testa, con successiva, lunga, battuta per intenerirne forzatamente le fibre.

Il progetto di legge britannico non sembra però suggerire soluzioni alternative per la soppressione dei crostacei prima della cottura. Per questo potrebbe fare riferimento alla normativa in vigore in Svizzera dal 2018, nella quale si precisa che i crostacei non possono essere messi in pentola se prima non sono stati “sedati” con una scossa elettrica o messi fuori uso con la distruzione meccanica del cervello. E qui, a parte la difficoltà di allestire una sorta di sedia elettrica per aragoste, risulta difficile pensare che l’animale possa gradire un potente elettroshock o la violenta frantumazione del “cranio”. Del resto, le stesse considerazioni valgono per altri animali da sempre considerati senzienti: maiali, vitelli, conigli e polli non vengono trattati con maggiore delicatezza, fra pistole a pistone, colli tirati, gole e lingue tagliate. Per non parlare dei pesci agonizzanti per mancanza di acqua nelle branchie, o della selvaggina presa a fucilate. E ancora più impressionante per la nostra mentalità occidentale risulta l’usanza di ammazzare e mangiare i nostri amici più cari, cani e gatti, tuttora diffusissima in Oriente, anche se recentemente pare che in Vietnam si cominci a vietare di proseguire con questa radicatissima tradizione.

E allora? Poche le soluzioni. La più drastica? Diventare tutti vegetariani. Alternativa: adeguarsi alle norme kosher, per tutelare almeno aragoste e granchi. Oppure limitarsi ad usare il buon senso e un minimo di sensibilità, nel rispetto degli animali che non rinunciamo a mangiare. Con o senza legge made in England.