Prima la saluteI pericoli nascosti dietro il potere della politica in una crisi sanitaria

Il Covid è una minaccia concreta, ma non si può ignorare che lo sia anche attribuire ad alcune istituzioni la possibilità di controllare e limitare per molto tempo l’esercizio delle libertà fondamentali

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Scrivo ormai da trent’anni sui giornali che gentilmente mi ospitano. Lo faccio con riscontri di accreditamento modesti, ma che per molti che fanno questo mestiere – che non è il mio – non sarebbero disprezzabili. È possibile che io abbia scritto una marea di stupidaggini, in tutto questo tempo: e tuttavia il fatto che fossero stupidaggini non ne ha impedito la pubblicazione.

Ma da quando si tratta di Covid, di vaccini, di «prima viene la salute», di emergenza, faccio una fatica enorme a veder pubblicato quel che penso. Prevedo la risposta: «Abbi pazienza, non è che casca il mondo se una tua idea non è pubblicata». E non c’è proprio nessun dubbio che sia così, ma il problema non sono io: è l’idea.

Veniamo al dunque, al banalissimo dunque di cui è pressoché impossibile discutere. Io non penso che ci sia una cospirazione per adoperare la crisi sanitaria a fini di controllo sociale, in particolare per controllare in senso limitativo l’esercizio delle libertà fondamentali: ma penso che ci sia una cospirazione – fatta di ignoranza, di inintelligenza delle cose, di malafede – rivolta a negare l’esistenza di quel pericolo, e che questa negatoria denunci che quel pericolo c’è ed è gravissimo.

Penso che mai prima si sia presentata al potere pubblico una simile occasione di disporre dei corpi e degli averi delle persone, e penso che questa disponibilità sia sfruttata sempre più energicamente trascurando il rischio che quello sfruttamento disinibito comporta: e cioè che la disponibilità precaria dei corpi e degli averi delle persone, emergenzialmente giustificata, si faccia definitiva.

Penso che le ragioni della crisi siano state abbondantemente confezionate con la somministrazione di dati inveritieri e simultaneamente con la censura sopra verità indicibili, in una rappresentazione insieme miracolistica e millenarista dell’infezione e del dispositivo medico-politico posto a contrastarla.

Penso che la migliore riprova dell’andazzo sia nel modo facile e meccanico con cui si tratta chiunque non si uniformi al verbo della Repubblica della Salute, che se non è un imbecille è un rimbecillito, se non è un criminale è uno che spalleggia i criminali, se non uccide con dolo lo fa almeno con colpa.

Penso che si sia diffusamente ciechi davanti all’evidenza plateale di una società e di un potere che siccome non accettano la realtà di un virus preoccupante la trasformano in una realtà di maledizione, attribuendone la colpa alla categoria maligna di turno provvidenzialmente incaricata di assolvere un’azione pubblica ora inefficace, ora semplicemente immatura perché ancora non ha le conoscenze e i mezzi sufficienti per risolvere il problema.

Penso che il comico – se non fosse tragico – affidamento dell’azione politica e del discorso pubblico alla scienza non esprima affatto la mozione razionale della società che si ispira alle acquisizioni di sapere e tecnologiche in approssimazione di verità controvertibili, e perciò veramente affidabili, ma denunci piuttosto un fideismo a base totemista, sciamanica, non troppo diversa rispetto a quella che sorregge i palinsesti delle televendite di pomate strabilianti e sali della lunga vita.

Basti guardare a come questi menestrelli che si passano e si contendono il testimone di rappresentanza della scienza siano convenuti, senza che questo muova scandalo, anzi piace tantissimo, per dire la propria ormai sopra qualunque argomento, dal proporzionale al Pnrr a Sanremo, in perfetta fungibilità.

Penso infine che tutto questo non adempia neppure al finalismo sanitario cui pretende di ispirarsi questa gestione pazzoide della faccenda: giacché quanto più sappiamo di questa malattia, tanto più temiamo la presunta ignoranza altrui, e che essa faccia stato su chi ne sa meno; quanto più ne apprendiamo, tanto più temiamo che a farne dottrina siano i ciarlatani o presunti tali; quanto più impariamo a prevederne e a contenerne gli sviluppi, tanto più cediamo – colpevolizzandolo ed elevandolo a causa del mancato trionfo sulla malattia – al negazionismo che equipara il vaccino all’acqua di fogna: il quale altro non è che il capovolto del vaccino libera nos a malo.

Perché è così difficile scriverne? Perché sono tutte stupidaggini?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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