Stampa e democrazia La rivolta di Giorgia Meloni contro il mondo moderno, con parole sue

Analisi del discorso di Atreju che i giornali italiani, con qualche eccezione, hanno ignorato. Dal globalismo al Covid, i marchi distintivi di un’ideologia sicura di sé e molto pericolosa

Cecilia Fabiano/ LaPresse

Ho aspettato due giorni per commentare gli articoli della stampa scritta sul discorso conclusivo di Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d’Italia.

Speravo che, passata la frenesia dei retroscena sulla caratura dell’intervento di Meloni in chiave Quirinale, qualcuno sarebbe tornato sulla scena. Non è accaduto. Le eccezioni sono tre, Stefano Feltri su Domani, Michele Prospero sul Riformista e Mattia Feltri sulla Stampa. Per tutti gli altri giornali è come se il discorso di Meloni fosse stato un comizietto di quartiere un po’ pompato per soddisfare una platea di sfaccendati e di curiosi.

Non è così, ovviamente. Meloni ha espresso, davanti ai suoi militanti e dirigenti, tutta se stessa, la sua sua passione, il suo cuore e la sua mente. Che nessuno la prenda sul serio dà il segno dell’indifferenza per la democrazia della stampa italiana, ridottasi a fungere da osservatore così neutrale (alias opportunista) da non osservare più nulla, con una attitudine che ormai rasenta il nichilismo culturale.

Che cosa ha veramente detto Meloni?

Polonia. «Esprimo la mia solidarietà al governo della Polonia contro le continue aggressioni di una Commissione Europea che non è in grado di riconoscere la sovranità nazionale». Si riferisce alla decisone della Corte Costituzionale polacca che, dopo la modifica della sua composizione operata dal governo di Mateusz Morawiecki, ha stabilito che parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è incompatibile con la Costituzione del paese, laddove all’articolo garantisce il diritto a un processo equo, da parte di un «tribunale indipendente e imparziale».

Covid. «Prima dose, seconda dose, terza dose, fine dose mai… Perché non si può parlare di una cura per il Covid? Perché il governo non ci mette la faccia dichiarando di essere pronto a indennizzare qualsiasi italiano dovesse avere problemi col vaccino?». Sono i consueti argomenti che le consentono di avere il consenso dei no-vax e no-green pass, e che non hanno alcun fondamento.

Quanto alle cure ieri il professor Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha ripetuto per l’ennesima volta che «non esiste alcuna cura migliore di quella fornita dai vaccini. Le cure riguardano le persone che si ammalano. E se ne parla poco solo perché sono molto in divenire. Non ci sono certezze, insomma». Meloni dice poi – è un suo noto refrain – che non si vuole imporre l’obbligo di vaccino per non incorrere nel rischi degli indennizzi. In questo modo lascia intendere che siano così tanti coloro che restano vittime della vaccinazione al punto che lo stato non potrebbe sobbarcarsene il costo.

Il Patriota. «Vogliamo un patriota al Quirinale per conservare la nostra sovranità nazionale».
Vi è chiaro, amici giornalisti e direttori il significato politico del “patriota al Quirinale”? Un presidente che sappia contapporsi all’Unione Europea (vedi sotto) e alla perfida Albione di un tempo, oggi identificata nella piovra francese (vedi sotto).

Unione Europea. «Noi siamo per un modello confederale fatto di stati sovrani che collaborano per alcune finalità comuni, contro una Europa che la sinistra ha cercato di trasformare in una sorta di superstato sovietico».
È una semicitazione del suo alleato Viktor Orbán, premier ungherese, teorico della democrazia illiberale: «Dobbiamo resistere alla sovietizzazione che Bruxelles vorrebbe imporre oggi all’Ungheria». Sovietizzazione da imputare comunque più al PPE di Ursula von der Leyen o al centro di Macron o Draghi che alla sinistra europea.

Gli interessi nazionali. «Basta con i partiti asserviti agli interessi stranieri! La sinistra ha fatto il procacciatore di interessi per lo Stato francese! Io cerco un capo dello Stato gradito agli italiani, non ai francesi, come dice la sinistra, il Pd. Hanno favorito la svendita ai francesi, hanno svenduto le telecomunicazioni, la Fiat, la Borsa, sono tutte aziende finite in mano francesi». E in sintesi «Palazzo Chigi è l’ufficio Stampa dell’Eliseo, Letta è il suo Rocco Casalino». Draghi il traditore della patria, della grande proletaria come di sarebbe detto un tempo, e Letta (la sinistra) il suo suggeritore insomma. L’avete chiaro il concetto, amici giornalisti che vi perdete nei giochi di ruolo sui quirinabili?

La Civiltà. «Noi rischieremo quel che c’è da rischiare per salvare la nostra civiltà».
Salvare la nostra civiltà da chi e da cosa? Il catalogo è lungo, e spazia dai miserabili della terra alle cuspidi del potere: «Difenderemo sempre i nostri confini dall’immigrazione, non saremo mai tolleranti con l’immigrazione irregolare di massa». Che ha i suoi sponsor: ad esempio il ministro Speranza che di fronte alla variante omicron del Covid ha bloccato i voli dall’Africa, e «ha dato in questo modo agli schiavisti il monopolio dell’ingresso in Italia».

Il Globalismo. «Concentra le ricchezze nelle mani di pochissimi e trasforma i popoli in milioni di nuovi miserabili … i giganti del web che uccidono il commercio, non pagano le tasse, non ceano posti di lavoro… il cibo delivery che strangola i ristoratori… il booking on line che taglieggia gli albergatori… i fondi speculativi stranieri che acquistano le nostre industrie e poi lasciano a piedi migliaia di persone… la concorrenza sleale dei negozi extracomunitari apri e chiudi… le multinazionali pronti a mettere le mani sulle nostre concessioni balneari o sulle licenze dei taxi… la guerra al contante che favorisce la speculazione e penalizza la nostra economia».

Altre (poche) cose le avete lette sui giornali, in particolare l’auto-attribuzione del concetto politico di conservatorismo. È quella di Meloni una accezione che non si ritrova in nessun partito conservatore europeo. Un conservatorismo non avverso al progressismo ideogico ma al liberalismo e alla democrazia liberale. Un “conservatorismo rivoluzionario” incardinato piuttosto nella “Rivolta contro il mondo moderno” di quello che è senza dubbio il suo maestro filosofico – non il nostro amato Prezzolini, tirato in ballo a sproposito un paio di volte, ma Julius Evola.

Cari amici giornalisti, prendetela una buona volta sul serio Giorgia Meloni. E, se lo incontrate, suggeritelo anche a Ernesto Galli della Loggia.