Vax news Come evitare l’infodemia e dare fiducia in un’emergenza sanitaria

Un nuovo studio pubblicato su Cell evidenzia come la gestione non corretta delle notizie scientifiche ha esasperato e rafforzato teorie del complotto, posizioni antiscientifiche e altre forme di estremismo

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Negli ultimi due anni l’informazione istituzionale e mediatica sul Covid-19 è andata in ogni direzione, seguendo anche più strade contemporaneamente, creando spesso cortocircuiti comunicativi e incomprensioni.

Quello dell’infodemia non è un problema nato in questa crisi. Basterebbe ricordare che già nel 2016 l’Oxford English Dictionary ha deciso di eleggere post-truth (post-verità) come parola dell’anno: non si può dire che l’ecosistema dell’informazione sia stato danneggiato dalla pandemia. Piuttosto, l’emergenza esplosa a marzo 2020 ha messo a nudo tutte le difficoltà comunicative di quest’epoca.

«Il nostro sistema dell’informazione da anni si è adeguato all’entropia, al disordine dettato dai social media, a nuove condizioni a cui giornali, radio tv e e istituzioni non si sono adeguati. È per questo che quando c’è bisogno di informazioni complesse e sensibili, come quelle richieste da un’emergenza sanitaria, il nostro sistema informativo fa acqua da tutte le parti», dice a Linkiesta Walter Quattrociocchi, data scientist dell’Università La Sapienza.

Quattrociocchi è uno degli co-autori di un paper pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica Cell, dal titolo “Infodemia: una nuova sfida per la salute pubblica”, al quale hanno contribuito anche alcuni membri dell’Infodemic Team dell’Organizzazione mondiale della sanità e rappresentanti dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Stati Uniti, Cina e altri Paesi.

«Epidemia e infodemia non sono la stessa cosa, ma sono fortemente connesse ed è importante considerarle come fenomeni reciprocamente dipendenti e interconnessi. È l’unico modo per consentire una previsione precoce delle tendenze epidemiologiche e una gestione efficace della comunicazione durante future crisi sanitarie, epidemie e campagne di vaccinazione», si legge nell’articolo.

La prima e più immediata conseguenza delle difficoltà comunicative si è visto in un calo di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, della scienza o dei media stessi. «Il nostro sistema dell’informazione, viziato dalle bolle dei social, ha reso sicuramente più facile avere una percezione distorta della realtà su tanti temi delicati, dai vaccini alla natura del virus, a causa dell’entropia nell’informazione, quindi del caos di notizie che bombarda ogni persona», dice Quattrociocchi.

Abbiamo visto, ad esempio, che l’infodemia può minare le campagne di vaccinazione. Da prima del Covid-19, i vaccini sono uno dei temi più gettonati nelle teorie del complotto e, in generale, in tutte le “bolle” informative in cui si diffondono fake news antiscientifiche. «L’infodemia – si legge nel documento – può moltiplicare il numero di persone che credono in tali teorie, specialmente nelle popolazioni con una storia limitata in fatto di epidemie e vaccini, portando a un’immunizzazione meno diffusa».

Certo, parte della colpa va attribuito al fatto la pandemia è un evento senza precedenti in tempi recenti: tutti i professionisti – dal campo medico a quello della ricerca scientifica, fino ai media stessi – si sono avvicinati procedendo per tentativi, com’è normale che sia.

«Nella comunicazione di questi due anni – dice Quattrociocchi – abbiamo dimenticato che la scienza procede per confutazione. Fino all’arrivo della pandemia ci eravamo affidati alla scienza come un oracolo. Quindi durante l’emergenza ci è sembrato normale chiedere numi ai virologi o chi per loro, che dicevano un giorno una cosa e un giorno il contrario. La scienza è un metodo di comprensione, non una fonte di verità oracolare. Le istituzioni e i giornalisti hanno fatto fatica a misurare la credibilità e la scientificità delle informazioni che ricevevano».

Migliorare gli aspetti comunicativi sarà fondamentale per salvaguardare la preparazione e la salute della popolazione mondiale durante la prossima emergenza sanitaria. E proprio l’intersezione tra infodemia ed epidemia, il modo in cui i due problemi interagiscono e, potenzialmente, si alimentano l’un l’altro, sarà una delle aree di analisi più interessanti per i prossimi studi.

«D’ora in poi, includere la complessità del comportamento umano e del nostro sistema informativo nella gestione delle epidemie diventa di fondamentale importanza: è l’unico modo per immaginare strategie di comunicazione efficaci e sviluppare gli strumenti necessari per gestire correttamente l’infodemia», si legge dello studio pubblicato su Cell.

Per superare le barriere e le bolle dell’infodemia, spiegano gli esperti, nella prossima emergenza sanitaria avremo bisogno di un approccio interdisciplinare che coinvolga epidemiologi, scienziati dei dati, fisici e matematici, professionisti della comunicazione del rischio, scienziati comportamentali, professionisti della sanità pubblica, rappresentanti delle comunità colpite e, idealmente, supporto dai principali fornitori di dati (ad es. entità di social media).

«Per attivare risposte tempestive a scenari critici – si legge nelle conclusioni dell’articolo – la comunità scientifica dovrebbe preoccuparsi di individuare le strategie di comunicazione più adatte e fornire direttamente le linee guida a giornalisti e ai vari stakeholders per comunicare temi complessi a un pubblico ampio, evitando così la polarizzazione legata alle “bolle”. Inoltre i limiti tecnici del nostro sistema informativo possono essere superati combinando diverse analisi sociali e la data science per identificare e intercettare tempestivamente tendenze sociali pericolose e vuoti di informazione».