Seconda giovinezzaIl Comune vuole far rivivere le vecchie cascine di Milano

Al bando le strutture in disuso: un’iniziativa dà due mesi di tempo per presentare proposte di recupero di pezzi di storia meneghina. Otto i lotti per i quali si prevedono concessioni in diritto di superficie o in uso (e, in un caso, la cessione in piena proprietà)

Cascina Monluè

Parlano della Milano di secoli fa e in un ipotetico timelapse della crescita e del cambiamento dei quartieri, resterebbero al centro, punti di riferimento popolari di comunità in mutazione. Le cascine di Milano, diventate ormai – nella quotidianità veloce e superficiale – nomi di fermate della metropolitana o riferimenti topografici, sono in realtà testimonianza storica di campagne diventate periferie urbane, di città diventata metropoli. Ma laddove un tempo ospitavano nelle loro corti i figli dei braccianti, oggi possono ancora essere luoghi di comunità, soprattutto per i giovani di quartieri con poca anima.

Cascina Monlué, Cascina Ortelli in via Rizzardi, Cascina Cort del Colombin in via Lampugnano, l’area di via Breda 88, un’altra in via Valgardena, Cascina Molino Spazzola in via Vittorini, il complesso a corte di via Campazzino 90, via Chiesa Rossa 275: devono vivere, insieme ai cittadini e uscire dalla tristissima categoria catastale dei «beni in disuso».

L’amministrazione comunale ha avviato il percorso di valorizzazione già nel giugno scorso, pubblicando di recente un bando che si rivolge sia a persone fisiche sia a enti e associazioni, che avranno due mesi di tempo per presentare una proposta di valorizzazione e recupero sociale. Otto i lotti per i quali si prevedono concessioni in diritto di superficie o in uso e, in un caso, la cessione in piena proprietà.

«Contiamo sulla possibilità di selezionare, tra le diverse proposte, il migliore futuro per questi luoghi del nostro passato», spiega l’assessore al Bilancio e demanio Emmanuel Conte. «Oggi purtroppo non hanno un presente, se non di abbandono: attraverso il bando vogliamo che tornino ad essere vissute dai milanesi».

Le proposte già giunte parlano proprio di progetti che – sebbene nel segno della modernità – creino legami tra cittadini e territorio.

Ad esempio, le proposte arrivate per Cascina Monluè prevedono il suo utilizzo per l’orientamento per le attività di turismo locale, spazio We-Mi, cioè punto di orientamento e incontro per la cittadinanza locale, gestito in accordo con il Comune di Milano; attività di vendita e degustazione prodotti alimentari, birreria artigianale, attività di formazione e inserimento lavorativo, per recupero di arti e mestieri; realizzazione di alloggi di piccolo taglio per lavoratori in consorzio, emergenza abitativa o ad uso della vicina attività ospedaliera del Monzino.

Cascina Monluè è un complesso edificato nel XIII secolo. L’ingresso principale della cascina descrive bene la sua antica funzione, compreso tra l’edificio del mulino e il fronte della chiesa di San Lorenzo, con il caratteristico campanile. Visitandola, non è difficile immaginare la casa del fittabile, le stalle per cavalli, il forno e le abitazioni.

Per Cascina Ortelli, conosciuta come “Corte della Mariuccia“, è pervenuta la proposta di destinare gli spazi all’ippoterapia rivolta alla disabilità motoria e psichica. La corte, le vecchie stalle, riprenderanno vita con qualcosa che ne ricorda l’antico impiego, ma calato nella solidarietà.

Cascina Ortelli è una costruzione sorta verosimilmente all’inizio dell’ottocento, su un impianto ancora più vecchio. Si compone di un corpo residenziale, a pianta rettangolare, elevato su due piani. L’edificio è, ad oggi, inutilizzato, in cattivo stato di conservazione e rischia – così come altre cascine – di diventare un rudere: una prospettiva che una città che vuole conservare un’anima non si può permettere.