Scenari greenBuoni propositi per un 2022 più ecofriendly

Le attese per il nuovo anno si fondano su ciò che ha caratterizzato i dodici mesi appena trascorsi, dagli eventi climatici estremi fino al dialogo mondiale sul climate change intavolato durante la preCop e Cop26

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Possiamo dirlo senza troppi dubbi: il 2021 ci ha sbattuto in faccia, per l’ennesima volta, le prove dell’esistenza del cambiamento climatico. L’ha fatto con gli incendi che hanno infuocato i paesi del bacino mediterraneo, California, Australia e Siberia, con le alluvioni che hanno obbligato sott’acqua la Germania e con le ondate di calore, che hanno arso il Canada. Ma anche imponendosi come argomento principale della Cop26 (e la pre-Cop26 italiana), forse il più importante appuntamento internazionale degli ultimi 12 mesi, in cui gran parte delle nazioni del mondo sono riuscite a dialogare, e in parte accordarsi, sul tema della difesa dell’ambiente e, appunto, del contrasto al climate change.  

«In quell’occasione sono stati raggiunti risultati contrastanti e contraddittori» – ha spiegato a Greenkiesta il fisico del clima del Cnr Antonello Pasini. «Da un lato, si è dato credito alla comunità scientifica, fissando l’obiettivo di contenimento della temperatura media globale a 1,5°C rispetto a quella preindustriale e scrivendo per la prima volta nel documento finale della riduzione e/o eliminazione dei fossili. Dall’altro lato, le misure concrete sono ancora insufficienti per raggiungere l’obiettivo e si vede chiaramente il contrasto tra paesi sviluppati e quelli poveri o in via di sviluppo, che vorrebbero crescere per eradicare le proprie sacche di povertà ma che per farlo in maniera sostenibile hanno bisogno dell’aiuto dei paesi occidentali». 

«I dati del 2021 ci dicono che, nonostante la pandemia, il consumo delle risorse del Pianeta continua la sua crescita progressiva (Overshoot Day)» – ha spiegato la giornalista ambientale Letizia Palmisano. «Ciò è assolutamente insostenibile. Vorrei che la stessa paura che vi è per il virus serpeggiasse in termini di consapevolezza degli effetti del climate change. A seguito del Covid, abbiamo dimostrato di essere in grado di cambiare vita, di reagire, di lavorare per un presente e un futuro che richiedono sforzi ben maggiori per il passato. Mi auguro che ognuno di noi capisca che lo stesso impegno va messo in chiave ambientale. Oggi abbiamo le conoscenze e i mezzi per vincere anche questa sfida».

Secondo Pasini, la ripresa post-Covid potrebbe essere all’insegna del ricorso massiccio ai combustibili fossili. Inoltre, l’alto prezzo del gas potrebbe spingere a tornare al carbone, probabilmente la fonte più importante di gas climalteranti. «La speranza» – ha sottolineato lo scienziato del Cnr – «è che la coscienza ambientale sempre più diffusa spinga le persone ad agire dal basso, come consumatori, come investitori, come influencer, come elettori, per innescare circuiti virtuosi che premino chi (aziende o persone) veramente agisce per la tutela dell’ambiente che ci sostiene e ci permette di vivere e prosperare».

Come ha sottolineato Pasini, il 2021 è stato un anno caratterizzato, ancora una volta, da una temperatura media piuttosto elevata, in linea con quanto misurato nell’ultimo decennio, ma soprattutto da eventi estremi sempre più intensi, sia ondate di calore e siccità sia precipitazioni violente, che hanno colpito varie zone del mondo e in particolare la nostra Italia. 

«Il modo di affrontare questi cambiamenti è stato soprattutto emergenziale, mentre dovremmo pianificare interventi strutturali» – ha sottolineato il fisico del clima. «Questo vale sia per l’adattamento dei nostri territori e delle nostre attività ai fenomeni climatici già presenti, sia per la mitigazione e la riduzione di emissioni che deve portare a non farli aumentare di intensità, pena renderli ingestibili con il solo adattamento».

Le sfide del 2022
Tra le nostre priorità, ce lo spiega la comunità scientifica, c’è un maggiore investimento sulla mitigazione al climate change, rivedendo al rialzo gli impegni di riduzioni concrete delle emissioni presentate a Glasgow. A livello italiano un’altra sfida sarà quella di varare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, strumento in grado di aiutarci nell’elaborazione di piani operativi municipali di adattamento «che dovrebbero indicare il modo di agire in situazioni emergenziali, ma anche le modalità più efficaci per trasformare nel tempo il nostro territorio così antropizzato e renderlo più resiliente», ha spiegato lo scienziato del Cnr. Inoltre, tornando per un attimo al tema della mitigazione, sarà importante anche incentivare la produzione di energia rinnovabile e la ricerca sulle appropriate tecnologie.

Per il giornalista Nicolas Lozito l’anno che verrà sarà un crocevia: un periodo in cui da una parte non mancheranno i nuovi e sempre più intensi disastri ambientali e dall’altra il tema ambientale sarà sempre più centrale nei dibattiti, nostri e istituzionali.

Secondo Lozito, sono almeno quattro indicatori da tenere d’occhio per capire se si staranno facendo reali progressi: cooperazione internazionale, fonti fossili, Usa, Europa. Per quanto riguarda il primo punto, il tema è quello di una chiara strutturazione dei fondi internazionali, degli aiuti, degli investimenti e delle compensazioni. «Tutte cose che a Glasgow sono state rimandate di almeno un anno: la Cop27 di Sharm el Sheikh sarà altrettanto importante». Sul fronte delle fonti fossili, la battaglia a questi combustibili è entrata nel vivo. Alcuni paesi smettono di sussidiare il settore, in altri Stati ci sono cause aperte contro aziende del settore e la finanza sta cercando di eliminare progressivamente gli investimenti. «Il 2022 è decisivo per capire quanto questo cambiamento sia rapido ed epocale, oppure lento e solo di facciata».

Infine, Usa e Europa. Nel primo caso, il riferimento è al tentativo del presidente di Joe Biden di far approvare il suo Build Better Act, che prevede investimenti importanti per la transizione energetica. «Se non passasse, proprio a causa dell’opposizione alle iniziative “verdi” (come sembra in questi giorni in cui il senatore Joe Manchin è diventato l’ago della bilancia), sarebbe un duro colpo non solo per la sostenibilità americana, ma a catena per tutto il mondo, dal momento che il Presidente si è auto-proclamato leader della lotta globale al climate change», ha suggerito Lozito. «Per quanto riguarda l’Europa sarà decisivo vedere cosa succede con i famosi fondi del Recovery. Quanti davvero saranno destinati alle politiche verdi? E soprattutto: quanti progetti per la transizione energetica partiranno in tempo per essere davvero utili in tempi brevi?». 

Ma allora verso quali propositi per il nuovo anno potremmo lanciarci, per sostenere la nostra salute e quella del pianeta? Facendo sua una frase del collega Grammenos Mastrojeni, Pasini ricorda che «“Ciò che fa bene a noi fa bene anche all’ambiente”. Ad esempio, se mangiamo meno grassi animali, ne giova il clima e l’ambiente in generale, ma anche la nostra salute. Così pure per la mobilità: possiamo usare la bicicletta invece di un’auto? Ancora una volta, facciamo del bene al clima, ma anche alla nostra salute. Ovviamente, questi comportamenti singoli da soli non bastano ad incidere veramente, ci vuole una spinta dal basso con l’innesco di circuiti virtuosi collettivi e un’azione verso la politica». Si tratta, però, di un buon punto di partenza.