FarewellCon la chiusura della Libreria dello sport, Milano perde un punto di riferimento

«Alle soglie del 40esimo anno di attività, il triplice fischio dell’arbitro ha sancito la fine del match», ha scritto sui social il titolare Luca Pozzalini. Da oggi la città dovrà fare a meno di un luogo che ha celebrato la cultura sportiva

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Spesso ci accorgiamo troppo tardi dell’importanza di qualcosa o qualcuno che viene a mancare, ci ritroviamo a rimpiangere dopo averla considerato distrattamente. Come canta Passenger, «you only know you love her when you let her go», ti accorgi di amarla solo quando l’hai lasciata andare. Recentemente, dopo la morte del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, lo scrittore Giacomo Papi ha parlato su Repubblica della «gara del lutto» che si scatena quando se ne va chi ha fatto qualcosa di importante in vita, delle «esequie laiche e digitali che servono a suggerire una prossimità che spesso non c’è mai stata e un’appartenenza che nessuno ci aveva chiesto di dichiarare».

Qualcosa di simile è accaduto anche in questi giorni, quando la Libreria dello Sport di Milano ha annunciato la sua morte, dopo una lunga storia da punto di riferimento culturale. «Alle soglie del 40esimo anno di attività, il triplice fischio dell’arbitro ha sancito la fine del match», recita un post uscito sui social della libreria, per non abbandonare la vicinanza con lo sport anche nel momento più difficile – «non sono bastati i tempi supplementari». 

Per la comunità di affezionati della libreria, crocevia di appassionati di sport ma anche di allenatori e professionisti del settore alla ricerca di manuali tecnico-tattici (era un unicum, per questo), è iniziato un momento di commemorazione collettiva tra social e scaffali, con l’arrivo dei giornalisti a leggere l’esequie per una morte annunciata. Un momento di cordoglio che certo ha scaldato il cuore del titolare Luca Pozzalini, 38 anni, oltre una decina da dipendente, prima di rilevare la gestione nel 2019, ma che è arrivato, appunto, oltre il fischio finale.

 «Il mercato del libro, soprattutto sportivo, era già in crisi da qualche anno, ma un po’ a fatica si lavorava – racconta Luca mentre impacchetta ordini da spedire, arrivati in gran numero per via degli sconti con cui la libreria deve liberarsi dei 6mila libri in giacenza (nel catalogo ce n’erano oltre 17mila in tutto) – «poi la pandemia ha dato la botta finale». 

Eppure vi sono esperienze di letteratura sportiva di successo, come quella dell’editrice 66thand2nd. «Sì, le case editrici si impegnano, fanno uscire libri, ma il problema è il pubblico. Guarda gli scaffali, le vetrine che hai allestito con titoli magari bellissimi, ma poi non compra. Andare avanti era impossibile ormai». 

Il calo più evidente è stato quello della clientela tecnica, che rendeva la Libreria dello Sport un’esperienza unica in Italia, con tutti i suoi manuali su come migliorare performance e allenamenti di qualsiasi sport. «Eravamo il solo luogo fisico in cui gli esperti di settore potevano aggiornarsi».

A due passi da Cadorna, la Libreria dello Sport aveva tra i clienti molti sportivi famosi («Il personaggio migliore che ricordo è Paulo Roberto Falcão, una gran persona, molto disponibile, che veniva spesso») e ha organizzato molte presentazioni di libri: «Tra le migliori ricordo quella del libro sui 120 anni del Milan, con Carlo Pellegatti, e un’altra sempre di un libro sul Milan, in cui era venuto Patrick Cutrone e avevamo dovuto mettere i numerini fuori, tanta gente c’era».

Ora in libreria si aggira solo qualche cliente tra gli scaffali svuotati dagli sconti fuori tutto, e a Luca restano solo i messaggi di affetto e di stima e la ribalta sulla stampa: «Mi ha fatto piacere, ma se un aiuto, una maggior attenzione fosse arrivata prima, forse… chissà».

Quando gli ho domandato se sarà possibile, in futuro, ripetere un’esperienza del genere, riaprire una libreria solo sportiva, «vista la situazione, direi di no», mi ha risposto Luca Pozzalini, con cui la chiacchierata è stata piacevole, nonostante le circostanze non proprio ideali. Mi ha raccontato che il libro sportivo migliore mai scritto per lui rimane Open, la biografia di Agassi, perché «ha tutto», e che di recente si è divorato “Not a game, storia di Allen Iverson, il ribelle della Nba.

Lasciando agli esperti la discussione sul futuro dell’editoria e della letteratura sportiva, chiedo a Luca cosa ci sia nel suo, di futuro, perché a 38 anni reinventarsi può non essere semplice. «Mi piacerebbe sempre restare nel mondo del libro – ha confessato – però non so neanche io come, perché il settore è molto in difficoltà, devo ragionarci un attimo. Non nego che ero entrato nell’ottica che questa sarebbe stata la mia carriera lavorativa fino alla pensione: sono stato troppo ottimista». La prossima volta speriamo di accorgerci per tempo della bellezza di un luogo come la Libreria dello Sport.