Metropoli librariaIl mestiere del piccolo editore. Un’intervista ad Andrea Gessner

Presidente e fondatore delle edizioni Nottetempo, ci ha spiegato come si mette in piedi – e vede crescere – un progetto indipendente nato con «un atto d'amore», e passato da Siena a Milano

(foto Ludovica Sanfelice)

Nel panorama editoriale milanese, assieme ai grandi e storici “marchi” c’è una miriade di piccole realtà che sfidano quotidianamente un mercato difficile, con la forza della coerenza dell’offerta culturale e con la convinzione che ogni libro venduto sia  una pietra sulla quale edificare una società migliore.

Nel 2022 compie vent’anni di attività Nottetempo, una casa editrice che non è nata a Milano, ma che nella metropoli ha trovato l’approdo per esprimere tutta la sua maturità.

«Sembra ieri quando, nel marzo del 2002 a Siena, con Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi ci siamo lanciati in questa avventura», racconta Andrea Gessner, amministratore delegato. «È una storia che si può racchiudere in tre fasi. La prima è quella senese volontaristica e del coraggio. Poi è arrivata la parte romana che potremmo definire dello sviluppo. Ora siamo nella terza fase, quella milanese della raggiunta maturità. Sono stati anni difficilissimi ma allo stesso tempo meravigliosi».

Fondare una casa editrice in un momento non semplice per l’editoria, sembra una pazzia.
Ce lo siamo ripetuti in più di un’occasione. Ma è stato un atto d’amore. Volevamo qualcosa di diverso. Ci sembrava che mancassero alcuni libri e che mancasse anche l’amore per l’oggetto libro. Volevamo una casa editrice accogliente per i lettori e che si caratterizzasse oltre che per il contenuto, con testi di narrativa e saggistica di alta qualità letteraria; anche per la forma, con copertine originali e una grandezza del carattere diversa dagli altri. Il nome stesso, Nottetempo, non è stata una scelta casuale. È il momento in cui ognuno di noi si chiude nella propria intimità e si dedica alla lettura. Perché un libro, la sera, può essere di conforto.

Prima Siena, poi Roma, città ricche di cultura. Perché alla fine approdare a Milano?
Colpa mia. Avevo fondato la Libreria Verso insieme a Pietro Biancardi di Iperborea. Era sempre stato il mio sogno quello di ricreare una libreria sullo stile parigino dove poter bere un bicchiere di vino e incontrare un autore. Allora decisi di trasferire a Milano anche Nottetempo. È una città della quale sono innamorato. Un mio amico americano dice che «Milano è la metropoli più piccola del mondo» ed effettivamente è così.

Che potrebbe anche essere letto come un difetto: troppo piccola per essere metropoli, troppo metropoli per essere avvolgente come una città piccola..
Rispondo con una frase di Stefano Boeri: «Milano è piccola ma dalle relazioni molto potenti e dove succede di tutto». Assorbe un terzo dei lettori di tutto il Paese. E poi, una cosa che mi ha stupito, è l’entusiasmo dei milanesi. È una città curiosa del nuovo. È una continua rincorsa di nuovo per il nuovo che, anche se rischia di trasformarsi in vacuità, dà moltissima energia, entusiasmo e spinta nel fare le cose.

Come avete affrontato i primi mesi della pandemia quando per l’editoria sembrava l’inizio della fine?
Temevo la “depressione” della mia squadra. Dovevamo inventarci qualcosa e allora abbiamo creato la collana Semi. Abbiamo chiesto agli autori di riflettere su alcuni temi del presente regalando i loro testi e gli abbiamo messi a disposizione di tutti gratuitamente in formato ebook. Questo ci ha permesso di darci una carica senza interrompere il lavoro. Poi, fortunatamente, hanno riaperto le librerie e c’è stata la riscoperta della lettura. Ora c’è una gran voglia di capire quello che sta succedendo e il libro è lo strumento più idoneo.

Qualità e impegno sono sempre stati i pilastri di Nottetempo. Poi però bisogna fare i conti con il mercato, che non sempre premia. Quanto è complicato tenere la barra a dritta?
Complicatissimo. A volte bisogna fare anche scelte estremamente dolorose. Un esempio è la nostra collana ‘Terra’ con libri legati al tema ambientale e che sta andando bene. Magari tra cinque anni ci saranno altri temi e allora dovremo rivederla. Il mestiere dell’editore è sempre in continua evoluzione, non puoi mai dire: “Sono arrivato!” Bisogna avere sempre rispetto del mercato e per noi piccoli ancora di più. Gli editori sono dei lettori appassionati che decidono di non scrivere.

Un impegno enorme…
Come dicevo fare l’editore è un mestiere difficilissimo ma allo stesso tempo meraviglioso. Noi piccoli, poi, abbiamo la condanna di doverci reinventare continuamente. Dobbiamo trovare sempre nuovi autori che creino una sinfonia di voci che sia credibile. È tutto un rapporto di fiducia e di credibilità per poter resistere alla concorrenza e al mercato che sono spietati e non perdonano.

E poi ci sono loro, gli autori. Quanto è difficile trattenerli, legarli all’editore?
Difficilissimo. E non è una questione di soldi. È normale che per un autore pubblicare con una grande casa editrice abbia un fascino particolare. Però ci sono anche autori come la nostra Milena Agus che dice sempre “perché si chiamano case editrici? Perché uno si trova come a casa, a suo agio. Io mi trovo a mio agio con voi!” Lei è un caso unico e che ringrazio di cuore.

Abbiamo iniziato parlando dell’anniversario. Vent’anni, compiuti in un clima di grandi incertezze…
Che noi affrontiamo con un po’ di spirito corsaro e aumentando l’impegno. Da un anno abbiamo un nuovo direttore editoriale che è Alessandro Gazoia, bravissimo nel fare scouting. Tanti gli esordi tra cui Gaia Giovagnoli con “Cos’hai nel sangue”. Poi vorremmo festeggiare il nostro compleanno, covid permettendo. Vorremmo fare una bella festa aperta alla cittadinanza milanese.

Nottetempo vuole continuare a essere quella che è stata fin dall’inizio. Una casa editrice di critica, di impegno e di pensiero. Che pubblica libri di grande qualità e che possano essere letti da un pubblico il più ampio possibile. Autori importanti che possano parlare ad un pubblico il più vasto possibile. Indagheremo sempre nuove strade. Speriamo di riuscirci.