A colpi di FAQIl malgoverno del Dpcm e il fine che giustifica sempre i mezzi

Da due anni, il trattamento di diritti fondamentali viene consegnato ai decreti personali del presidente del Consiglio, cui seguono le precisazioni del ministero. Era un errore prima, lo è anche adesso. Ma nel frattempo, complice il permanere dell’emergenza, i cittadini sembrano ormai essersi abituati

di Ash from modern, da Unsplash

Ai bei tempi dell’abolizione della povertà e dei congiuntivi, durante l’imperio del punto di riferimento fortissimo dei banchi a rotelle e delle mascherine in calmiere, dicemmo (o forse dissimo, perché ingenuamente volevamo farci capire anche da quella feccia, e soprattutto dai fessi in applauso) che il trattamento dei diritti fondamentali a suon di decreti personali del capo del governo e di FAQ del ministero illustrate via Facebook costituiva un problema meno per gli spropositi di quelle deliberazioni sbrigliate e ben più per il rischio che quel modulo di governo si trasformasse in un precedente di legittimazione della pratica.

E ora non vogliamo professarci sicuri che alle ultime trovate in materia, tipo la mirabile iniziativa di distribuzione del diritto alla spesa su base merceologica, o la brochure di Chigi che spiega se e a qual grado di specchiatezza vaccinale sia consentito ritirare la pensione, non si sarebbe giunti senza il previo esperimento di simili scelleratezze. Ma è certo che queste più recenti e non meno gravi decisioni di regolamento avrebbero creato almeno lo sconcerto che si deve a un inedito, mentre qui piovono tranquille su un terreno ottimamente già lavorato con quelle modalità venezuelane.

A mettersi sotto i tacchi l’ordine costituzionale, e i diritti che esso garantisce, può essere una decisione buona o cattiva secondo il punto di vista di questo o di quello, e l’uno e l’altro diranno che è un’eccezione giustificabile perché la situazione è eccezionale, così come l’uno e l’altro diranno che non bisogna guardare il capello perché l’importante è il fine, e il fine è sempre buono, è sempre superiore, è sempre generale. Ma il guaio è che con lo stesso criterio metti in un dpcm i sacri confini della patria e nelle FAQ le istruzioni per affondare i barconi, e sarà la forza, non il diritto, ad attuare quel bel programma, perché il diritto è esattamente la cosa che si accantona, sempre e identicamente, in nome delle esigenze di salute pubblica: cui attenta ora il virus, ora l’immigrato, ora la cultura del genere fluido, ora questo o quel “pericolo” incontro al quale si levano i rimedi degli ordinamenti con poca dimestichezza democratica.

Chi – e giustamente – si compiace della fine della precedente esperienza, dovrebbe dar prova di averla contestata perché era malgoverno, non perché ad esercitarvisi erano quelli là. E darne prova significa non assolvere, quando ci sono, i casi di malgoverno di oggi.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter