Costituzione non negoziabileDraghi al Quirinale whatever it takes, no grazie

Il presidente del Consiglio farebbe bene a continuare a governare, visto che l’egregio lavoro di far uscire l’Italia dalla crisi pandemica non è ancora finito, ma se come sembra vuole cambiare può legittimamente aspirare al nuovo ruolo. Ma solo a patto che il processo politico non violi le norme costituzionali

Mario Draghi sarebbe un super Presidente della Repubblica, autorevole, stimato, serio. Il meglio che l’Italia può offrire a sé stessa e al mondo intero. Certo, qui lo preferiamo infinitamente in un ruolo esecutivo e urgente, oltre che necessario, insomma da capo del governo che ha salvato il paese dalla crisi pandemica nel 2021, ma che non ha finito il lavoro di ricostruzione nazionale e deve ancora impegnarsi affinché il paese non sprechi gli investimenti europei che peraltro rischierebbero seriamente di non arrivare più se a Palazzo Chigi ci fosse qualcun altro tipo il suo predecessore. Infine, lo preferiamo saldo al suo posto a Palazzo Chigi anche per poter contare sulla possibilità che continui a guidare il governo prossimo in uno scenario post elettorale proporzionalista e contro il bipopulismo. 

Ma evidentemente lui, Draghi, e i suoi cattivi consiglieri non sono d’accordo, vogliono traslocare subito al Quirinale da dove si illudono di poter gestire le faccende italiane e internazionali anche esecutive e di potersi liberare dalla stretta cinghia dei partiti di maggioranza. 

Si tratta di un’illusione, anche abbastanza ingenua e impolitica, perché il Quirinale ha certamente molti poteri di indirizzo e di controllo, ma nessuno esecutivo e, soprattutto, il Capo dello Stato è ovviamente obbligato a rispettare il volere politico del Parlamento, l’organo politico che esprime la fiducia al governo, per cui l’idea che  dal Colle più alto Draghi potrà agire sereno e indisturbato è un’idiozia, peraltro incostituzionale. A meno di non voler pensare male. 

Qui siamo Draghi boys dalla prima ora, mentre tutti gli altri che adesso lo spingono al Quirinale con la fanfara dei corazzieri meno di un anno fa corteggiavano Ciampolillo, si abbeveravano a Casalino e si battevano pancia a terra per lasciare l’Italia in balia del TrisConte e Triccheballacche. 

Noi siamo quelli di Sex & Draghi & Rock & Roll, per sempre grati all’ex presidente della Bce, a Sergio Mattarella e a Matteo Renzi di averci liberato di Conte e di Arcuri, di aver organizzato una formidabile campagna di vaccinazione nazionale con il generale Figliuolo e senza primule, di aver saputo imbastire un piano di Recovery anziché il nulla strategico dei Cinquestelle e del Pd e di aver ridato autorevolezza all’Italia nelle cancellerie, tra gli investitori e nelle redazioni dei giornali internazionali e diffusamente in giro per il mondo. 

Per tutto questo le nostre perplessità e le nostre preoccupazioni su quanto sta accadendo in queste ore nella via tra Palazzo Chigi e il Quirinale non possono essere etichettate come pregiudiziali, perché qui il pregiudizio è favorevole a Draghi. 

E, allora, non possiamo dimenticare che è già di discussa legittimità, oltre che inusuale, che il presidente del Consiglio si dimetta nelle mani del Capo dello Stato uscente, sempre che tutto questo avvenga prima del 3 febbraio, dopo essere stato eletto presidente della Repubblica. 

Potrebbe andare tutto liscio, anche se non è detto, ma l’obiettivo politico non giustifica il fatto che, in piena emergenza, da quando a Palazzo Chigi pensano al Quirinale non governano più con lo slancio e lo smalto dei mesi precedenti, anzi creano parecchia confusione e con i ritardi organizzativi sulla somministrazione della terza dose ci hanno fatto perdere il vantaggio vaccinale che avevamo. 

Purtroppo, non è nemmeno questa la questione più grave. 

C’è in corso un’attività impropria e francamente oscena per legare l’elezione a Capo dello Stato dell’attuale presidente del Consiglio a un accordo politico gestito da Palazzo Chigi per formare un nuovo governo pressoché fotocopia dell’attuale, le cui linee programmatiche e i cui ministri siano indicati dal medesimo Presidente del Consiglio in carica che dalla sede del governo avvia le consultazioni politiche e istituzionali che gli spetterebbero più avanti, e solo nel caso fosse eletto presidente, ma certamente non adesso. Dicono che si tratti di una forma di semipresidenzialismo di fatto, ma il semipresidenzialismo di fatto è di diritto una pratica incostituzionale che non può essere concessa a nessuno, nemmeno a Mario Draghi. 

Provare a farsi eleggere Capo dello Stato è legittimo, ma non a ogni costo. Quirinale whatever it takes, no grazie.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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