La soluzione giustaMattarella e Draghi restano al loro posto, si rafforza l’asse su cui si regge l’edificio Italia

Accordo per chiedere al Presidente della Repubblica di accettare la rielezione. Una vittoria del Parlamento e del paese, una sconfitta dei leader e dei bipopulisti

(Boris Roessler/Pool Photo via AP)

L’uscita dal labirinto creato dai capi dei partiti aveva una sola uscita, e alla fine l’hanno trovata: chiedere a Sergio Mattarella un altro settennato. Mario Draghi ha già parlato con il Presidente. I leader fanno un passo indietro e al Colle, col capo cosparso di cenere, saliranno i capigruppo. Ed è giusto, perché questa partita l’ha vinta il Parlamento, quel Parlamento bistrattato, umiliato e offeso che questa volta si è alzato in piedi e ha imposto la strada del Mattarella bis mentre i Grandi Capi si mandavano ripetutamente a quel paese, si sgambettavano tra di loro, non si capivano, non si facevano trovare, non trovando di meglio che inondare Montecitorio di schede bianche e astenuti e ogni tanto twittare come i ragazzi il sabato sera.

Adesso tutti si intesteranno il risultato. Ma è evidente che i leader hanno subìto questo esito dopo aver giocato a tressette bruciando la presidente del Senato, giuristi insigni, ex presidenti della Camera, il capo dei servizi segreti e quant’altro tra frizzi lazzi e trombette come nel finale di Otto e mezzo – quello di Fellini non di Lilli Gruber – una sarabanda penosa che si è trascinata per sei giorni per la gioia solo di Enrico Mentana. Ma è una buona notizia che il Parlamento sia vivo, demolendo tra l’altro la consolidata percezione di un’istituzione quasi desueta, luogo di anime morte e di passi perduti, il famoso “votificio” che costa pure un sacco di soldi e che i cervelli populisti hanno hanno tagliato alla grande come fosse un inutile pianta ormai essiccata. 

Mattarella e Draghi, le due architravi su cui si regge l’edificio Italia si puntella e si rafforza. Pensiamo al governo: chi, di questi leader ammaccati, potrà pretendere di entrare nel governo, chi oserà alzare la voce con un Presidente del Consiglio che alla fine, malgrado certi passi incerti, oggi è personalmente più forte di prima?

Sergio Mattarella farà il sacrificio di un nuovo pesante impegno per salvare, più che le istituzioni, una politica imballata nelle sue bramosie di visibilità e potere? Se dirà sì, alla politica verrà concesso una specie di time-out per cercare nuove strade, prendendo atto che il finto bipolarismo si è incenerito e che i gruppi dirigenti dovranno, chi più chi meno, verificare la loro esistenza in vita: vale soprattutto per Matteo Salvini, che ha distrutto il centrodestra, e Giuseppe Conte, il leader più evanescente di cui non si fida più nessuno, il “punto di riferimento fortissimo per i progressisti” è diventato un personaggio che non è più un punto di riferimento nemmeno per i suoi, mentre cresce Luigi Di Maio.

E si può essere certi che dentro la Lega qualcuno domanderà conto a Salvini del disastro combinato: ha rotto con una Meloni ormai super-estremista e al tempo stesso con Forza Italia, data in avvicinamento a quella “Cosa” di centro che, vista l’autodistruzione della destra, può assumere una sua consistenza e guardare con interesse a un Pd peraltro ancora misterioso nelle sue intenzioni di fondo ma comunque in campo. Ci aspettano dunque grandi novità nella geografia della politica italiana. Ma intanto il governo Draghi va avanti e Sergio Mattarella sarà confermato Presidente della Repubblica. E va bene così.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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