La cura algoritmicaCosì l’alimentazione diventa tech e combatte il cancro

Il monitoraggio dei cibi è la nuova frontiera nell’ambito oncologico. Grazie a strumenti come il machine learning sono sempre più le startup che investono per rallentare l’avanzata dei tumori calibrando diete specifiche per ciascun paziente

di Hermes Rivera, da Unsplash

Una dieta sana non basta a combattere un tumore già diagnosticato. Un efficiente monitoraggio degli alimenti assimilati, tuttavia, può contribuire a frenare la sua avanzata.

Come documentato nell’ultimo rapporto del Global Cancer Statistics, il tumore resta una delle principali cause di morte nel mondo. I dati, relativi a 36 tipologie di cancro in 185 paesi del mondo, rivelano che nel 2020 i nuovi casi sono stati circa 19,3 milioni e i decessi causati dalla malattia circa 10 milioni. In Italia, si stima che le persone che convivono con una diagnosi di questo male ammontino a più di 3.6 milioni (un italiano ogni 17).

La scienza ha appurato ormai da tempo quanto l’alimentazione sia tra le principali cause alla base di questo problema e l’American Institute for Cancer Research ha stimato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci nel mondo.

Per questo l’approccio basato su piani alimentari personalizzati risulta sempre più importante per i percorsi di trattamento e di cura dei malati oncologici. E in alcuni casi, la tecnologia si pone al servizio della medicina.

MetabOs, per esempio, è una piattaforma basata su un software ad apprendimento automatico sviluppato dalla startup Faeth Therapeutics, con sede a San Francisco, che lo scorso martedì (18 gennaio 2022) ha annunciato di aver ricevuto un primo finanziamento da 20 milioni di dollari.

L’apprendimento automatico (o machine learning) alla base del programma permette di identificare le «precise vulnerabilità di un tumore» che dipendono dall’alimentazione del paziente in base al suo genotipo, all’organo intaccato e alla terapia a cui è già sottoposto. Ciò avviene attraverso un database che sfrutta anche un confronto incrociato tra i dati raccolti sui vari pazienti: le criticità riscontrate in soggetti con stili di vita o caratteristiche comuni permettono di trovare una correlazione tra le cause alla base della formazione di una massa tumorale. Il tutto con una finalità ben precisa: consigliare gli alimenti più adatti a favorire una remissione del tumore (o quantomeno a evitare un suo peggioramento).

Formulare una dieta su misura porta a notevoli impatti terapeutici sui pazienti oncologici e potrebbe rivelarsi la vera carta vincente nel trattamento di questa malattia. L’approccio non è certo nuovo, ma l’obiettivo di Faeth Therapeutics è quello di rendere il regime alimentare personalizzato parte integrante del protocollo clinico degli Stati Uniti.

Ad ogni modo, studiare il rapporto tra nutrizione e cancro non è affatto semplice. Sono numerosi i fattori (come la predisposizione genetica o il vizio del fumo) che possono contribuire allo sviluppo tumorale, attenuando l’eventuale effetto benefico del singolo alimento.

Questo, tuttavia, non frena la ricerca e l’innovazione ad essa collegata. Emblematico di questa tendenza è il progetto Hyperfoods, che ha ricevuto il contributo dell’Unione europea e che verrà ospitato dall’Imperial College London. Il progetto consiste in un sistema (basato su una complessa raccolta dati) che sfrutta tecniche di machine learning per pianificare una nutrizione personalizzata in chiave anticancro. L’algoritmo utilizzato ha ricostruito i profili molecolari di oltre 250 diversi ingredienti per costruire una “mappa” con il potenziale di ciascun alimento, in base al numero di molecole anti-cancerogene contenute al suo interno.

Non finisce qui: tra le principali sfide per gli esperti che seguono persone malate di cancro c’è anche la prevenzione della malnutrizione. Il problema è particolarmente diffuso tra i pazienti sottoposti a trattamenti di cura, arrivando a picchi d’incidenza dell’84% per i campioni di individui soggetti a particolari forme di neoplasia (anche in base allo stadio d’avanzamento della malattia). Ciò avviene come conseguenza di effetti collaterali che vanno dalla perdita di gusto alla disfagia, ovvero la difficoltà nel deglutire.

L’azienda Natural Machines ha prodotto un’innovativa stampante alimentare 3D chiamata Foodini, destinata ai pazienti oncologici che soffrono di disfagia e che di conseguenza necessitano di una dieta composta da alimenti morbidi. La gamma di pasti e snack proposti utilizza ingredienti naturali e ricette specificatamente adatte alle esigenze nutrizionali di chi soffre di questo disturbo.

Foodini offre vantaggi sia agli operatori sanitari sia per l’utente finale, offrendo una soluzione personalizzata che si adatta alle esigenze del paziente. Rispetto al cibo tradizionale, quello stampato in 3D consente al malato di distinguere tra diversi sapori – introdotti in più strati – e migliora l’aspetto estetico degli alimenti. Diverse analisi dei consumatori, infatti, dimostrano che evitare il classico purè poco invitante potrebbe aiutare psicologicamente l’individuo nel processo di assimilazione del cibo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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