L’appeasement e l’abissoI democratici e il fallimento della pacificazione nazionale con i bipopulisti

Finalmente a Washington e a Roma, con la denuncia del golpe trumpiano in corso e con l’obbligo vaccinale, si è visto quanto sia stato illusorio e controproducente in questi anni provare a convincere con le buone maniere gli eversori dell’ordine costituito ad abbandonare i progetti eversivi e illiberali

Nikko Macaspac, Unsplash

In poche ore, tra Washington e Roma, si è consumato il plastico fallimento di una delle più maldestre idee politiche escogitate dal mondo democratico, quella della pacificazione nazionale o appeasement nei confronti di chi non ne ha nessun interesse.

L’idea, benintenzionata come molte di quelle che conducono all’inferno, era di convincere con le buone maniere, i buoni propositi e la legittimazione politica i populisti, gli illiberali e gli antidemocratici ad abbandonare gli istinti sovversivi, i tentativi di golpe e il progetto di smobilitare la democrazia rappresentativa. La stessa cosa era stata provata nel 1938 a Monaco con i nazifascisti. L’efficacia è nota.

Joe Biden ha colpevolmente atteso un anno prima di denunciare il tentato colpo di stato di Trump del sei gennaio 2021 e quello in corso in vista delle elezioni del 2024, ma ieri l’ha fatto. Non sappiamo ancora che cosa farà il governo federale americano, oltre alle parole contundenti di Biden ieri a Capitol Hill, per fermare i golpisti trumpiani, ma perlomeno adesso la questione è chiara e davanti agli occhi di tutti senza più gli infingimenti dettati dalla pia illusione che sarebbe bastato trattare gli eversori amichevolmente per convincerli a rispettare i principi democratici. Un’illusione pagata cara, così come è stato fin qui altrettanto ingenuo cercare di convincere i NoVax a vaccinarsi senza imporre obblighi (del resto, se non hai convinto il tennista Djokovic, come pretendi di far ragionare @bandierina74?). 

Non aver fermato il movimento nazionalfascista di Trump in tempo, principalmente per non offendere la sensibilità degli assalitori con le corna del Congresso americano e di altri fiori di testa, ha prodotto il risultato opposto rispetto all’obiettivo della pacificazione nazionale: la Grande Bugia trumpiana delle elezioni rubate si è ulteriormente consolidata, la popolarità di Biden è crollata e il Partito repubblicano è diventato un’organizzazione in camicia nera pronta a marciare su Washington e con la sola figlia di Dick Cheney a prenderne le distanze. 

La prospettiva, adesso, è quella di una riconquista repubblicana del Congresso di Washington a novembre e di buone probabilità di vittoria nel 2024 di Trump o, peggio, di vittoria di un altro Trump ma intelligente e quindi più efficace e pericoloso. Altro che «la democrazia muore nell’oscurità», come da motto che compare sotto la testata del Washington Post da quando è arrivato Trump, qui siamo pronti a uno scenario da abisso americano e quindi occidentale. 

Finalmente Biden, o lo staff che con lui governa gli Stati Uniti, si è reso conto che in America non esistono le condizioni che il politologo Robert Dahl definiva di sicurezza reciproca. 

Prenderne atto vuol dire riconoscere che negli Stati Uniti non c’è più un sistema dove ciascuna parte politica confida che l’altra rispetterà le regole del gioco democratico. Non c’è più la fiducia reciproca nelle istituzioni che con molti alti e molti bassi ha caratterizzato il Dopoguerra. 

Il problema non è solo americano, purtroppo. Viktor Orbán in Ungheria è diventato il capofila europeo degli autocrati illiberali e noi in Italia abbiamo il primato mondiale di poter contare su populisti e sovranisti, nazionalisti e neo, ex post fascisti sia al governo sia all’opposizione, sia a destra sia a sinistra. 

Adottando una versione più hard dell’appeasement, il Partito democratico italiano è andato oltre l’errore di Biden e ha cercato di “romanizzare i barbari”, di normalizzare i populisti, di democratizzare i Cinquestelle alleandovisi strategicamente, concedendogli le peggiori porcherie compiute durante il governo con la Lega, a cominciare dalla mutilazione del Parlamento, fino ad offrire la leadership fortissima del mondo progressista a un mediocre avvocato populista.
Con esiti ancora più disastrosi, questa è stata anche la fallimentare linea politica di Forza Italia rispetto alla Lega e a Fratelli d’Italia. 

Il risultato si è visto l’altra sera al Consiglio dei ministri e poi nel dibattito successivo alle misure anti Covid adottate del governo, con i soli partiti democratici e liberali a sostenere le scelte di Draghi e con gli irresponsabili a tifare invece per il virus. 

Che tutti i movimenti para fascisti del mondo, tutti nessuno escluso, siano scettici o negazionisti sui vaccini e sulle misure per contenere la pandemia è la conferma ulteriore dello spirito eversivo delle loro posizioni politiche: non sono interessati né alla salute pubblica né all’economia nazionale né a niente, cercano soltanto di massimizzare il caos per incassare i maggiori dividenti elettorali, e per farlo cercano scorciatoie per rovesciare l’ordine costituito e cancellare le conquiste della società contemporanea. 

La denuncia tardiva di Biden e l’ennesima conferma che Cinquestelle, Lega ed ex missini preferiscono stare ai margini della società civile dovrebbero far capire una volta di più che non si tratta di un gioco, né di una competizione leale tra progetti alternativi all’interno di una cornice sociale e istituzionale condivisa. Questa è la sfida finale tra democrazia e autoritarismo, tra scienza e incoscienza, tra società aperta e movimento globale illiberale. 

I democratici e i liberali stanno lentamente iniziando a capirlo, Biden con un ritardo imperdonabile e il Pd in modo riluttante perché detesta più Renzi dei fascisti. Capirlo però non basta, bisogna anche agire di conseguenza.
Fate presto.

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