Corona EconomyL’era dell’anti-ambizione, la transizione difficile dell’auto e il lavoro che non sarà più remoto

Nella newsletter di questa settimana: la resignation dal super lavoro e la nuova spinta a migliorare il clima aziendale, gli aiuti sulle bollette, gli incentivi all’automotive, i correttivi per il Superbonus e la road map del Pnrr. Ma anche il nuovo smart working semplificato oltre l’emergenza, la verità sulla settimana da 4 giorni in Belgio e la nostalgia di casa degli expat italiani. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

L’ERA DELL’ANTI-AMBIZIONE
Il New York Times ha scritto che se oltre 47 milioni di americani hanno lasciato il posto di lavoro lo scorso anno, ci deve essere qualcosa in più dello stress che li ha spinti a farlo. Non è una questione di calo della soddisfazione sul lavoro, secondo il quotidiano americano, ma molto avrebbe a che fare anche con una certa atmosfera culturale.

Dai social è tutto Siamo nell’«era dell’anti-ambizione», scrive Noreen Malone, facendo notare che sui social riscuotono sempre più successo i post ironici sulla voglia di dire basta ai ritmi martellanti di lavoro per fare carriera. «Il sesso è fantastico, ma hai mai lasciato un lavoro che stava distruggendo la tua salute mentale?»: 300mila like su Twitter. «Spero che questa email non ti arrivi. Spero che tu sia scappato via, che tu sia libero»: 168mila like.

Pessimisti Se il mercato del lavoro in ripresa sta offrendo ai meno qualificati la possibilità di cambiare impiego, e magari guadagnare di più, molti di quelli che oggi trascorrono le giornate negli uffici e davanti al computer guardano sempre più al lavoro come gran parte della classe operaia lo guarda da secoli. Ovvero come un mezzo per avere uno stipendio e pagare le bollette, che tra l’altro sono sempre più alte. Tra il cambiamento climatico, la pandemia e i partiti politici in rovina, molti pensano che cambiare il mondo sia ormai impossibile. Tanto più dalla propria scrivania.

Upgrade Ma è importante sottolineare che esiste anche chi ha reagito davanti a questi tempi cupi, diventando meno cinico – scrive la giornalista. E quindi se il proprio lavoro non migliora il mondo, in tanti hanno ritrovato il senso del lavoro provando a migliorare il posto di lavoro. Anziché sgomitare con i colleghi per fare carriera e ambire a posizioni più alte in azienda, c’è una nuova generazione di lavoratori che preferisce essere solidale. In tanti quindi si sono messi a chiedere alle aziende maggiore attenzione alla diversità, orari e politiche di conciliazione migliori. In molti uffici, negozi, bar degli Stati Uniti cresce l’adesione ai sindacati. E in risposta, molte aziende offrono salari più alti e nuovi benefit. Secondo alcuni, più di Great Resignation si dovrebbe parlare anche di Great Upgrade.

Resignation da cosa? Come scrive Pietro Del Soldà nel nuovo numero della rivista Sotto il Vulcano, l’interruzione di una normalità pre-Covid fatta di stress da superlavoro avrebbe indotto molti giovani a respingere l’idea che realizzare sé stessi significhi innanzitutto affermarsi sul lavoro. E la “resignation” di cui oggi si parla non sarebbe solo un secco “no” allo sfruttamento lavorativo, ma esprime anche un rifiuto del modo di stare al mondo, un rifiuto dell’idea che sia il lavoro – e lo «sguardo valutativo del mercato del lavoro» – a modellare anche la vita privata. Con compagni di strada non più ridotti solo a semplici competitor.

Api operaie E in Italia? Secondo un recente sondaggio di Bain & Company, l’Italia sarebbe agli ultimi posti per soddisfazione professionale (su dieci Paesi che rappresentano il 65% del Pil mondiale): solo il 60% dei lavoratori italiani intervistati è soddisfatto del proprio lavoro. Nel nostro Paese, l’archetipo di lavoro più diffuso è quello delle working bees, le api operaie, ovvero coloro che trovano significato e autostima soprattutto al di fuori del lavoro, considerando l’occupazione come un mezzo. E questo tipo di lavoratori si concentra nella fascia di età 35-54 anni.

Sotto stress Non solo. L’Italia è anche sul podio per stress da lavoro tra i giovani, dopo Giappone e Brasile: il 64% dei lavoratori italiani sotto i 35 anni si sente sopraffatto o sotto stress. Eppure, come abbiamo visto, l’aumento delle dimissioni nel nostro Paese non è paragonabile ai numeri americani. E in più nella maggior parte dei casi a dimettersi non sono i giovani. E a lasciare il posto è soprattutto chi ha un contratto a tempo determinato. Con un mercato del lavoro debole come il nostro, e con i salari che scendono anziché salire, chi ha un posto fisso tende a tenerselo stretto. E le ambizioni, appunto, spesso restano nel cassetto.

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IN BOLLETTA
Quasi 8 miliardi, senza scostamento di bilancio. A tanto ammonta lo stanziamento approvato dal governo con il nuovo decreto energia, di cui circa 6 miliardi vanno alle misure per far fronte a caro bollette in supporto di famiglie e imprese. Il provvedimento prevede, tra le altre cose, l’azzeramento degli oneri di sistema sull’elettricità e la riduzione dell’Iva sul gas, l’aumento della produzione nazionale di gas, il rafforzamento del bonus sociale, il credito di imposta per le imprese energivore e gasivore. Nello stesso provvedimento, ci sono i nuovi incentivi per l’acquisto di auto meno inquinanti, con un nuovo fondo per la riconversione del settore automotive e la produzione di microchip da 1 miliardo l’anno per otto anni.

Bonuslandia Il governo ha approvato anche il decreto Superbonus, con il divieto di effettuare più di tre cessioni del credito e pene più severe per i professionisti che attestano il falso. Le cessioni oltre la prima dovranno essere a favore di banche, assicurazioni o società finanziarie vigilate e non potranno essere di entità parziale. È previsto anche un bollino identificativo dei crediti ceduti.

Se ne parla nel 2024 Il governo, con un emendamento al ddl sulla concorrenza già incardinato in Parlamento, ha approvato le nuove regole per il riordino delle concessioni balneari per dare a tutti la possibilità di partecipare alle gare per l’assegnazione delle spiagge, che dal 2024 torneranno a essere libere. Le concessioni in vigore resteranno valide fino a fine 2023. All’emendamento si affianca poi un disegno di legge che prevede «una delega al governo per l’adozione, entro sei mesi, di uno o più decreti legislativi per semplificare la disciplina sulle concessioni demaniali per finalità turistico-ricreative».

Buste paga Ennesimo scontro tra il segretario della Cgil Maurizio Landini e il presidente di Confindustria Carlo Bonomi su come affrontare la riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori a causa dell’inflazione. Secondo il capo degli industriali, «se si vogliono innalzare i salari subito, la strada sono contratti di produttività in ogni impresa, addizionali al contratto nazionale». «Stipendi più alti solo se cresce la produttività», ha detto il vice Maurizio Stirpe. Per Cgil e Uil, l’adeguamento deve avvenire nei contratti nazionali. Il leader della Cisl Luigi Sbarra rilancia invece sulla necessità di un nuovo “patto anti-inflazione” per proteggere i salari, con un rinnovo del “Patto della fabbrica”. Tra le sue proposte, la detassazione strutturale dei premi di produttività.

Agenda Martedì 22 febbraio arriva il dato definitivo relativo all’inflazione a gennaio, dopo che nelle stime preliminari l’Istat ha evidenziato una crescita dei prezzi su base annuale del 4,8%.

La battaglia del cash Sul tetto alla soglia del contante si torna ai 2mila euro anziché 1.000 dopo che il centrodestra ha votato un emendamento al decreto milleproroghe rinviando al 2023 l’abbassamento del limite.

 

RECOVERY ITALIA
Dopo l’avvertimento lanciato ai partiti e l’approvazione dei due decreti energia e Superbonus, il presidente del Consiglio Mario Draghi sarebbe intenzionato ad approvare i dossier irrinunciabili collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza anche a colpi di fiducia – scrive Il Messaggero. Il primo è la legge sulla concorrenza, che include anche le nuove norme sulle concessioni balneari. Gli altri sono la delega fiscale, la riforma della giustizia e il codice degli appalti.

Agenda Pnrr Occhi puntati sulle audizioni dei ministri Cingolani – lunedì 21 febbraio – Colao, Franco e Giovannini – mercoledì 23 febbraio.

 

COSE DI LAVORO
Smart semplice Il ministero del Lavoro starebbe lavorando a una norma secondo cui dal 1 aprile, quando dovrebbe finire lo stato d’emergenza, il ricorso allo smart working torna consensuale ma con una procedura semplificata e più snella rispetto alla complessa procedura delle “comunicazioni obbligatorie”.

Dimissionari Secondo i dati della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, nei primi nove mesi del 2021 sono stati 1 milione e 81mila i lavoratori italiani interessati da almeno una cessazione volontaria del rapporto di lavoro per cause diverse dal pensionamento. Quasi uno su due, dopo aver rassegnato le dimissioni, è alla ricerca di un’altra occupazione, ha deciso di avviare un’attività in proprio o ha fatto scelte di vita diverse.

  • Tra gennaio e novembre 2021, l’Inps registra quasi 1 milione di contratti in più, di cui la metà a termine.

Quanto mi costi Secondo i dati Inps, il 70% dei beneficiari del reddito di cittadinanza lo riceve da tre anni per una spesa totale di 20 miliardi. In pratica, per sette su dieci la condizione è rimasta uguale, ovvero senza un impiego. Un bilancio in negativo che però è stato condizionato anche dalla pandemia.

Camici bianchi Le organizzazioni sindacali Smi e Simet hanno indetto lo sciopero per tutti i medici dell’area convenzionata, con la chiusura degli ambulatori l’1 e 2 marzo, convocando una manifestazione a Roma il 2 marzo davanti al ministero della Salute. La protesta è dovuta ai «carichi di lavoro insostenibili, mancanza di tutele, burocrazia aberrante», dicono. Il governo intanto ha stanziato 15 milioni per il risarcimento delle famiglie delle vittime dei sanitari morti per Covid. Ma per i sindacati è insufficiente.

Sistema duale Dopo la morte di Giuseppe Lenoci, 16enne della provincia di Fermo che ha perso la vita in un incidente stradale durante uno stage in un’azienda termoidraulica, venerdì gli studenti sono tornati in piazza a manifestare contro l’alternanza scuola-lavoro. E lo faranno di nuovo il prossimo venerdì.

 

… E DI PENSIONI
Flessibilità cercasi Nell’ultimo dei confronti tecnici con i sindacati sul futuro sistema previdenziale, il governo ha presentato a Cgil, Cisl e Uil la proposta di andare in pensione prima dei 67 anni ma ricalcolando tutto l’assegno col metodo contributivo in modo che la flessibilità in uscita sia sostenibile per i conti pubblici. Il punto di mediazione sarebbe uscire a 64 anni con con almeno 20 di contributi e una penalizzazione del 3% al massimo per ogni anno di anticipo.

 

DOSSIER CALDI
La transizione difficile Gli incentivi e il fondo automotive approvati dal governo possono essere utili, ma va ripensata l’intera filiera dell’auto – dice Marco Bentivogli al Messaggero. Secondo l’Anfia, Associazione della filiera nazionale, i soldi pubblici arrivano nel momento giusto perché l’industria della componentistica italiana «è ancora in grado di dire la sua all’estero».

  • Alla Marelli intanto hanno firmato l’intesa secondo cui i 500 esuberi previsti saranno affrontati con strumenti volontari da concordare con il ministero del Lavoro.

E l’Ilva? Gli ultimi conti delle imprese europee dell’acciaio certificano il buon andamento del mercato nonostante l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Ma l’ex Ilva di Taranto resta con il freno tirato soprattutto per la mancanza di liquidità che ne limita l’operatività – ha scritto Il Sole 24 Ore.

 

ORIZZONTI 2022
New Normal Bloomberg ha intervistato Prithwiraj Choudhury, professore della Harvard Business School, secondo cui tra dieci anni non parleremo più di lavoro da remoto, ma semplicemente di lavoro. «Il lavoro è qualcosa che fai, non dove vai o dove vivi», dice. «Ci saranno alcune aziende che adotteranno questa nuova organizzazione e attireranno talenti e ci saranno ritardatari che metteranno la testa nella sabbia e perderanno talenti».

  • Molti della generazione Z non lavoreranno mai in un ufficio, ma la loro vita personale e professionale potrebbe soffrirne, racconta il Wall Street Journal.

Un giorno in meno? La proposta della settimana lavorativa di quattro giorni a parità di retribuzione arrivata dal governo belga ha suscitato molto interesse. Ma, scrive Pietro Ichino su Lavoce.info, il clamore è prematuro. Innanzitutto, perché si tratta ancora soltanto di una proposta che dovrà essere discussa e approvata dal Parlamento e poi perché è molto meno innovativa di quanto possa apparire a prima vista.

  • Come funziona Il lavoratore potrà chiedere di concentrare il proprio orario settimanale normale, oggi di 38 ore, in quattro giorni, impegnandosi a lavorare per una media di nove ore e mezza al giorno, a retribuzione invariata. Ma il datore di lavoro potrà respingere la richiesta, fornendo solide ragioni di carattere organizzativo. Sia i sindacati sia le associazioni degli imprenditori si sono dimostrati scettici e tutt’altro che entusiasti.

Nostalgia di casa La pandemia ha modificato piani e prospettive degli italiani espatriati negli ultimi anni. Sarebbero 600mila quelli che rientrerebbero in patria se ci fossero le condizioni giuste. Molti sono Millennial laureati, emigrati per lavoro e non per scelta. Tra le richieste per rientrare, ai primi posti ci sono salari più alti, più meritocrazia, maggiori posti di lavoro per profili qualificati.

 

Buona settimana,

Lidia Baratta

 

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