La maschera di ZoroPer una volta ha ragione il Codacons: viviamo nell’era della fine del contesto

L’associazione dei consumatori ha minacciato di querelare il sito di satira Lercio per una battuta su Papa Francesco che rischiava di essere fraintesa. Ha fatto bene: la maggioranza non capisce niente di niente. E comunque è impossibile capire ogni ammiccamento e riconoscere ogni codice

Unsplash

Questa è la storia di come il Codacons non abbia – magnanimamente – stigmatizzato una bestemmia del Papa; oppure è la storia di come il Codacons – un po’ meno magnanimamente – abbia minacciato di querela il sito di satira Lercio; oppure è la storia di come io faccia quella che capisce lo spirito del tempo, il declino del senso del tono, la fine del contesto, quando in realtà è provato che Walter Veltroni lo capisce assai meglio di me.

Nove anni fa trovai un commento contro Diego Bianchi, Zoro, sotto il link d’una sua performance televisiva. Dal mio archivio dei souvenir inutili, ricopio il commento: «Non sono mai stato un fan di Bianchi e pertanto non lo seguo, se non quando proditoriamente ci viene imposto nel mezzo di altre trasmissioni. Lo ritengo un semplice burino capace di qualche battutina ad uso interno di un partito politico, buono per YouDem e nulla più. Imporlo al pubblico nazionale mi sembra una violenza al proverbiale buongusto degli Italiani, oltre che una grave mancanza di rispetto nei confronti della loro intelligenza. È vero che il canone bisogna pagarlo anche se usiamo il televisore come una cuccia per cani o un acquario o un barbecue, ma per favore non esageriamo».

Converrete fosse un commento stupendo: la doppia imposizione, il semplice burino, proditoriamente, italiani maiuscolo, il proverbiale buongusto, gli utilizzi alternativi dell’apparecchio televisivo. Perdipiù, era firmato “Walter”.

Lo spirito di patate mi possedeva persino più di ora, e perdipiù era in corso la direzione nazionale del PD. Feci un tweet dicendo che era un duro attacco di Veltroni a Zoro, e Veltroni smentì. Scrisse «trattasi di fake», io sbuffai che era una battuta, e lui replicò rassegnato «Vallo a far capire».

Un suo amico con un mestiere pubblico mi disse che aveva ragione: nessuno capiva i toni di niente mai. (La gente famosa aveva capito che era l’era della suscettibilità prima che ci arrivassi io; la gente famosa entra in contatto con molti più picchiatelli di noialtri civili).

Ci ho ripensato ieri, quando il Codacons ha scritto a Lercio che l’articolo satirico che li riguardava conteneva un’informazione falsa (altrimenti non sarebbe satirico) e che siccome loro hanno rapporti con la Chiesa se Lercio non smentiva avrebbero querelato. Lercio ovviamente ha pubblicato la lettera, ovviamente gongolando. Come reso evidente martedì sera da Luca e Paolo che, da Floris, hanno fatto scompisciare il pubblico raccontando la storia della senatrice Leone e del suo cappotto perduto, quando la realtà supera la comicità, o i comici si disperano, o si rilassano e incassano i proventi di testi che la cronaca ha scritto per loro.

Se un giornale satirico scrive che un’associazione consumatori ha attaccato il papa per aver detto «Dio Cristo» mentre era ospite di Fazio, e l’associazione diffida il giornale «trattandosi di un argomento estremamente delicato», siamo tutti d’accordo che l’associazione sia ridicola, no? No.

Perché se qualcuno può pensare che Veltroni lasci commenti cafoni su un personaggio televisivo; se qualcuna può pensare che le abbiano rubato il cappotto mentre eleggeva Mattarella; se qualcuno può credere che il caicco da cui scende il rapper di Zalone sia una nave di immigrati; se accade uno qualunque dei casi d’incomprensione del testo e del tono che accadono cento volte al minuto, allora abbiamo due scelte.

Quella facile è dire che no, tutti devono cogliere al volo i toni e i contesti e nessuno si può preoccupare della propria reputazione o di essere frainteso (come se tutti fossero Zalone, come se tutti ne avessero il potere contrattuale e l’annessa possibilità di fottersene dei cretini).

Alla mozione facile appartengono coloro che si sdegnano ogni volta che qualcuno prende sul serio un comunicato del comune di Bugliano, che pare sia nostro dovere sapere sia un comune inventato per burla da gente dell’internet. Puoi avere letto ogni volume della Pléiade, ma se non capisci che Bugliano è finto allora sei scemo, se non conosci ogni pizzaefichi satirico inventato ogni minuto devi vergognarti, se non sai a memoria tutto ciò che è moderno sei, in frasifattese, un orrido boomer: magari cogli le citazioni da Delitto e castigo, ma se ignori i riferimenti a Squid Game che campi a fare.

La scelta difficile è dire che, se coloro che non capiscono niente di niente sono la maggioranza, e se comunque è impossibile conoscere tutto, capire ogni ammiccamento, riconoscere ogni codice, avere un dossier costantemente aggiornato sui siti che non dicono sul serio, o addirittura sulle rubriche di parodia all’interno dei giornali seri (il New Yorker ha una rubrica di satira scritta come un serio articolo di commento, The Borowitz Report: se sai che è satira, tutto bene; se sei un povero redattore italiano che ci incappa per la prima volta e la prende sul serio – è capitato – allora tutti i saperlalunghisti ti irrideranno: che cos’avevi di meglio da fare che imparare a memoria il timone del New Yorker?); se tanto prima o poi qualcuno ci cascherà, allora se il tuo pubblico sono i fessi devi curarti della credulità di quel qualcuno, mica dell’eventuale irrisione delle chattering classes.

La scelta difficile è dire quel che mai avrei pensato di dover dire: il Codacons ha ragione.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club