Ceferin che fa?L’Uefa deve scegliere tra l’amico Putin e gli alleati europei

La crisi ucraina mette in difficoltà i vertici del calcio continentale: la sede della finale di Champions League non può rimanere a San Pietroburgo, ma l’azienda di Stato russa Gazprom è il principale sponsor della competizione. A Nyon dovranno decidere se mantenere i legami con il dittatore russo o prendere l’unica decisione sensata possibile

AP/Lapresse

La crisi ucraina inizia a produrre effetti che vanno oltre l’aspetto militare, diplomatico o economico. Ci sono riflessi anche nel mondo dello sport, e in particolare nel calcio.

La finale di questa edizione della Champions League è prevista per il 28 maggio a San Pietroburgo. Ma dopo al riconoscimento delle repubbliche separatiste a Donetsk e Lugansk da parte della Russia lo scenario è diventato decisamente più caotico.

Le prime voci circolate sui giornali e tra i rappresentanti politici di diversi Paesi europei è il cambio di sede per la finale del più importante torneo continentale. Nel caso, sarebbe la terza stagione consecutiva che avviene una modifica di questo tipo in corso d’opera: Istanbul-Lisbona nel 2020 e Istanbul-Oporto nel 2021. «Al momento non è in programma un cambio di sede per la finale di Champions League», scrive il Guardian, spiegando che «però la Uefa deve ancora prendere una decisione e si trova sempre più sotto pressione per spostare la sede» dopo l’invasione russa.

Dagli uffici di Nyon, infatti, è emerso soltanto un comunicato interlocutorio: «La Uefa sta monitorando costantemente e da vicino la situazione in Ucraina e qualsiasi decisione verrà presa a tempo debito». Insomma, al momento l’organo di governo del calcio non vuole prendere una decisione, mascherandosi dietro la scelta di attendere decisioni dall’Unione europea, con cui il numero uno dell’Uefa – Aleksander Ceferin – vuole mantenere buoni rapporti.

Intanto le reazioni più forti arrivano dall’esterno dell’Unione europea, cioè dal Regno Unito. La dichiarazione più forte è quella di Boris Johnson: non è solo il primo ministro di un grande Paese europeo, ma ha avuto anche un ruolo politico chiave lo scorso aprile nei giorni della Superlega. BoJo aveva difeso gli interessi dell’Uefa.

Ieri, alla Camera dei Comuni, Johnson ha detto: «Penso che grandi tornei internazionali di calcio non possano svolgersi in Russia dopo l’invasione di un Paese sovrano». Nadine Dorries, segretario alla Cultura, ha aggiunto: «Ho serie preoccupazioni per gli eventi sportivi che si terranno in Russia, se ne discuterà con gli organi di governo competenti. Di certo non permetteremo al presidente Putin di sfruttare gli eventi sulla scena mondiale per legittimare la sua invasione illegale dell’Ucraina».

Ovviamente c’è anche un legittimo interesse da parte della politica inglese: in caso di cambio di sede per la finale di Champions League, Wembley sarebbe la candidata numero uno – forse al pari di Istanbul, che attende una finale da molto tempo. E si stima che ospitare la finale di Champions porterebbe alla città ospitante introiti per circa 72 milioni di euro.

Nelle ore successive si è mossa anche l’Unione europea. I deputati di Bruxelles hanno scritto al presidente della Uefa per chiedere di «porre fine alla cooperazione con Gazprom».

Gli eurodeputati hanno toccato il vero tasto dolente della questione. Gazprom è uno dei principali partner commerciali della Uefa (è premium partner dal 2012), è lo sponsor delle grandi competizioni e muove una quantità di denaro nelle casse del calcio europeo a cui difficilmente uno come Ceferin vorrà rinunciare: negli ultimi dieci anni, l’azienda russa ha investito oltre 300 milioni di euro.

La scorsa estate è stato annunciato un ampliamento dell’accordo di sponsorizzazione che include gli Europei del 2024, le finali della Nations League, e le prossime stagioni della Champions League e dell’Europa League.

Ma Gazprom è sinonimo di Russia, quindi di Vladimir Putin. «Nelle stanze di Gazprom nessuna decisione viene presa, nemmeno quelle più banali, senza l’assenso del Cremlino», ha scritto Luciano Mondellini in un editoriale sul portale specializzato Calcio e Finanza. «Gazprom è Putin e Putin è Gazprom – prosegue – e in questo quadro non solo i Paesi europei saranno chiamati a sanzionare Putin anche a costo di grandi rincari dei prezzi dell’energia, ma anche l’Uefa deve decidere cosa fare: togliere la finale di Champions League a San Pietroburgo e magari vedersi tolta la sponsorizazzione da 40 milioni annui di Gazprom. Oppure fare finta di niente»

Ceferin, il numero uno del calcio europeo, è chiamato a una scelta di campo netta. Ma nell’ultimo anno ha dimostrato di non farsi troppi scrupoli quando c’è da difendere interessi con molti zeri. La scorsa primavera, dopo lo stop del progetto Superlega, il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung rivelò che il proprietario del Chelsea, Roman Abramovich, aveva rinunciato al progetto di una nuova competizione europea dopo ricevuto una telefonata dal Cremlino.

«Abramovich non ha voglia di infastidire il presidente Putin. Vuole solo divertirsi, col pallone», scriveva il giornale tedesco, e per questo avrebbe rinunciato alla Superlega. L’Uefa, di contro, ha apprezzato la sponda russa di Putin. Perché allora gli faceva comodo.

Durante gli Europei estivi, invece, l’organo di governo del calcio europeo aveva costretto l’Ucraina a una modifica della propria divisa da gioco, sempre per non infastidire l’uomo forte del Cremlino. La maglia gialloblu dell’Ucraina riportava due scritte: «Gloria all’Ucraina» e «Gloria ai nostri eroi». Quest’ultimo sarebbe stato troppo politico, secondo la Uefa. La motivazione fornita rimandava all’annessione della Crimea da parte della Russia e al conflitto, iniziato nel 2014, tra i due Paesi confinanti: lo slogan era uno dei cori ripetuti dagli ucraini che partecipavano alle proteste anti-Russia.

«Lo slogan usato in occasione della ribellione popolare di piazza Maidan nel 2014 appare chiaramente di natura politica», avevano detto dagli uffici di Nyon, motivando la richiesta di una modifica per una maglia peraltro già approvata nei mesi precedenti.

Intanto le decisioni più immediate riguarderanno le prossime partite delle competizioni internazionali. L’Uefa ha già rinviato gli ottavi di finale di Youth League tra Dynamo Kiev e Sporting Club de Portugal in programma il 2 marzo nella capitale ucraina.

E potrebbero sorgere nuovi problemi in caso di passaggio del turno dello Zenit San Pietroburgo in Europa League. Zenit che però ha perso 2-3 contro il Real Betis nella partita d’andata disputata in Russia.

Dopo queste decisioni più immediate, Ceferin e l’Uefa dovranno schierarsi apertamente sulle questioni più importanti. O con Putin o contro di lui: trovare una soluzione di compromesso che accontenti tutti stavolta sembra davvero difficile.