Ghjustizia è veritàI giovani della Corsica vogliono più autonomia dalla Francia

Da un paio di settimane in tutta l’isola i separatisti chiedono maggiori libertà a Parigi, con manifestazioni e scontri che finiscono in numerosi arresti. L’Eliseo adesso sembra disposto al dialogo: il tema potrebbe accendere una campagna elettorale finora anestetizzata dal conflitto in Ucraina

AP/Lapresse

La Festa della Madunnuccia nel momento più particolare della storia della Corsica. Tra il 17 e il 18 marzo ad Ajaccio, capoluogo dell’isola, si festeggia la santa patrona della città, quella che nel XVII secolo salvò la città e l’isola dalla peste polmonare in arrivo da Genova.

Dopo due anni di assenza, causa Covid, la statua della Madonna è tornata a sfilare in città, in uno dei suoi rari momenti di calma: da un paio di settimane in tutta l’isola i separatisti tengono manifestazioni di piazza chiedendo, al grido di «Statu francese assassinu», l’indipendenza dalla Francia.

Arresti, feriti ed episodi come quello di domenica 13 marzo a Bastia, dove i manifestanti hanno lanciato molotov contro la prefettura, sono ormai all’ordine del giorno. Per questo è giunto sull’isola il ministro degli Interni francese Gérald Darmanin con l’obiettivo, dichiarato in maniera formale, «di aprire un ciclo di discussioni con i rappresentanti e le forze vive dell’isola e discutere anche di un’eventuale autonomia».

Un tema che può accendere una campagna presidenziale finora anestetizzata dal conflitto in Ucraina.

L’origine della vicenda ha un nome e un cognome: Yvan Colonna, personaggio mitico dell’indipendentismo còrso. Colonna era in carcere ad Arles, in Provenza, per l’omicidio del prefetto Claude Erignac, avvenuto con colpi di arma da fuoco alla schiena in pieno centro ad Ajaccio il 6 febbraio 1998. Una pena simile a quella degli altri indipendentisti còrsi, arrestati e condannati tutti a scontare la propria pena lontano dall’isola in regime di stretta sorveglianza, nota in Francia come DPS (Détenu particulièrement signalé).

Nonostante i rigidi controlli lo scorso 2 marzo Franck Elong Abé, già condannato a 9 anni per associazione criminale terroristica e adesso accusato anche di tentato omicidio, è riuscito ad avvicinarsi a Colonna e a strangolarlo per 8 minuti senza che nessuna guardia intervenisse.

Il detenuto còrso è finito in coma all’ospedale di Marsiglia e questo ha scatenato la rabbia degli indipendentisti locali, che si sono chiesti come sia stato possibile che un detenuto sotto stretta sorveglianza sia stato aggredito senza che nessuno intervenisse. «Ti rendi conto, sono passati otto minuti prima che i servizi di emergenza intervenissero con lui. Quando conosci la centrale di Arles come me, la sua organizzazione molto sicura, è impossibile. È un vero e proprio scandalo di Stato. Dovremo fornire risposte concrete», ha dichiarato Jean-Felix Acquaviva, deputato del Partito autonomista Femu a Corsica.

Su Twitter il collettivo separatista Ghjuventù Libera ha indicato quali sono gli obiettivi di coloro che manifestano: la verità sul caso Colonna; il rilascio immediato dei prigionieri politici e l’inizio di un processo di riconoscimento dell’indipendenza còrsa da parte dello Stato francese.

«Il modo in cui si è strutturata questa rivolta non ha precedenti poiché è scoppiata all’interno di una giovane generazione che non era ancora nata quando il prefetto Erignac fu assassinato nel 1998 e che oggi glorifica uno dei suoi assassini, Yvan Colonna. Questi ragazzi sono vicini ai movimenti indipendentisti, hanno vissuto anche le loro vittorie, ma si definiscono delusi. Questa generazione che grida contro l’ingiustizia e sfila sotto lo stendardo “Statu francese assassinu” è determinata e non vuole che la sua vittoria venga rubata», racconta a Linkiesta Paul Ortoli, giornalista corrispondente del quotidiano Le Monde in Corsica e giornalista di Radio France RCFM.

Mentre migliaia di persone sfilano in piazza è tornato a farsi vivo anche il Flnc (Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica), discioltosi nel 2014, che, al grido di «A ragione hè a nostra forza», ha annunciato la ripresa della lotta clandestina, lodando i giovani.

«Per questo è un movimento di protesta diverso dai precedenti: questi ragazzi sono esperti in tecniche di guerriglia urbana e conoscono i social. Faranno sentire la loro voce fino alla fine», sostiene Ortoli.

La trattativa politica
In un simile contesto quasi sorprende la volontà di parlare da parte delle istituzioni. Da giorni è infatti presente sull’isola il ministro degli Interni francese Gérald Darmanin, mandato dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron con l’obiettivo di trovare una convergenza politica con le istituzioni còrse, in primis con il governatore Gilles Simeoni, e trattare su temi anche scottanti, come l’autonomia.

«Siamo pronti a spingerci fin lì, ma poi dobbiamo discuterne e capire cosa significa. Prima di ogni possibile dialogo, va detto che un ritorno alla calma è conditio sine qua non. Il presidente Macron è pronto ad aprire un fronte di dialogo che si protenderà ovviamente in caso di vittoria alle elezioni, nei prossimi cinque anni», ha dichiarato il ministro degli Interni in un’intervista su Corse Matin, quotidiano di lingua francese della Corsica.

A queste parole Parigi ha fatto seguire anche altri fatti: infatti ha revocato lo status di “sorvegliato speciale” non soltanto a Colonna ma anche a Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, gli altri due indipendentisti còrsi accusati dell’omicidio di Erignac e in carcere a Poissy, comune francese nella regione dell’Ile-de-France.

«Siamo in attesa di un calendario e di un vero metodo di lavoro per discutere intorno ad un tavolo come ci ha annunciato il Ministro Darmanin. La firma di un protocollo per ratificare tutte le nostre richieste e per stabilire un metodo di lavoro dovrebbe avvenire oggi. Resteremo vigili sul contenuto di questo protocollo», dichiara a Linkiesta il deputato del Pnc (Partito della Nazione Còrsa) all’Assemblea Nazionale, Paul-André Colombani.

Richieste che non sembrano assolutamente trattabili e su cui servirà una lunga e faticosa discussione: secondo Ortoli, «la presenza di Darmanin ha certamente un po’ sedato le rivolte. La questione però resta soprattutto politica: sono proprio i nazionalisti, capeggiati dal governatore Simeoni, a non volere la trattativa. Il loro sogno è un modello di indipendenza simile a quello sardo o siciliano».

Le elezioni presidenziali
La improvvisa disponibilità al dialogo da parte del governo francese sembra a molti sospetta, soprattutto vista la tempistica. Il 10 aprile si terrà infatti il primo turno delle elezioni presidenziali francesi, alle quali il presidente Macron è candidato. «Servono risposte concrete, non annunci a vuoto. La Corsica ha combattuto democraticamente per decenni per ottenere uno status autonomo e per anni abbiamo lavorato sia nelle istituzioni locali che in quelle nazionali per far avanzare politicamente la questione còrsa. È un rammarico dover arrivare a questo punto per farci ascoltare dal governo», dichiara Colombani.

Ciò che preme soprattutto ai nazionalisti è una sorta di vero e proprio riconoscimento dello status della Corsica, vicino magari al modello polinesiano, «che significherebbe sancire il valore del popolo dell’isola e la coufficialità delle due lingue, il còrso e il francese. Ad oggi la Corsica continua ad avere la sensazione di non essere ascoltata da parte di Parigi. È vero, sull’isola ci sono soltanto 240 mila elettori su diversi milioni a livello nazionale, e oggi l’attenzione dei media è su ciò che succede in Ucraina, ma le cose stanno pian piano mutando. Ciò che succede in Corsica comincia a sentirsi a Parigi», evidenzia Ortoli.

Le promesse di Darmanin sono subordinate a quello che succederà nelle urne ma anche gli avversari politici non stanno a guardare. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha dichiarato che se verrà eletta «proteggerà l’integrità francese», mentre Valerie Pécresse ha attaccato il presidente Macron, sostenendo che in questo modo «legittima soltanto le violenze».

Discorso diverso invece per Éric Zemmour: da un lato rimarca come «la vita della Corsica non sia per forza legata alla morte della Francia», sostenendo difatti una qualche forma di autonomia dentro il quadro francese, ma dall’altro sottolinea l’origine islamista dell’aggressore.

Difficile capire, a questo punto, cosa accadrà alle urne. «È molto probabile che ci sia un’alta astensione», sostiene Ortoli che però indica anche un’altra possibilità. «Di sicuro le schede che porteranno il nome di Yvan Colonna saranno tantissime».