Cosa faccio in un giornoSiamo nell’epoca degli influencer che non vogliono influenzare gli altri

Postano immagini e fotografie su Instagram, ma senza responsabilità: non vogliono condizionare le scelte e le decisioni dei loro follower, anche se sono pochissimi. Una deriva che una volta avremmo definito presuntuosa e oggi ci appare solo patologica

di Brooke Lark, da Unsplash

Potrei passare la vita intera – senza fare niente di nient’altro, lo giuro – a guardare i “cosa mangio in un giorno” delle mamme di Instagram.

Cosa che tra l’altro mi sto impegnando moltissimo a fare, poi mi accorgo che devo lavorare, e allora lavoro, non so più a che punto siamo con l’attualità e la deriva culturale, poi ieri ho sentito Orsini dire a Piazza Pulita «si vede che lei non è cresciuta in ambienti prestigiosi» e mi ha fatto ridere, mi sono sentita in colpa, allora ho spento la luce e mi sono pentita.

I “cosa mangio in un giorno”, o, per i più internazionalisti, i “what I eat in a day”, sono video brevi in cui le persone fanno vedere cosa mangiano durante la giornata. Sono tutti uguali, mangiano tutti le stesse cose, e a didascalia di tutti c’è, come dicono i più internazionalisti, un trigger warning: «Non vi dico le quantità, perché ogni corpo ha bisogni diversi, rivolgetevi a un professionista». L’ho sempre tradotto con «ho speso dei soldi per un piano alimentare quindi col cazzo che vi scrivo le grammature gratis», ma è vero sì e no. A corollario di qualunque affermazione c’è sempre una piccola postilla, un codicillo, un pessimo gusto: non voglio influenzarvi.

Ho visto oscurare la taglia di un paio di pantaloni per non influenzare chi guarda, gente che sparisce dai social perché non vuole influenzare negativamente nessuno, o, peggio, farsi influenzare e ammalarsi, gente che piange e annuncia la dipartita social singhiozzando «me ne vado perché non voglio influenzarvi», e lo dice proprio piangendo con un pianto che ci influenza.

È offensivo credere che siamo tutti influenzabili? Certo. Questa deriva fa compagnia alla modalità tale per cui ci sentiamo moralmente responsabili delle azioni altrui solo in virtù del fatto che abbiamo due follower, che spesso sono parenti prezzolati. E, non da ultimo, ci fa credere che la nostra vita e le nostre opinioni contino qualcosa nel mondo. Voglio tranquillizzare tutti: così non è. A nessuno frega nulla di quello che pensiamo. La lezione Hannibal Lecter è il teorema su cui si basa Instagram: desideriamo ciò che vediamo ogni giorno. Il professor Lecter nel suo “what I eat in a day” ci avrebbe rivelato la grammatura del fegato con le fave o ci avrebbe detto di rivolgerci a un nutrizionista?

La settimana scorsa Francesca Sofia Novello – modella, compagna di Valentino Rossi, mamma da poco di una bambina – posta una foto di lei dieci giorni dopo il parto: ovviamente sembra che non abbia mai partorito, fa la modella, gioca in un campionato che, spiace, non è il nostro. Il commento più rappresentativo dice che è un brutto messaggio, un modello orrendo da trasmettere, che far vedere di essere esattamente come prima è un danno che si fa alle donne che sono ancora grasse: cioè, ci influenza negativamente. Vuol dire che il modello aspirazionale è morto, sostituito dal modello identitario? Sì, amen.

Ci sono le modelle che ci fanno credere che hanno dei chili in più, dicono 5, ma sono 2, perché per le modelle il conteggio dei chili è approssimativo verso l’alto, sia mai che noi ci sentiamo influenzate negativamente, però quelli sono chili di amore e il corpo ha bisogno di tempo, e tutti se la bevono dicendo ma stai benissimo così morbida, si vede che sei una mamma, cosa che io mi spiego solo con la malafede o con il dosaggio sbagliato degli antidepressivi.

Siamo nel pieno paradosso: le modelle che vogliono essere come noi: già le vedo appendere la mia foto al frigo con il post it “mangia e splendi”. Ma, appunto, è un paradosso, non è mica vero.

Forse abbiamo iniziato a percepirci come brand e non come persone, come spiega bene la nostra Soncini-Lecter: «Nel momento in cui la merce sei tu, è evidente che la te madre di famiglia ha un valore di mercato diverso dalla te che usciva tutte le sere e ci parlava di qualcosa di distante da noi».

Mi penso, ma quanto mi penso? Mi costo, ma quanto mi costo? Nel dubbio, percepiamoci come magre, ma non diciamolo a nessuno.

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